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Quando è obbligatoria la fattura elettronica, casi particolari

Di seguito uno schema esemplificativo dei casi particolari su cui si ritiene debba essere utilizzata la fattura elettronica; resta fermo che solo i contribuenti interessati dalla fattura elettronica debbano uniformarsi a tali comportamenti.

Inoltre, è evidente che in tutti gli altri casi non previsti nello schema si ritiene obbligatorio l’uso della fattura elettronica.

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Termini di registrazione fatture elettroniche

Gli schemi di seguito indicano i termini di registrazione delle fatture elettroniche secondo la situazione in vigore (regime sanzionatorio sospeso) e secondo quella che entrerà in vigore dopo il 30 giugno 2019.

Principii generali

Termini registrazione Fatture Passive (fatture d’acquisto) ricevute in corso d’anno – ESEMPI

Termini registrazione Fatture Passive (fatture d’acquisto) ricevute a cavallo d’anno

Termini registrazione Fatture Attive (fatture di vendita)

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Fattura elettronica verso soggetti non residenti identificati in Italia (rappresentante fiscale)

Per le operazioni effettuate nei confronti dei soggetti “non residenti identificati in Italia” (tramite identificazione diretta ovvero rappresentante fiscale), i soggetti passivi IVA residenti e stabiliti in Italia hanno l’obbligo, dal 1° gennaio 2019, di emettere le fatture elettroniche via SdI oppure di effettuare la “comunicazione dei dati delle fatture” ai sensi del comma 3bis dell’art. 1 del d.Lgs. n. 127/15.

Qualora l’operatore IVA residente o stabilito decida di emettere la fattura elettronica nei confronti dell’operatore IVA identificato, riportando in fattura il numero di partita IVA italiano di quest’ultimo, sarà possibile inviare al SdI il file della fattura inserendo il valore predefinito “0000000” nel campo “codice destinatario” della fattura elettronica, salvo che il cliente non gli comunichi uno specifico indirizzo telematico (PEC o codice destinatario). Per quanto riguarda il soggetto identificato in Italia, lo stesso non è obbligato ad emettere o ricevere le fatture elettroniche.

Fonte: Agenzia delle Entrate

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Quando è obbligatoria l’autofattura elettronica

Di seguito uno specchietto riassuntivo che indica quando si ritiene obbligatoria l’emissione di una auto-fattura elettronica a seguito delle FAQ Agenzia delle Entrate.

Tipologia

Documento

Autoconsumo Obbligo Fattura Elettronica
Omaggi Obbligo Fattura Elettronica
acquisti da Agricoltori Esenti Obbligo Fattura Elettronica
Autodenuncia per mancato ricevimento della fattura Obbligo Fattura Elettronica
Passaggi interni Obbligo Fattura Elettronica
Acquisto intracomunitari di beni e servizi Non c’è obbligo di Fattura Elettronica
Acquisto Extra comunitari di beni e servizi Non c’è obbligo di Fattura Elettronica
Acquisto interno con riportante la natura “N6” Si può emettere un documento cartaceo – c’è la facoltà di emettere una autofattura elettronica
Acquisto da non residente Non c’è obbligo di Fattura Elettronica

Le autofatture emesse per omaggi rientrano nella fattispecie dell’obbligo di fatturazione elettronica dal prossimo 1° gennaio 2019? Se sì, sono previsti particolari documenti?

Si, le fatture emesse per omaggi vanno emesse come fatture elettroniche e inviate al Sistema d’interscambio.

Le autofatture (fatte in caso di reverse charge) vanno inviate al Sistema di interscambio? Se le autofatture hanno la stessa numerazione delle fatture attive (che invio al Sdi) posso conservare le autofatture cartacee e le fatture B2B in modalità digitale?

Per quanto riguarda le operazioni in reverse charge bisogna fare una distinzione di base.
Per gli acquisti intracomunitari e per gli acquisti di servizi extracomunitari, l’operatore IVA residente o stabilito in Italia sarà tenuto ad effettuare l’adempimento della comunicazione dei dati delle fatture d’acquisto ai sensi dell’art. 1, comma 3bis, del d.Lgs. n. 127/15.  Quindi non vi è obbligo di emettere fattura elettronica e inviare allo SDI .

Per gli acquisti interni per i quali l’operatore IVA italiano riceve una fattura elettronica riportante la natura “N6” in quanto l’operazione è effettuata in regime di inversione contabile, ai sensi dell’articolo 17 del d.P.R. n. 633/72, l’adempimento contabile previsto dalle disposizioni normative in vigore prevede una “integrazione” della fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta e la conseguente registrazione della stessa ai sensi degli articoli 23 e 25 del d.P.R. n. 633/72.

