News

Come comportarsi con la ricevuta fiscale dal 1 gennaio 2019

Di seguito l’articolo del Sole24Ore di oggi che riprende una risposta dell’agenzia delle entrate a Telefisco che inciderà su coloro che oggi utilizzano le ricevute fiscale.

Questi soggetti non potranno più emettere ricevuta fiscale, ma dovranno scegliere tra Scontrino o Fattura Elettronica.

Certificazione delle operazioni fiscalmente rilevanti solamente con il rilascio di fatture elettroniche: sono quindi destinate inevitabilmente a scomparire tutte le altre tipologie di documentazione ad oggi conosciute ed utilizzate, quali scontrini e ricevute fiscali. Nel corso della manifestazione Telefisco tenutasi il 31 gennaio 2019, l’agenzia delle Entrate, rispondendo ad un quesito circa l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri, si è soffermata più precisamente sulle ricevute fiscali. In particolare, un’impresa di servizi ha chiesto conferma della possibilità di continuare a emettere ricevute fiscali a partire dal 1° luglio 2019, data dalla quale decorrerà l’obbligo di invio dei corrispettivi per contribuenti con volume d’affari oltre i 400mila euro. La trasmissione telematica dei corrispettivi opererà invece dal 1° gennaio 2020 per tutti gli altri soggetti che certificano le vendite anche con il rilascio di documenti diversi dalle fatture. La posizione espressa delle Entrate sul punto è stata netta: se non è infatti prevista un’espressa esenzione dagli obblighi di certificazione dei corrispettivi per i servizi forniti, con le decorrenze indicate e fatta salva l’emissione di fattura a richiesta del cliente, per i contribuenti sarà obbligatorio l’invio dei dati dei corrispettivi e, comunque, non saranno più possibili forme di documentazione diverse dalla fatturazione elettronica. Ciò significa che con l’avvio dell’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, la documentazione dell’operazione potrà farsi solamente con emissione di fattura elettronica, utilizzando il formato strutturato xml e veicolando la stessa attraverso il Sistema di interscambio, oppure con rilascio di documenti commerciali. L’obbligo di memorizzazione e trasmissione giornaliera dei corrispettivi, introdotto dall’articolo 17 del decreto legge 119/2018, persegue l’obiettivo di semplificare e armonizzare i documenti di certificazione costituendo inoltre, grazie al formato elettronico dei dati trasmessi, il presupposto per fare acquisire all’Agenzia, tempestivamente e in modalità sicura, i dati di tali certificazioni, i quali verranno utilizzati non solo a fini accertativi ma anche per la predisposizione delle dichiarazioni precompilate Iva e dei redditi e nella liquidazione delle imposte. Gli esercenti dovranno a tal fine rilasciare ai clienti, salvo la richiesta di fattura elettronica, i documenti commerciali emessi a mezzo di registratori ovvero di server telematici e conformi ai requisiti del decreto ministeriale del 7 dicembre 2016. Il documento commerciale, emesso in forma cartacea oppure, previo accordo con il destinatario, in forma elettronica garantendone autenticità e integrità, oltre ad avere valenza commerciale in quanto costituisce titolo per l’esercizio dei diritti di garanzia, può assumere anche un valore fiscale per l’esercizio della deduzione delle spese sostenute, della detrazione degli oneri, valendo infine anche come documento equipollente ai fini dell’emissione di fatture differite. Per avere valenza fiscale, il documento commerciale deve essere richiesto non oltre il momento di effettuazione dell’operazione e contenere anche il codice fiscale o il numero di partita Iva dell’acquirente. Questa situazione impone già da subito una scelta da parte di coloro che attualmente utilizzano per la certificazione dei corrispettivi l’utilizzo della ricevuta fiscale. In effetti, questi operatori sono costretti a scegliere o di dotarsi di un registratore telematico (con tutte le rigidità che comporta) ovvero decidere di certificare tutte le operazioni con fattura elettronica. La decisione va presa subito per avere il tempo di modificare le abitudini e le procedure, nonché per acquisire le macchine che in presenza di una forte richiesta potrebbero non essere immediatamente disponibili.

