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Non c’è limite al peggio: gli hacker usano false mappe COVID-19 per diffondere malaware

Lo si apprende da una fonte molto autorevole, il World Economic Forum, che ci spiega come alcuni ladri di dati e di informazioni personali stiano diffondendo false mappe della diffusione del coronavirus che contengono codice eseguibile malevolo.

Questi codici sono in grado di accedere alle risorse locali del computer per andare alla caccia di informazioni personali come username, password e numeri di carta di credito.

Attraverso gli stessi programmi gli hacker sono anche in grado di distribuire malaware e, guarda il caso, virus informatici.

Così, oltre alla mappa della diffusione del virus umano, presto dovremo produrne anche sulla diffusione dei virus informatici.

Fonte: https://www.weforum.org/agenda/2020/03/hackers-are-using-coronavirus-maps-to-spread-malware

 

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Come mantenere una stretta relazione con i clienti nel periodo delle limitazioni sanitarie legate al coronavirus

Il periodo storico non è dei migliori. L’emergenza coronavirus si innesta in una congiuntura economica particolare, già pericolosamente vicina alla stagnazione.

Tuttavia, il tessuto imprenditoriale fatto di piccole e piccolissime realtà deve essere sostenuto, certo attraverso interventi di carattere fiscale e finanziario, ma anche con azioni concrete da parte di chi per queste imprese è punto di riferimento imprescindibile: il Commercialista.

Bisogna mantenere il contatto e la vicinanza con il cliente; come farlo in questi momenti con la crisi sanitaria generata dal coronavirus?

Molti risponderebbero “abbiamo lo smartphone, whatsapp e 100 altri metodi per parlare con il cliente, cosa occorre ancora?”

Occorre organizzare e tenere traccia di tutte le comunicazioni, ricevere e classificare i documenti dal cliente e, last but not least, evitargli errori nelle fasi amministrative dell’attività corrente.

Allora eccovi le 5 mosse per continuare a intrattenere una stretta relazione con il cliente attraverso BPOPilot e Convergence.

1) Attivate ogni cliente su BPOPilot o Convergence e consegnategli il codice SOSTEGNO2020* per attivare tutte le funzionalità del portale gestionale e documentale dedicato al cliente

Attivando tutte le funzionalità gestionali e documentali per il vostro cliente, avrete il controllo su tutto quanto egli farà sul gestionale, potendo persino impostare per lui dei promemoria. Gli eviterete errori, potrete verificare gli articoli di fatturazione nei dettagli IVA e contabili (conto di ricavo/costo), ricevere documenti già classificati, indicizzati (ci vorrà un solo click per ritrovarli!) e protocollati con data certa. Il sistema gli fornirà informazioni circa l’esatto ammontare della liquidazione IVA in tempo reale, il fatturato, i pagamenti da effettuare e ricevere e tanto altro. Inoltre, con l’approssimarsi del periodo di redazione dei dichiarativi, potrete attivare anche tutte le persone fisiche che potranno inviare i documenti giustificativi per le detrazioni fiscali in maniera semplice anche da smartphone.

2) Caricate su BPOPilot o Convergence tutti i documenti che voi volete condividere con il cliente

Caricando documenti di qualsiasi formato su BPOPilot o Convergence li metterete immediatamente a disposizione del vostro cliente che con un solo click potranno recuperarli. Situazioni economiche/patrimoniali, bilancini di verifica, F24, partitari, contratti e mandati, corrispondenza, non c’è limite a cosa si possa archiviare e condividere su BPOPilot e Convergence.

3) Utilizzate e chiedete ai vostri clienti di utilizzare il sistema di messaggistica interna a BPOPilot e Convergence

Il cliente può inviare allo studio dei messaggi attraverso una specifica funzione a lui riservata. I messaggi hanno “causali chiuse” ovvero devono vertere su argomenti ed oggetti specifici e strettamente connessi al rapporto tra studio e cliente. Il cliente può anche collegare un messaggio o un commento ad una fattura emessa o ricevuta in modo da comunicare al consulente, ad esempio, l’acquisto id un cespite. Anche il Commercialista può iniziare un dialogo con il cliente, chiedendo di allegare o allegando documenti nella conversazione.

4) Inviate più circolari e newsletter con gli aggiornamenti fiscali seguendo l’evoluzione normativa delle ultime ore. Fatelo rapidamente e in maniera sicura attraverso BPOPilot e Convergence

In BPOPilot e Convergence esiste una specifica funzione che vi consente di inviare/pubblicare circolari e newsletter. Bastano letteralmente 3 click per inviare in maniera sicura, avendo riscontro dell’avvenuta lettura, informative e comunicazioni che richiedano un riscontro obbligato da parte dei clienti.

