Fattura elettronica, si accettano scommesse sulla scomparsa dei commercialisti

Fattura elettronica, si accettano scommesse sulla scomparsa dei commercialisti

Stanno scommettendo sulla scomparsa di una intera categoria usando la fattura elettronica come un trojan.

No, stavolta non è la mia solita provocazione. Stavolta non è una strategia comunicativa. Stavolta si tratta di essere realisti e guardare oggettivamente ciò che sta accadendo attorno a noi sul tema fattura elettronica.

Persino il semplice concepire l’esistenza della fattura elettronica è stato per troppo tempo rifiutato dalla categoria, il numero di adesioni all’opzione 127/2015 fu un segnale fin troppo chiaro: noi di questa cosa non ci vogliamo occupare, non la capiamo, non ne vediamo i vantaggi e non ci interessa.

Scarsa lungimiranza, speranza nel classico inadempimento collettivo (come l’ha chiamato qualcuno prima di me), false convinzioni, paura di cambiare. Molto di comprensibile, nulla di giustificabile.

“Mah, siamo in Italia. Ci sarà una proroga.”

No, nessuna proroga.

Le ragioni ormai penso siano chiare a tutti soprattutto dopo che, lo scorso 30 aprile, mentre la nostra Agenzia delle Entrate pubblicava le nuove regole tecniche per la fattura elettronica, il Ministro delle Finanze greco annunciava l’obbligo di fattura elettronica per i greci a partire dal 2020.

Se ancora avete dubbi o sperate in proroghe o rinvii beh, evidentemente non viviamo sullo stesso pianeta.

Giusta o sbagliata, la fattura elettronica è una opportunità e l’hanno capito ormai in molti.

Sapete qual’è il costo per click per la key word fattura elettronica su Google Ad Words?

20 Euro! Dicansi venti! Per darvi un termine di paragone la parola cloud costa circa 1€ per click.

I movimenti in atto presso le maggiori software house, le attività di R&D che non hanno un precedente negli ultimi 15 anni (ditemi quando vi hanno consegnato l’ultima versione realmente innovativa del vostro gestionale n.d.r.) sono lì a testimoniare una nuova corsa all’oro.

L’oro è, naturalmente, rappresentato dai dati delle fatture ed il ragionamento delle software house è molto semplice: più fatture elettroniche ricevo ed invio, più dati ottengo, più aumenta il mio patrimonio.

Qui dovrebbe nascere in tutti i commercialisti, ma anche nei tributaristi, centri elaborazione dati, ecc. ecc. una semplice domanda: patrimonio per chi?

Ovvero come faranno questi soggetti a monetizzare i dati delle (nostre) fatture?

Beh, andranno prima di tutto da chi ha sia la capacità finanziaria che l’interesse specifico ad entrare nel merito di ciò che acquistiamo o vendiamo: gli istituti bancari, le società di rating, i grandi gestori di pagamenti.

Se guardate la composizione societaria, le recenti acquisizioni ed i movimenti commerciali delle vostre software house non vi sarà difficile intravedere che questi soggetti hanno scommesso sulla scomparsa della vostra categoria.

La cosa più interessante è che stanno finanziando queste attività con i vostri denari, perché non mi risulta (ma potrei sbagliarmi) che esistano una o più offerte per la gestione gratuita della fattura elettronica. In pratica, voi pagate licenze e canoni che vengono investiti in politiche industriali che non prevedono più la vostra esistenza.

Ora, ovviamente sto estremizzando, ma non sono affatto lontano dalla realtà.

Dice bene l’amico Robert Braga:commento_braga_facebook

“I commercialisti per primi dovrebbero mantenere la ‘regia’ di questa rivoluzione organizzativa presidiando i processi a partire dalla scelta ,appunto, di un provider serio.”

Allora, mi chiedo e vi chiedo: cosa accadrà quando, dopo aver accettato di pagare fior di denari per le licenze del sistema di gestione fattura elettronica e per i compilatori di fatture da dare ai vostri clienti, vi stancherete del vostro gestionale o semplicemente ne troverete uno migliore?

Come trasferirete le informazioni? Come convincerete anche i vostri clienti a cambiare lo strumento di lavoro che gli avete suggerito (o imposto)?

L’ho scritto qualche giorno fa, ma mi ripeto: siete sicuri che consegnare dietro congruo pagamento (si, ma pagate voi ricordatevelo) a chi vi ha venduto un software che vi fa ripagare ogni anno tutto il patrimonio di informazioni legate alle fatture vostre e dei vostri clienti sia una cosa saggia? Avete controllato i contratti di servizio? Dove finiscono i dati? Chi li può usare? Avete considerato che questi dati non godono delle tutele del GDPR? Che succede se decidete di cambiare provider? Quali garanzie avete sui livelli di servizio? Cosa succede se una fattura non viene ricevuta o recapitata?

Noi stiamo facendo fronte comune con un gruppo di startup in grado di consegnare un upgrade tecnologico agli studi ed ai loro clienti come raramente si è visto nel passato.

Stiamo integrando soluzioni POS con i sistemi di fatturazione elettronica, stiamo integrando i sistemi accettatori dei benzinai con i sistemi di fatturazione elettronica. Stiamo tentando di risolvere un problema enorme con investimenti e costi ridicoli, mentre i nostri clienti ricevono visite ed offerte chirurgiche dai big del software.

Nessun problema.

Con noi stanno iniziando a lavorare associazioni e sindacati che raggruppano decine di migliaia di partite iva. I piccoli, quelli di cui pochi (nessuno) si occupa.

A loro ed ai commercialisti noi vogliamo restituire un ruolo nel processo di digitalizzazione di buona parte delle imprese italiane, ma soprattutto vogliamo restituirgli i loro dati, sotto forma di maggiore facilità di utilizzo ed elaborazioni funzionali al business. Vogliamo seriamente contribuire all’auspicato, ma mai praticato, beneficio socio-economico che una vera collaborazione basata sulla parità e sull’etica può produrre

Signori e signore, che siate o no commercialisti, che viviate o no facendo contabilità per altri, fate molta attenzione quando scegliete un partner per la fatturazione elettronica: vi state giocando una buona fetta del vostro futuro.

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