Fonte: Il Sole 24 Ore Alessandro Mastromatteo Benedetto Santacroce

Condividi:
Share

Detraibilità IVA e Fatture Elettroniche

L’articolo 14 del decreto legge n. 119 del 23 ottobre scorso –– ha introdotto una modifica all’articolo 1, comma 1, del d.P.R. n. 100 del 1998, stabilendo che – entro il giorno 16 di ciascun mese può essere esercitato il diritto alla detrazione dell’imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell’anno precedente.
Pertanto, ad esempio, per una fattura elettronica di acquisto che riporta la data del 30 gennaio 2019 ed è ricevuta attraverso il SdI il giorno 1 febbraio 2019, potrà essere esercitato il diritto alla detrazione dell’imposta con riferimento al mese di gennaio.

Fonte: Agenzia delle Entrate

Condividi:
Share

La detraibilità IVA può essere esercitata solo in presenza di fattura elettronica

Se il fornitore non emette la fattura elettronica, trasmettendola al Sistema di Interscambio, la fattura non si considera fiscalmente emessa. Pertanto il cessionario/committente (titolare di partita IVA) non disporrà di un documento fiscalmente corretto e non potrà esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA.

Questo gli impone di richiedere al fornitore l’emissione della fattura elettronica via SdI e, se non la riceve, è obbligato ad emettere autofattura ai sensi dell’articolo 6, comma 8, del d.Lgs. n. 471/97. Con la regolarizzazione potrà portare in detrazione l’IVA relativa.
Le disposizioni di cui all’art. 1 del d.Lgs. n. 127/15 in tema di fatturazione elettronica hanno rilevanza fiscale. In relazione ai pagamenti, varranno le regole e gli accordi commerciali stabiliti tra le parti.

Fonte: Agenzia delle Entrate

Condividi:
Share

Fatture elettroniche e sezionali IVA

In linea con la piena equiparazione tra fattura analogica ed elettronica, i contribuenti non sono tenuti ad adottare registri sezionali/sotto sezionali ai fini della registrazione e della conservazione delle fatture elettroniche e analogiche, potendo avvalersi di modalità di conservazione sia elettroniche – obbligatorie per le fatture elettroniche ai sensi dell’articolo 39 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 – sia analogiche.

Inoltre, la numerazione delle fatture elettroniche e di quelle analogiche può, come già chiarito dalla risoluzione n. 1/E del 10 gennaio 2013, proseguire ininterrottamente, a condizione che sia garantita l’identificazione univoca della fattura, indipendentemente dalla natura analogica o elettronica. Così, ad esempio, alla fattura numero 1 analogica, possono succedere la numero 2 e 3 elettroniche, la numero 4 analogica e così via, senza necessità di ricorrere a separati registri sezionali, fermo restando il rispetto del sopra richiamato articolo 39.

Fonte: Agenzia delle Entrate

Condividi:
Share

360 Payment Solutions entra nel capitale sociale di StudioBoost

Comunicato Stampa

360 Payment Solutions S.p.A., cui fa riferimento un gruppo con sede principale a Fiorenzuola d’Arda (Piacenza) attivo nel settore dei servizi dedicati in particolare agli operatori del trasporto merci, ha siglato un accordo per l’acquisizione del 30% delle quote della start-up bolognese StudioBoost, attiva nel settore dello sviluppo di software per imprese e professionisti.

L’operazione ha lo scopo di ampliare il portafoglio servizi offerti dal gruppo – che comprende 18 società italiane ed estere con sedi in 12 città europee tra cui Colonia, Vienna e Barcellona, impiega 200 addetti e nel 2017 ha sviluppato un giro d’affari di 461milioni di euro e chiuderà il 2018 raggiungendo i 540milioni – con particolare riferimento a quelli di fatturazione elettronica per la quale StudioBoost ha sviluppato un software già scelto dall’Associazione Nazionale dei commercialisti.