5) Registratevi su BPOPilot e attivate tutti i clienti che volete perché, per coloro che già utilizzano BPOPilot o Convergence, fino al 30 giugno non genereranno alcun addebito e per i nuovi clienti saranno scontati del 50%*.

Non è tanto, ma è quello che possiamo fare per contribuire in questa contingenza decisamente difficile.

 

*La conservazione sostitutiva non può essere inclusa per agevolare l’avvio del servizio e semplificare gli aspetti contrattuali

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Il barometro del rischio, lo smart working e il triller fantascientifico

Un paio di anni fa ho conosciuto un commercialista di Mirandola, piccola cittadina in provincia di Modena che a seguito del terremoto del 2012 subì ingenti danni. Mi raccontò come avesse dovuto farsi accompagnare dai Vigili del Fuoco tra le macerie del proprio ufficio al primo piano di un palazzo del centro storico, per riaccendere il server (insperabilmente integro!) e calare un cavo di rete lungo qualche decina di metri sulla strada sottostante dalla quale, per molti mesi a seguire, lavorò in una roulotte.

La mia conoscenza fu particolarmente fortunato: il terremoto non distrusse il suo server e le autorità lo autorizzarono a lavorare da una roulotte.

Era il 2012, otto anni fa, un paio di ere digitali prima della nostra e le necessità digitali erano già importanti, per usare un eufemismo.

Oggi? Qual’è la situazione presso le imprese e gli studi professionali? Come vengono percepiti i rischi legati alla continuità del business?

Il gruppo assicurativo Allianz, ogni anno, effettua uno studio a livello globale per intercettare ed interpretare il sentiment dell’intero tessuto produttivo rispetto ai rischi per le proprie imprese.

Lo studio si chiama Barometro del Rischio e quest’anno il risultato non è affatto sorprendente.

In Italia, i rischi maggiormente percepiti dalle aziende sono l’interruzione di attività, al primo posto con il 51% delle risposte, seguita dai rischi informatici (49%, in crescita rispetto al 38% del 2019). Al terzo posto il danno reputazionale o d’immagine (29%), che nell’ultimo anno ha scalato ben due posizioni superando le catastrofi naturali, quarte con il 20%.

La preoccupazione per la perdita di reputazione o di valore del marchio è diventata critica, ed è entrata a far parte, per la prima volta, dei primi tre rischi in Italia. Tuttavia, le interruzioni del business e i rischi informatici rappresentano ancora le principali preoccupazioni delle aziende italiane“,

Nicola MancinoCEO di AGCS Italia.

Interessante che i rischi informatici siano sul podio e scalino rapidamente la classifica, sintomo che le imprese cominciano seriamente a considerare l’accesso alle informazioni come critico ed a comprendere che la loro perdita o (peggio) furto, induca costi spesso nemmeno stimabili.

Non diverso è il discorso per la continuità del business. L’interruzione delle attività, l’impossibilità di dar seguito agli impegni assunti con i clienti è uno degli incubi di qualsiasi imprenditore e sarebbe un folle chiunque non avesse implementato un piano per garantire che la propria impresa possa continuare a produrre e intrattenere rapporti con il proprio mercato anche in casi limite.

Ovvio, replicare uno stabilimento produttivo (soprattutto quando ne hai solo uno!) non è come copiare una cartella in una chiavetta USB, non sempre è una cosa possibile, semplice e persino praticabile. Tuttavia, anche in questi casi, benché la produzione sia difficile da ripristinare in tempi brevi, vanno considerate tra quelle da mettere in sicurezza, anche tutte le altre attività in supporto alla produzione e quelle collegate alla amministrazione aziendale ed al rapporto con i clienti.

Beh, gestire una macchina utensile a controllo numerico da casa è improbabile, ma dare assistenza ad un utente, scrivere un contratto o un parere, sviluppare un business plan, fare un preventivo, effettuare un bonifico, gestire un sinistro, amministrare del personale, gestire la contabilità, pagare, incassare, calcolare imposte, ecc. sono tutte attività che possono essere eseguite in tele-lavoro senza particolari limiti. Come queste, tantissime altre.

In generale, quasi tutto il terziario potrebbe lavorare in tele-lavoro senza particolari limitazioni.

Qualche tempo fa, persino alcune norme giuslavoristiche furono aggiornate per agevolare lo “smart-working” (Legge 81/2017), ma nemmeno a seguito del recente green new deal, la maggior parte delle organizzazioni stanno pianificando attività che le portino ad essere smart working ready (pronte per il tele-lavoro). Certo, in molti si dichiarano utilizzatori di servizi cloud, ma scavando, spesso si scopre che il servizio cloud che utilizzano è la PEC.