Al fine di rispettare il dettato normativo, l’Agenzia ha già chiarito con la circolare 13/E del 2 luglio 2018 che una modalità alternativa all’integrazione della fattura possa essere la predisposizione di un altro documento, da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della stessa.
Al riguardo, si evidenzia che tale documento – che per consuetudine viene chiamato “autofattura” poiché contiene i dati tipici di una fattura e, in particolare, l’identificativo IVA dell’operatore che effettua l’integrazione sia nel campo del cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente – può essere inviato al Sistema di Interscambio e, qualora l’operatore usufruisca del servizio gratuito di conservazione elettronica offerto dall’Agenzia delle entrate, il documento verrà portato automaticamente in conservazione.  In questo caso si deve emettere fattura elettronica e inviare allo SDI.

Le fatture relative ai passaggi interni ai sensi dell’articolo 36 del decreto Iva, seguono le regole ordinarie e quindi vengono trasmessi all’ emittente mediante SDI?

Si, le fatture relative a passaggi interni devono essere fatture elettroniche inviate al SdI.

Posto che le fatture elettroniche non sono modificabili, si chiede di sapere se, nei casi in cui il debitore dell’imposta sia il cessionario/committente, sia indispensabile che questi, ai fini dell’assolvimento del tributo, provveda a generare un documento informatico riportante l’integrazione della fattura del fornitore, da associare alla fattura stessa, oppure possa ritenersi sufficiente che gli elementi per il calcolo dell’imposta dovuta emergano direttamente ed esclusivamente dalla registrazione della fattura ai sensi dell’art. 23, D.P.R. n. 633/72.

Per quanto riguarda le operazioni in reverse charge bisogna fare una distinzione di base.
Per gli acquisti intracomunitari e per gli acquisti di servizi extracomunitari, l’operatore IVA residente o stabilito in Italia sarà tenuto ad effettuare l’adempimento della comunicazione dei dati delle fatture d’acquisto ai sensi dell’art. 1, comma 3bis, del d.Lgs. n. 127/15.
Per gli acquisti interni per i quali l’operatore IVA italiano riceve una fattura elettronica riportante la natura “N6” in quanto l’operazione è effettuata in regime di inversione contabile, ai sensi dell’articolo 17 del d.P.R. n. 633/72, l’adempimento contabile previsto dalle disposizioni normative in vigore prevede una “integrazione” della fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta e la conseguente registrazione della stessa ai sensi degli articoli 23 e 25 del d.P.R. n. 633/72. Al fine di rispettare il dettato normativo, l’Agenzia ha già chiarito con la circolare 13/E del 2 luglio 2018 che una modalità alternativa all’integrazione della fattura possa essere la predisposizione di un altro documento, da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della stessa.
Al riguardo, si evidenzia che tale documento – che per consuetudine viene chiamato “autofattura” poiché contiene i dati tipici di una fattura e, in particolare, l’identificativo IVA dell’operatore che effettua l’integrazione sia nel campo del cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente – può essere inviato al Sistema di Interscambio e, qualora l’operatore usufruisca del servizio gratuito di conservazione elettronica offerto dall’Agenzia delle entrate, il documento verrà portato automaticamente in conservazione.

Un agricoltore che si avvale del regime di esonero e che splafona è soggetto alle sanzioni per omessa fatturazione perché non ha trasmesso le fatture al SdI?

L’articolo 34, comma 6, del d.P.R. n. 633 del 1972 prevede, in caso di superamento del limite dei 7.000 euro di volume d’affari annuo, la cessazione del regime speciale dal periodo d’imposta successivo, a condizione che non sia superato il limite di un terzo delle cessioni di beni diversi da quelli cui si applica il regime speciale di cui al comma 1 del medesimo art. 34. In tale ultimo caso occorre, invece, annotare tutte le fatture emesse e ricevute in apposito registro.
In nessun caso, tuttavia, muta in corso d’anno il regime IVA applicabile ai prodotti agricoli, di cui alla Tab. A, parte I, del d.P.R. n. 633 del 1972, che rimangono soggetti alla c.d. aliquota di compensazione, mentre alle cessioni di prodotti diversi si applica l’aliquota IVA propria del bene.
Peraltro, atteso che le “autofatture” emesse dai committenti/cessionari e le fatture di acquisto dei soggetti in parola transitano comunque dal Sistema di Interscambio, si ritiene che nessuna ulteriore emissione di fattura debba essere effettuata dagli operatori agricoli che fuoriescono dal regime speciale.