“Abbiamo tradizionalmente concentrato le nostre energie sull’offerta di servizi ad aziende del settore trasporti – commenta Marco Alberti, fondatore e CEO di 360 Payment Solutions S.p.A. -. Il piano di sviluppo su cui stiamo investendo, l’ingresso nel capitale sociale di StudioBoost è solo una delle operazioni che stiamo conducendo, si propone ora due obiettivi: ampliare il bouquet di servizi offerti dal nostro gruppo e al contempo rendere più orizzontale il nostro portafoglio clienti, rivolgendosi a una platea più ampia di PMI. La collaborazione con una società smart e veloce come StudioBoost e’ un’eccellente opportunità sia per ridurre il time to market nell’introduzione di nuovi servizi sia per concepire e realizzare nuove soluzioni integrate.

“Stiamo affrontando in un momento di forte crescita – spiega Domenico Navarra, CEO di StudioBoost -. Il mercato oggi sta premiando l’impegno degli scorsi 3 anni e le performance dei nostri prodotti. Abbiamo prima auspicato e poi accolto con grande favore l’ingresso nel capitale sociale di un partner industriale proprio per dare il dovuto sostegno a questa crescita. La partnership con 360 Payment Solutions S.p.A. ci inserisce in un percorso di ulteriore accelerazione con l’obiettivo di integrare le nostre piattaforme ed i servizi delle altre società del gruppo con le quali abbiamo già avviato progetti molto interessanti, ma il bello deve ancora venire. Abbiamo già rafforzato il reparto delivery con due nuove risorse e stiamo facendo scouting per introdurre altre 4 risorse in R&D. Le idee che vogliamo sviluppare sono tante e non tarderemo a mostrarle a tutti”.

Condividi:
Share

Per la deduzione dei costi è obbligatorio conservare l’originale della fattura

Lo conferma la Corte di Cassazione, per la deduzione dei costi è obbligatorio conservare l’originale della fattura.

Ovvero, per dedurre lecitamente lecitamente un costo ai fini dell’abbattimento del monte imponibile (l’importo su cui si determina il reddito), è necessario avere prova inequivocabile dell’acquisto.

In tema di fatturazione elettronica la questione potrebbe diventare, soprattutto per le imprese più piccole e per i professionisti, particolarmente gravosa.

Quando riceviamo una fattura elettronica, infatti, l’originale è rappresentato esclusivamente dal file XML che è transitato (e quindi è noto) al Sistema di Interscambio di Agenzia delle Entrate. Come possiamo quindi ottemperare a questo obbligo di conservazione dell’originale?

Un file informatico aperto come l’XML, se archiviato come facciamo con tutti gli altri file, potrebbe essere soggetto ad alterazione (anche involontaria), a deterioramento (pensate all’effetto del virus cripto-locker che rende inaccessibili tutti i file che attacca) o a perdita (pensate che accadrebbe se si rompesse il dispositivo sul quale li archiviate).

Per evitare queste eventualità la Legge italiana prevede una procedura codificata per dare valore legale ad un file informatico, rendendolo quindi immodificabile. Questa procedura si chiama Conservazione Sostitutiva ed è obbligatoria per tutti i file che non possono essere materializzati e che sono da conservare per ragioni fiscali o civilistiche.

Esattamente il caso delle fatture elettroniche. Infatti, la Legge non considera il file XML lecitamente conservato se viene “stampato”, contemporaneamente deve essere conservato per poter lecitamente provare un costo o un ricavo.

Chiunque dotato della opportuna infrastruttura organizzativa, hardware e software può gestire tale procedura. Tuttavia, l’infrastruttura necessaria non è a disposizione di tutti a causa dei costi elevati e delle professionalità necessarie a gestire questo processo: i laureati in archivistica, sono decisamente pochi.

Tra gli impegni che il Governo Italiano ha assunto con l’Unione Europea nella richiesta di poter attivare la fatturazione elettronica, c’è quello di offrire questo tipo di servizio, la conservazione sostitutiva, gratuitamente; in effetti, il Sistema di Interscambio mette a disposizione gratuitamente questo servizio a chiunque ne faccia richiesta.

Molti considerano che tale servizio abbia qualche limite. Vediamo i più importanti.

A) Il servizio va attivato personalmente (non quindi attraverso l’intermediario, es. commercialista) su richiesta del contribuente sul sito della Agenzia delle Entrate. Ciò significa che il contribuente deve, prima ancora di poter attivare il servizio, richiedere il PIN per l’accesso al sito dell’Ag.Entrate. Tale procedura è lenta, laboriosa e richiede dati (es. il giro d’affari degli anni precedenti, la registrazione allo SPiD, la CNS) che raramente abbiamo a portata di mano.