Non è certo utilizzando la PEC o l’archiviazione in cloud che garantiremo la continuità del nostro business.

Proviamo ad immaginare una situazione al limite del fantascientifico. Un po’ triller ed un po’ fantastica. Un virus rischia di causare una pandemia e le autorità dispongono la quarantena forzata dei cittadini esposti al rischio di infezione. Uffici chiusi, scuole chiuse, supermercati svuotati, strade deserte, l’esercito che blocca l’uscita da larghe fette di territorio. Il Governo dice che per evitare il collasso economico bisogna ricorrere al tele-lavoro.

Come? Vi sembra particolarmente realistico? In effetti lo è e lo sappiamo tutti.

Premesso il necessario rispetto e la umana vicinanza per tutti coloro che per causa del coronavirus COVID-19 soffrono disagi veri, perdite umane e materiali, (retoricamente) mi chiedo: quali sono i limiti che non consentono a chi ha un business “compatibile” di andare in una direzione così ovvia come l’utilizzo di sistemi per il tele-lavoro?

Oggi, 24 febbraio 2020, con i figli costretti a casa da una ordinanza regionale che qui in Emilia ha chiuso le scuole di ogni ordine e grado, molti dei nostri collaboratori sono al lavoro da casa. Sviluppano applicazioni, registrano fatture, rispondono ai ticket di assistenza, rispondono alle chiamate telefoniche, fanno preventivi, fanno persino formazione ai clienti. Fanno tutto quello che c’è da fare.

Chiaro, non siamo una azienda meccanica, né un centro fisioterapico, ma non lo sono nemmeno la maggior parte dei lettori di questo articolo.

Non esiste una strategia tecnologica che vada bene per tutti e che ci metta al riparo dagli ingenti danni derivanti dalla interruzione delle attività professionali e di impresa, ma esistono 8 modelli per il sicuro fallimento di una strategia tecnologica e che sono stati perfettamente individuati una ricerca di World Economic Forum. world economic forum failure pattern

Penso che il male oscuro di una ampia fetta dell’imprenditoria e dei professionisti italiani stia al primo posto. Lo chiamano Planning to Plan. Per quel che ne so io, solo i messicani con ahorita ed i romagnoli con adesso-dopo sono riusciti a dare una definizione migliore del rinviare ad libitum.

Insomma, pianificare è un ottima abitudine. Però, programmare di pianificare di fare qualcosa, non è la stessa cosa che farla e, al solito, ce ne accorgiamo troppo tardi.

 

 

 

 

 

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Adesione al servizio di consultazione fatture elettroniche

Entro il prossimo 31 ottobre ogni contribuente obbligato alla fatturazione elettronica deve comunicare ad Agenzia delle Entrate la propria decisione sulla adesione o non adesione al servizio di consultazione delle fatture elettroniche.
 