I nuovi obblighi 2019 di fatturazione elettronica regolamentati dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 30/4/2018 riguardano anche le operazioni prive di controparte? Ci si riferisce, ad esempio, al caso dell’autoconsumo dell’imprenditore individuale, ovvero all’autofattura per passaggi interni fra contabilità separate.

Le fatture utilizzate per documentare l’autoconsumo o il passaggio tra contabilità separate devono essere fatture elettroniche inviate al SdI.

 

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Come varia la data di registrazione con la fattura elettronica

Come varia la data di ricezione

Qual è la data da considerare in ordine alla detrazione del ciclo passivo: la data di ricezione o la data di presa visione?

La data di ricezione della fattura varia a seconda delle situazioni. Come indicato nel provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate, protocollo n. 89757/2018 del 30 aprile 2018, nel caso in cui il controllo effettuato dallo SdI (sistema di interscambio) sulle fatture ricevute dal soggetto emittente dia esito positivo, la fattura è resa disponibile al destinatario in funzione della modalità scelta per la ricezione della stessa: a) nel caso di ricezione mediante pec la ricevuta di avvenuta consegna, rilasciata allo SdI dal gestore della pec del destinatario, attesta il deposito del documento nella casella del ricevente; b)nel caso di utilizzo di altri canali (web service, Ftp) la data di ricezione è attestata dalla ricevuta di consegna telematica. Diversamente, si legge ancora nel provvedimento in questione (punti 4.6 e 4.7) nel caso in cui la fattura elettronica venga messa a disposizione nell’apposita area riservata del sito dell’agenzia delle Entrate, la data di ricezione deve essere identificata come segue: c) nel caso di impossibilità di recapito della fattura perché il canale telematico non è attivo o funzionate oppure perché la casella pec indicata è piena o non attiva, la data di ricezione della fattura coincide con quella in cui il cessionario/committente prende visione del documento ; d) nell’ipotesi di messa a disposizioni nell’apposita area del sito web dell’agenzia delle Entrate, perché il cessionario/committente è un consumatore finale , la data di ricezione coincide con quella di messa a disposizione del documento elettronico.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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Come comportarsi con la ricevuta fiscale dal 1 gennaio 2019

Di seguito l’articolo del Sole24Ore di oggi che riprende una risposta dell’agenzia delle entrate a Telefisco che inciderà su coloro che oggi utilizzano le ricevute fiscale.

Questi soggetti non potranno più emettere ricevuta fiscale, ma dovranno scegliere tra Scontrino o Fattura Elettronica.

Certificazione delle operazioni fiscalmente rilevanti solamente con il rilascio di fatture elettroniche: sono quindi destinate inevitabilmente a scomparire tutte le altre tipologie di documentazione ad oggi conosciute ed utilizzate, quali scontrini e ricevute fiscali. Nel corso della manifestazione Telefisco tenutasi il 31 gennaio 2019, l’agenzia delle Entrate, rispondendo ad un quesito circa l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri, si è soffermata più precisamente sulle ricevute fiscali. In particolare, un’impresa di servizi ha chiesto conferma della possibilità di continuare a emettere ricevute fiscali a partire dal 1° luglio 2019, data dalla quale decorrerà l’obbligo di invio dei corrispettivi per contribuenti con volume d’affari oltre i 400mila euro. La trasmissione telematica dei corrispettivi opererà invece dal 1° gennaio 2020 per tutti gli altri soggetti che certificano le vendite anche con il rilascio di documenti diversi dalle fatture. La posizione espressa delle Entrate sul punto è stata netta: se non è infatti prevista un’espressa esenzione dagli obblighi di certificazione dei corrispettivi per i servizi forniti, con le decorrenze indicate e fatta salva l’emissione di fattura a richiesta del cliente, per i contribuenti sarà obbligatorio l’invio dei dati dei corrispettivi e, comunque, non saranno più possibili forme di documentazione diverse dalla fatturazione elettronica. Ciò significa che con l’avvio dell’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, la documentazione dell’operazione potrà farsi solamente con emissione di fattura elettronica, utilizzando il formato strutturato xml e veicolando la stessa attraverso il Sistema di interscambio, oppure con rilascio di documenti commerciali. L’obbligo di memorizzazione e trasmissione giornaliera dei corrispettivi, introdotto dall’articolo 17 del decreto legge 119/2018, persegue l’obiettivo di semplificare e armonizzare i documenti di certificazione costituendo inoltre, grazie al formato elettronico dei dati trasmessi, il presupposto per fare acquisire all’Agenzia, tempestivamente e in modalità sicura, i dati di tali certificazioni, i quali verranno utilizzati non solo a fini accertativi ma anche per la predisposizione delle dichiarazioni precompilate Iva e dei redditi e nella liquidazione delle imposte. Gli esercenti dovranno a tal fine rilasciare ai clienti, salvo la richiesta di fattura elettronica, i documenti commerciali emessi a mezzo di registratori ovvero di server telematici e conformi ai requisiti del decreto ministeriale del 7 dicembre 2016. Il documento commerciale, emesso in forma cartacea oppure, previo accordo con il destinatario, in forma elettronica garantendone autenticità e integrità, oltre ad avere valenza commerciale in quanto costituisce titolo per l’esercizio dei diritti di garanzia, può assumere anche un valore fiscale per l’esercizio della deduzione delle spese sostenute, della detrazione degli oneri, valendo infine anche come documento equipollente ai fini dell’emissione di fatture differite. Per avere valenza fiscale, il documento commerciale deve essere richiesto non oltre il momento di effettuazione dell’operazione e contenere anche il codice fiscale o il numero di partita Iva dell’acquirente. Questa situazione impone già da subito una scelta da parte di coloro che attualmente utilizzano per la certificazione dei corrispettivi l’utilizzo della ricevuta fiscale. In effetti, questi operatori sono costretti a scegliere o di dotarsi di un registratore telematico (con tutte le rigidità che comporta) ovvero decidere di certificare tutte le operazioni con fattura elettronica. La decisione va presa subito per avere il tempo di modificare le abitudini e le procedure, nonché per acquisire le macchine che in presenza di una forte richiesta potrebbero non essere immediatamente disponibili.