B) Attivando il servizio di conservazione sostitutiva di Agenzia delle Entrata, l’imprenditore o il professionista restano unici responsabili del servizio. Ciò implica che, in caso di problemi nella conservazione (es. un file corrotto, perdita di dati, o ritardi causati da problemi hardware o software dell’Agenzia), il contribuente non potrebbe portare a giustificazione di una eventuale sanzione per errata conservazione, l’errore del conservatore. Sul punto sono stati pubblicati molti articoli, ne segnalo qui uno sul Sole 24 Ore.

C) Nel momento in cui tutti gli originali dei documenti sono già nelle mani della Agenzia delle Entrate, questi potranno lecitamente avviare accertamenti “inaudita altera parte”, ovvero senza dover richiedere la collaborazione dell’imprenditore. Lo dice una recente circolare di Ag. Entrate.

Affidarsi a conservatori terzi, quindi, sebbene potrebbe avere un costo, produce una serie di vantaggi.

La Conservazione Sostitutiva di StudioBoost, in particolare, oltre ad eliminare tutti i limiti di quella di Agenzia delle Entrate:

A) è l’unica che propone un DPA (Data processing Agreement, accordo sul trattamento dei dati) che crea un vincolo assoluto di segretezza sui dati della fattura;

B) offre una ampia copertura assicurativa per l’eventualità di danni alla infrastruttura;

C) è completamente integrata nel software di fatturazione ed è completamente automatica;

D) delega la responsabilità del servizio di conservazione a StudioBoost che la esercita per mezzo di Diplomati alla Scuola di Archivistica;

E) ha un costo di solo 6€ + IVA al mese ed include 10 anni di conservazione!

Se siete già registrati alla piattaforma B2BEASY, leggete l’accordo di servizio ed acquistate qui la nostra Conservazione Sostitutiva. Se invece non siete ancora registrati, cosa aspettate? Potete farlo gratuitamente con pochi click su http://app.b2beasy.it

 

Condividi:
Share

Che confusione! Sarà perché ciarliamo?

Ho dovuto resuscitare i Ricchi e Poveri per inventarmi un titolo che non includesse nessuno dei termini scurrili che in questo momento mi verrebbe naturale usare.

Mancano (forse) 30 giorni lavorativi all’avvio della fatturazione elettronica obbligatoria e continuo a ricevere alert sulla keyword “proroga fattura elettronica”.

Non che le testate online da cui arrivano queste notifiche (perché di notizia evidentemente non si tratta) si siano mai contraddistinte per levatura culturale o per la profondità delle notizie, però fanno rumore e vengono rilanciate sui social dai moltissimi che “abboccano” al titolone.

Non sono notizie, nemmeno fake, si tratta per lo più di click bait.

Stessa cosa possiamo dire delle proposte di emendamenti  per prorogare o dare gradualità alla fattura elettronica proposti in una finanziaria che (forse) mai vedrà apposta la firma del Capo dello Stato: campagna elettorale, strumento di propaganda, esca.

Tanto rumore di fondo, tanta confusione, tanto inutile ciarlare.

Ogni tanto, ai convegni fingo di spegnermi, invece ascolto i brusii, le cose che la gente non ha il coraggio di dire a volume normale. Perché in fondo, molto in fondo, lo sa che si tratta di idiozie. Però ci provano, lo dicono a bassa voce per vedere se raccolgono un consenso dal vicino, se lo raccolgono si fanno forti ed il brusio diventa più insistente. Poi si blocca. All’improvviso. Solo perché inizio a fissarli. Sorridendo. E non so mai se è la simpatia la mia arma o la circonferenza del bicipite.

Rumori e chiacchiere, cose di cui in questo momento non c’è alcun bisogno. Cose di cui non c’è mai stato bisogno, ma che più si ci avvicina al 31 dicembre più danneggiano.

Sulla fatturazione elettronica hanno iniziato i grandi a fare confusione, ma i piccoli si sono presto adeguati.