Tale servizio si concretizza nella possibilità di consultare le proprie fatture elettroniche attive e passive sul sito fatture e corrispettivi fino a 8 anni dopo il recapito della fattura su SDI.
A beneficio di tutti riporto la parte più significativa dell’accordo di servizio pubblicato da Agenzia delle Entrate sul quale si legge:
In caso di mancata adesione al suddetto servizio di entrambe le parti del rapporto economico – cedente/prestatore o cessionario/committente – l’Agenzia memorizza e rende consultabile e scaricabile l’intero file della fattura elettronica solo fino all’avvenuto recapito della stessa al destinatario; una volta consegnata la fattura, l’Agenzia cancella i dati non fiscali, unitamente al dato fiscale relativo alla descrizione dell’operazione, mentre conserva esclusivamente i “dati fattura”, cioè i dati fiscalmente rilevanti di cui all’articolo 21 del decreto del presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 ad esclusione dei dati di cui al comma 2, lettera g), e alle altre disposizioni tributarie nonché i dati necessari a garantire il processo di fatturazione elettronica attraverso il SdI, di cui all’Allegato B del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 aprile 2018. Tali “dati fattura” sono resi disponibili in consultazione al soggetto IVA che non abbia effettuato l’adesione, fino al 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione di riferimento.
Risulta chiaro ed evidente che, se le parti (cliente e fornitore) non aderiscono al servizio di consultazione, il file fattura è disponibile integralmente sul portale fatture e corrispettivi solo fino al recapito. Stando ad i tempi medi di recapito di questo ultimo periodo, parliamo di un paio d’ore.
La richiesta di adesione si è resa necessaria a seguito di una pronuncia del Garante per la protezione dei dati personali che ha obbligato Agenzia delle Entrate e richiedere un consenso esplicito per la conservazione delle fatture sulla base dell’assunto (sbagliato! n.d.r.) che le fatture contengano dati personali oggetto di protezione.
Ora, prescindendo dalla ragioni che ci hanno portato a questo nuovo adempimento, ciò che va chiarito è che l’adesione o la mancata adesione non ha dirette ed immediate conseguenze sulla procedura di un eventuale accertamento che, in ogni caso, va sempre avviata da parte dell’ente accertatore con una comunicazione preliminare al contribuente.
Ciò che voglio dire è che non aderire per mettersi al riparo da accertamenti è una scelta lecita, ma non raggiunge lo scopo.
Pensate solo al caso che io non aderisca, ma lo faccia il mio cliente; in questo caso la mia fattura è comunque integralmente a disposizione della Agenzia.
Inoltre, commentatori ed esperti più illustri e titolati del sottoscritto, hanno più volte sottolineato come un rapporto chiaro ed aperto con il fisco non possa che contribuire a distendere il clima nello sfortunato caso di un accertamento, durante il quale Agenzia delle Entrate ha sempre comunque a disposizione l’intera fattura (si veda Prof. Santacroce sul Sole 24 Ore di oggi 17/10/19)
Premesso che su questo tema, ogni scelta professionalmente effettuata è lecita e non opinabile, la nostra visione di uno studio moderno ed efficiente, ci impone di sottolineare che la scelta sull’adesione, dovrebbe essere prevalentemente guidata dal proprio processo di business, soprattutto nel momento in cui questo non abbia ricadute negative sul cliente.
Parlando a commercialisti e consulenti utenti delle piattaforme di StudioBoost, ritengo che le ragioni che dovrebbero spingervi all’adesione o alla non adesione siano collegate alla tipologia di rapporto che si è instaurato con il vostro cliente ed alla efficienza che volete raggiungere nel vostro processo di lavoro.

Se, ad esempio, il cliente utilizza un proprio gestionale non collegato con il gestionale del commercialista o alla piattaforma StudioBoost, è opportuno aderire al servizio consultazione per poter ricevere automaticamente sulla piattaforma StudioBoost le fatture inviate e ricevute da questo cliente. Ciò grazie alla sincronizzazione automatica del contenuto di fatture e corrispettivi integrato nella piattaforma StudioBoost.

Come questa, esistono numerose altre situazioni in cui l’intermediario qualificato può aver bisogno dei documenti IVA del cliente.
Il servizio di consultazione, unito alla sincronizzazione automatica del contenuto del portale fatture e corrispettivi offerta da StudioBoost, risolve tutte queste situazioni senza dover richiedere necessariamente l’intervento del cliente.
In altri termini, se il cliente utilizza per inviare e ricevere fatture elettroniche la piattaforma StudioBoost offerta dal commercialista, del servizio di consultazione si può fare tranquillamente a meno.
Negli altri casi, si impone una riflessione sui pro e contro dell’adesione o della mancata adesione riferiti alla linearità e speditezza delle attività di lavoro proprie e del proprio cliente.
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Il futuro del retail inizia dai corrispettivi telematici

Il futuro del retail inizia dai corrispettivi telematici… a patto che i retailers, ovvero gli esercenti, colgano l’occasione per rinnovare i propri processi di gestione.

Anche se sarebbe meglio dire: “avviare processi di gestione della propria attività”.

Non fraintendete, non sto affermando che nessun esercente abbia implementato processi di controllo e gestione del proprio punto vendita. Certamente i retailers più strutturati hanno già in esercizio complessi sitemi di gestione dei vari punti vendita e dei relativi punti cassa, integrandoli con sistemi di magazzino e pianificazione delle risorse aziendali (ERP). Con altrettanta certezza è impossibile affermare che questa attitudine alla pianificazione e controllo risulti estesa a esercenti di medio-piccola dimensione.

Crudo, ma necessario.

Insomma, storie già sentite con l’introduzione della fattura elettronica: impossibile per i piccoli adempiere all’obbligo; troppo oneroso, insensato.

Eppure, dopo ormai 10 mesi, nessuno è morto di “fattura elettronica” e se qualcuno è stato seppellito per causa del nuovo obbligo, significa che era già morto.