Fonte: Il Sole 24 Ore Alessandro Mastromatteo Benedetto Santacroce

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Detraibilità IVA e Fatture Elettroniche

L’articolo 14 del decreto legge n. 119 del 23 ottobre scorso –– ha introdotto una modifica all’articolo 1, comma 1, del d.P.R. n. 100 del 1998, stabilendo che – entro il giorno 16 di ciascun mese può essere esercitato il diritto alla detrazione dell’imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell’anno precedente.
Pertanto, ad esempio, per una fattura elettronica di acquisto che riporta la data del 30 gennaio 2019 ed è ricevuta attraverso il SdI il giorno 1 febbraio 2019, potrà essere esercitato il diritto alla detrazione dell’imposta con riferimento al mese di gennaio.

Fonte: Agenzia delle Entrate

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La detraibilità IVA può essere esercitata solo in presenza di fattura elettronica

Se il fornitore non emette la fattura elettronica, trasmettendola al Sistema di Interscambio, la fattura non si considera fiscalmente emessa. Pertanto il cessionario/committente (titolare di partita IVA) non disporrà di un documento fiscalmente corretto e non potrà esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA.

Questo gli impone di richiedere al fornitore l’emissione della fattura elettronica via SdI e, se non la riceve, è obbligato ad emettere autofattura ai sensi dell’articolo 6, comma 8, del d.Lgs. n. 471/97. Con la regolarizzazione potrà portare in detrazione l’IVA relativa.
Le disposizioni di cui all’art. 1 del d.Lgs. n. 127/15 in tema di fatturazione elettronica hanno rilevanza fiscale. In relazione ai pagamenti, varranno le regole e gli accordi commerciali stabiliti tra le parti.

Fonte: Agenzia delle Entrate

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Fatture elettroniche e sezionali IVA

In linea con la piena equiparazione tra fattura analogica ed elettronica, i contribuenti non sono tenuti ad adottare registri sezionali/sotto sezionali ai fini della registrazione e della conservazione delle fatture elettroniche e analogiche, potendo avvalersi di modalità di conservazione sia elettroniche – obbligatorie per le fatture elettroniche ai sensi dell’articolo 39 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 – sia analogiche.

Inoltre, la numerazione delle fatture elettroniche e di quelle analogiche può, come già chiarito dalla risoluzione n. 1/E del 10 gennaio 2013, proseguire ininterrottamente, a condizione che sia garantita l’identificazione univoca della fattura, indipendentemente dalla natura analogica o elettronica. Così, ad esempio, alla fattura numero 1 analogica, possono succedere la numero 2 e 3 elettroniche, la numero 4 analogica e così via, senza necessità di ricorrere a separati registri sezionali, fermo restando il rispetto del sopra richiamato articolo 39.

Fonte: Agenzia delle Entrate

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