L’associazione di categoria dei produttori software che prima dice che farà una piattaforma di fatturazione elettronica unica, poi non la fa. Gli associati, allora, si fanno la guerra per fare le loro piattaforme e per fare pace si inventano uno standard di XML arricchito. Standard arricchito. Lo vedo solo io l’ossimoro?

Contemporaneamente, la Agenza delle Entrate evita di sovraesporsi con provvedimenti troppo anticipatori. Però poi eccola che arriva lunga! Le regole tecniche sono di appena 6 mesi fa! Le deleghe per fatture e corrispettivi, di una settimana fa! Che poi, in fondo, che gliele dai a fare le deleghe massive ai commercialisti prima del 31 ottobre? Devono inviare i dichiarativi!

Nel mezzo, i benzinai che battono i piedi, vincono una piccola battaglia (la mitica proroga), ma poi si affidano ai soliti noti.

I Commercialisti che chiedono gradualità, ma intanto “faremo la nostra piattaforma entro il 1 novembre”. Scusate, di grazia, 1 novembre di che anno? Ma poi, voi non siete costituzionalmente tenuti a garantire la fede pubblica? Da quando fate i sindacalisti o i provider di servizi?

I tributaristi che per bocca di uno dei loro sindacati più importanti hanno detto cose da far accapponare la pelle.

Le software house, quelle vere, che hanno avviato politiche a dir poco predatorie. No, eh, mica importare sul mio software degli XML prodotti da altri! Guarda che se poi si rompe sono fatti tuoi! Ecco! L’hai rotto! Cosa? Vuoi usare un’altra piattaforma? No, eh! Proprio, no! Guarda che mi offendo e ti raddoppio i canoni! Ma guarda questo ingrato! Con tutto quello che ho fatto per evitarti errori nella scelta della migliore soluzione per te che casualmente, ma solo casualmente, è la mia!

Informatici che diventano esperti di fatturazione elettronica, fiscalisti che diventano esperti di digitalizzazione e processi. Non ho mai visto tanta offerta di consulenza sulla dematerializzazione come in questo momento. Peccato che da dematerializzare in una fattura elettronica non ci sia nulla.

Software gratis che arrivano tra un po. Software gratis che ci sono, ma sono usciti e tornano tra un attimo. Fatture elettroniche in tempo reale con la connessione neurale. Intanto la gente comune legge Cessionario/committente e gli vengono le convulsioni.

Conservo io, conservi tu, conserva l’Agenzia delle Entrate. No, no! A che serve conservare la fattura elettronica? Ci pensa SDI, figuriamoci! Ah, no! SDI, proprio no perché si deresponsabilizza. Cos’è sta roba che dei miei documenti fiscali sono responsabile io? Siamo matti?

Parlamentari affetti da forte bias cognitivo che criticano il Direttore Agenzia delle Entrate con argomenti puerili, demagogici, senza alcun costrutto. Svergognati da tutti i tecnici eppure, nemmeno tanto inspiegabilmente, acquistano così tanta popolarità da essere primi firmatari di una interrogazione parlamentare sul tema fattura elettronica e presentano pure emendamenti per la proroga!

I big data? Vogliamo parlare della rincorsa di quelli della finanza (non la Guardia di Finanza…) ai dati delle fatture? Rincorsa, si. Perché dovevano raggiungere quelli che si dovevano fare la piattaforma unica e che se li erano già accaparrati. Come? Una bella alternativa al SDI! Un bypass giusto dentro il CBI. Faccine sconvolte… davvero non lo sapevate?

Poi le denunce all’Antitrust, al Garante Privacy. Questo che incontra quello, il Ministro mi ha detto, il sottosegretario mi ha sottorassicurato…

Dai! Basta, per favore.

Non ci meritiamo questo, non si meritano questo i milioni di aziende e professionisti che si sono già organizzati, i provider che si sono attrezzati per erogare servizi, la stessa Agenzia delle Entrate che ogni giorno tappa un buco operativo e risolve un problema.

Lasciateci lavorare.

Quanto ai pigri, mi viene solo in mente una locuzione romanesca che tronco per pudore #stica

Condividi:
Share

Ultime novità operative sulla redazione fattura elettronica

Se dovesse essere necessario rammentarlo, dal primo gennaio 2019 viene istituita, per tutti coloro i quali sono obbligati all’emissione della fattura IVA, come unica modalità di redazione e trasmissione della fattura quella elettronica.

Per la ampia platea degli obbligati, la fattura dovrà essere prodotta su un file XML secondo uno specifico standard nazionale (qui le informazioni) e recapitata per mezzo di un hub nazionale: il Sistema di Interscambio (qui le informazioni).

Il tutto salvo proroghe dell’ultimo momento.

Dalla provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate  del 30 aprile 2018, contenente le regole tecniche per l’emissione e la ricezione delle fatture elettroniche, si sono susseguiti chiarimenti e semplificazioni.

Citiamo, ad esempio, la concessione di un termine di 10 giorni per emettere la fattura elettronica anche nel caso di fattura non differita.

Recentemente sono stati pubblicati alcuni chiarimenti riguardo ad alcune particolari casistiche. Vediamoli.

Il fornitore di un esportatore abituale può inserire il numero della lettera d’intento indicate nei campi facoltativi del tracciato XML. Stesso dicasi per le diciture obbligatorie collegate al CONAI o alle altre indicazioni obbligatorie in ambito, ad esempio, agroalimentare.

Secondo il pubblicista Luca de Stefani “Se le istruzioni alla compilazione del file xml non riportano una specifica indicazione di dove indicare questi dati (allegato A al provvedimento 30 aprile 2018), si ritiene corretto il loro inserimento nel blocco «AltriDatiGestionali» del macroblocco «DatiBeniServizi».
Pubblicità in fattura,ma l’allegato A al provvedimento 30 aprile 2018 non dà indicazioni specifiche di dove inserire questo dato, quindi dovrebbe essere possibile utilizzare l’elemento «Causale» del macroblocco «Dati Generali» ovvero «AltriDatiGestionali» del macroblocco «DatiBeniServizi»

Le operazioni fuori campo di cui all’articolo 21, 6 bis del Dpr 633/72 soggette a fattura devono transitare dallo SDI, indicando N2 nella natura dell’operazione. Al contrario, le certificazioni diverse, quali le ricevute emesse dagli enti non commerciali per le attività istituzionali o i documenti emessi per le operazioni monofase non soggette a fattura, non vanno inviate allo SDI e potranno continuare a essere trasmesse in modo tradizionale.

Se tutto questo vi sembra una follia, è perché non state considerando che dovrà essere un software ad occuparsene, non voi!

Se poi il software è uno dei nostri, potrete dormire sonni più che tranquilli.

Condividi:
Share

Mozione d’ordine: basta parlare di fattura elettronica!

Fattura elettronica? Perché? Esiste un altro tipo di fattura?

Scusate, eh, ma quando fu inserito nel nostro ordinamento l’obbligo di fatturazione, qualcuno parlava di fattura cartacea o fattura fatta a mano?

Perché nell’era di SpaceX, di Watson, di AWS, di Tesla, di Netflix, di Uber, di Apple, di Google siamo ancora costretti ad aggiungere l’aggettivo elettronica alla parola fattura? Perché devo chiamarla fattura elettronica?

Una risposta potrei averla.

Vi siete mai chiesti il perché se una grande azienda di costruzioni oggi ordina un modulo precompresso da 50.000€, sa solo quando ha mandato la conferma d’ordine al fornitore, mentre se io oggi apro il mio smartphone grazie al riconoscimento facciale ed ordino una pizza pagandola con uno sguardo posso tracciarne la vita dall’impasto alla consegna?

Non vi pare strano che un comune consumatore abbia a sua disposizione servizi tecnologici così enormemente più avanzati rispetto alla media delle PMI?

Non vi pare strano che un caseificio artigianale cilentano venda spettacolari mozzarelle di bufala su 3/5 marketplace online e picchi i pugni sul tavolo quando gli si chiede di fare una fattura con il computer?

No perché, in fondo si tratta poi solo di questo: fare una fattura con un computer.

Davvero questa cosa di usare il computer per scopi di produttività ed organizzazione aziendale è così poco diffusa che alla grande azienda di costruzioni quasi non interessa più seguire la produzione del precompresso che ha ordinato? E se quel precompresso fosse un tassello fondamentale per la consegna di un’opera molto più importante? Non sarebbe meglio conoscere per tempo eventuali ritardi in modo da indirizzare correttamente l’avanzamento del cantiere o prendere altri provvedimenti?

Certo! Ovvio che sarebbe meglio, ma la strategia tecnologica delle imprese (quando esiste) è quasi esclusivamente indirizzata alle vendite.

Scusa eh, tracciare la produzione del precompresso e comunicarla al cliente non fa parte della vendita?

Si e no. Ad essere precisi si tratta di post-vendita. Il contratto ce l’ho già in mano e, se è scritto bene, che io ritardi o no la consegna mi cambia davvero poco. Fa una bella differenza per l’imprenditore medio del bel paese!

Allora? Il pizzaiolo? Perché lui ti da il tracking della pizza?

Perché ha un ordine in mano, ma non il mio denaro. Quello avrà la certezza di averlo solo dopo che confermo la consegna con la mia app e poi c’è il meccanismo del feedback, non dimentichiamocelo. Non scordiamoci nemmeno che il pizzaiolo per darmi il tracking della pizza usa una piattaforma non sua che ha suoi modelli di business e strategie alle quali il pizzaiolo, per sua fortuna, deve adeguarsi. Quindi, mentre non riesce a smaltire tutte le richieste nel tempo indicato, mi tiene buono, mi da il tracking della pizza e fa marketing mentre tutela il suo interesse ad incassare.

Elettronica vs manuale, ma non deve per forza essere così!

Ecco, la mia teoria è che ci tocca usare l’aggettivo elettronica, non tanto per differenziare dal punto di vista giuridico il documento e classificarlo come informatico (rivolgersi alla nostra Elisa Erioli per le spiegazioni),  ma perché “gira” su un differente apparato tecnico-organizzativo rispetto a quello “manuale” a cui siamo tristemente abituati. La stiamo considerando un’altra cosa, un oggetto avulso dal contesto produttivo “standard”.

Utilizzare efficacemente la fattura elettronica significa anche attuare l’adozione di tecnologie digitali a supporto dei processi di business – che detta così sembra una roba solo per i grandi, ma se vi parlo di amministrazione, produzione, vendite, assistenza, manutenzione, ecc. ecc. assume caratteristiche più vicine alle nostre dimensioni – che è una pratica scarsamente diffusa tra le imprese del nostro paese.

Guardate che non fa differenza la dimensione della vostra impresa o del vostro studio, le domande classiche per attuare un piano di sviluppo sono sempre le medesime e riguardano, guarda un po’, la strategia tecnologica.

tecnology strategy fattura elettronica

Purtroppo già solo la domanda 2  (cosa fa la tua azienda, come produce reddito?) mette in imbarazzo molti. Figuriamoci se gli chiedessimo di riflettere sull’effetto che la tecnologia, i dati, i modelli operativi e le risorse umane utilizzate hanno sul processo di digitalizzazione! Sono davvero “abilitatori” o piuttosto rallentano quando non ostacolano? Guardate che tra i talenti (li vedete tra gli enablers nell’immagine qui sopra) ci sono i collaboratori, i soci, ma anche i consulenti ed i fornitori!

Il mio consulente fiscale aiuta il mio progresso tecnologico? Agevola la trasformazione dei miei processi verso il digitale? Il mio fornitore di software mi rallenta o mi stimola? È un peso economico o opera strategie commerciali che mi consentono di beneficiare rapidamente e senza investimenti significativi delle tecnologie che sono a mia disposizione?

Domande che in questo momento di svolta epocale (mi piacciono i toni epici!), moltissimi iniziano a porsi.

La verità, però, è che chi fa un minimo di strategia tecnologica qui da noi fa una cosa che gli anglosassoni chiamano “planning to plan“, pianificano di fare un piano.

Che è un po’ come quando un maschio in età puberale pianifica il suo primo approccio all’altro sesso. Si tratta di una pratica inutile, benché largamente diffusa, che, a detta di molti, porta come unico risultato l’aumento del business di oculisti ed ottici.

A parte gli scherzi, l’over-planning è esattamente ciò che sta accadendo attorno alla fattura XML. Tante parole, troppe e tutte mediamente inappropriate.

Bias cognitivo o siamo solo impenitenti conservatori?

Incontriamo, ormai con cadenza giornaliera, centinaia di professionisti ed imprese. Persone seriamente preoccupate, che hanno già partecipato ad una media di 5 eventi sul tema fattura XML (non intendo più chiamarla elettronica!) negli ultimi 12 mesi e che mai, dico, mai hanno fatto un banale test di utilizzo di 2-3 applicazioni per la gestione di questo “immane” problema. L’avessero fatto, si sarebbero perlomeno risparmiati 3 convegni perché avrebbero scoperto che non è mica un problema così grande!

Stiamo lì, ascoltiamo, ci facciamo le nostre idee, poi ascoltiamo un’altra versione che, qualsiasi cosa dica, conferma le nostre idee preconcette ed andiamo avanti a cercare di capire una cosa sola: ‘sta benedetta proroga ci sarà o no?

Tecnicamente trattasi di bias cognitivo. Grave, ma non gravissimo. Curabile con una cosa che si chiama cultura scientifica, oggi largamente considerata demodé. Peccato.

Oggi il mio idraulico mi ha riferito che il suo commercialista gli ha detto che la fatture elettronica è stata rinviata al primo gennaio 2019. Il mio idraulico è tante cose oltre che un amico, ma non è scemo né ha problemi di udito. In 3 minuti, gli ho fatto capire come si fa, come si riceve ed è andato via tranquillo. Non posso tuttavia garantire che rimarrà cliente di quel commercialista.

L’annunciato fallimento delle strategie tecnologiche

In questo momento la vostra organizzazione sta perfettamente dentro almeno 3 degli 8 modelli di sicuro fallimento del progetto di digitalizzazione che ha come base la fattura elettronica, scegliete voi quello che fa al caso vostro. Tanto siete lì, almeno 3 su 8 sono il vostro attuale modello di azione. Mi lancerei in una proposta azzardata: cambiamo modello?

modelli di fallimento strategia tecnologica fattura elettronica

Conosco studi professionali che sono perfettamente a loro agio nei pattern 1, 2, 7 ed aziende che sguazzano nel pattern 1, 4, 8.

Mi spiace dover insistere sempre sul solito punto:

bisogna adottare una strategia tecnologica a misura della nostra organizzazione e degli obiettivi a cui vogliamo tendere e adottare una strategia tecnologica può tranquillamente significare certificare la propria incapacità di farlo.

In questo caso bisognerebbe affidarsi a chi può disegnarne una su vostre specifiche. Mi spiego: il business e l’organizzazione della vostra impresa e del vostro studio, gli obiettivi che volete raggiungere li conoscete solo voi; dovete trasferirli a qualcuno che disegni un percorso verso una digitalizzazione di alcuni o della maggior parte o di tutti i processi di business affinché i vostri obiettivi vengano raggiunti salvaguardando il vostro futuro.

Mancano risorse? Tutte scuse, ma non c’è nessun problema! Arriva la digitalizzazione per legge!

Una cosa semplice, banale nel suo contenuto e nella sua gestione come la fattura XML costringerà tutti ad iniziare ad utilizzare un dispositivo informatico per scopo di amministrazione aziendale.

Vuoi essere pagato? Fai la fattura XML? Tutto bene.

Non fai la fattura XML? Molto male, scelgo un altro fornitore perché tu sei bravissimo, ma mi rallenti.

Se in questo vedete un meccanismo malvagio, non posso cambiare la vostra opinione, ma voi non potete cambiare la realtà: se sei digitale vai veloce e sei attrattivo per clienti e talenti, se non lo sei, o sei un artista nel tuo mestiere, allora tutto ti è perdonato, oppure…

Condividi:
Share

Intervista RadioinBlu: C’è vita oltre la fattura elettronica, istruzioni per l’uso.

A ,un manuale per sopravvivere alla fattura elettronica scritto da , amministratore delegato di Con e Adesso in onda su anche in streaming 📻 e sulla nostra App📱

 

Ascolta qui l’intervista.

Condividi:
Share