Perdonate la crudezza, ma a volte è necessaria per chiarire in maniera incontestabile un concetto che nella sua banalità fa sempre fatica a passare: non si può fallire perché una norma ci costringe a cambiare il metodo di invio e ricezione di una fattura, si fallisce se di fatture non se ne fanno abbastanza per coprire i costi e rendere profittevole l’impresa.

Non vorrei però riaprire ferite in via di guarigione, anche perché in questi giorni sembra se ne stia aprendo una nuova proprio a causa dei corrispettivi telematici che, alla fine, non sono altro che la versione “al dettaglio” della fattura elettronica.

In cosa consista l’obbligo, ormai lo sappiamo tutti: i dati degli scontrini fiscali emessi ogni giorno, dovranno essere obbligatoriamente trasferiti alla Agenzia delle Entrate attraverso unici e formidabili strumenti chiamati registratori telematici. Della necessità del registratore telematico e della sua memoria fiscale, segnatevelo, parleremo tra 18-24 mesi.

Sulle possibilità che questo obbligo apre, invece, non si dice abbastanza.

Il retail del futuro

Un recente ricerca di Google Marketing Service raccoglie dati interessanti su una categoria di clienti molto specifica: quelli che usano lo smartphone.

Pare che il 79% dei possessori di smartphone rientri in questa rara ed originale categoria.

Sempre Google ci dice che, l’84% degli “smartphone shoppers” usa lo smartphone per aiutarsi nelle scelte di acquisto proprio mentre è nel negozio. Il dato più interessante è che questo tipo di clienti acquista mediamente il doppio (in valore) rispetto ai clienti “normali”.

Una seconda ricerca di Infiniti Research prevede che nei negozi del futuro ci saranno 3 elementi fondamentali: l’intelligenza artificiale a supporto delle decisioni di acquisti, un esperienza personalizzata per ogni cliente e robot che effettueranno automaticamente il ri-assortimento delle merci.

Strumenti ormai inadeguati

Mi diverte mettere in relazione queste due ricerche con gli strumenti di cui i nostri retailers si stanno dotando: il registratore telematico.

Mi diverte ancora di più mettere il registratore telematico accanto al classico sito che ti consente di fare la fattura elettronica a 1€: ho risolto un problema immediato, ma mi sono fermato a guardare l’albero senza nemmeno accorgermi di essere in una foresta.

La stessa foresta che mi inghiottirà inesorabilmente quando qualcuno deciderà di dare applicazione alla riformata norma sulla crisi di impresa o quando il retailer online di turno (leggi Amazon) farà le consegne in giornata anche nella mia città.

La competizione (e le norme) impongono un cambio di passo deciso a tutti, inclusi i retailers.

Nuovi strumenti, più cultura d’impresa

I moderni strumenti gestionali in cloud sono in grado di interfacciarsi con le  stampanti fiscali telematiche (finché non se ne capirà la scarsa utilità), con SDI e le fatture elettroniche, con l’e-procurement delle grandi aziende fornitrici (Peppol), con i conti correnti bancari (grazie EU per la PSD2!) e, soprattutto, con i clienti attraverso i loro smartphone.

Si crea così un sistema integrato in grado di dare al cliente quella esperienza personalizzata che deve contraddistinguere un negozio fisico da uno online e di presentare cruscotti di gestione e controllo che mettano in seria e scientificamente rigorosa relazione tutti i dati.

Sviluppiamo questi sistemi anche perché vogliamo diffondere e beneficiare commercialmente (non mi pare scandaloso…) una cultura di impresa che in Italia fa troppa fatica ad imporsi.

I nostri sistemi di gestione e pianificazione aziendale oltre ad assicurare una piena digital compliance (mettono al sicuro e certificano i dati ed i documenti che vengono gestiti), sono già oggi in gradi di elaborare i dati quantitativi prodotti dall’impresa nel quotidiano ciclo di vendita ed acquisto, costruendo cruscotti di analisi utili all’imprenditore ed ai suoi consulenti.

Più cloud, meno costi

Ciò che poi rende davvero unici questa nuova classe di strumenti gestionali è l’approccio di massa.

Grazie ad applicazioni cloud centralizzate ed utilizzate da centinaia di migliaia di utenti, si abbattono drammaticamente le barriere di ingresso (leggi costi licenze, manutenzione, hardware, formazione, ecc.). In questo modo anche le imprese più piccole possano beneficiare di funzionalità ed automazioni che 3 anni fa, solo le grandi aziende potevano permettersi. Non occorre discutere oltre di questo, i risultati che abbiamo portato negli ultimi 10 mesi ai nostri clienti sono una prova inconfutabile.

Non servono (più) risorse dedicate

Mentre l’impresa “gira” normalmente, mentre si ricevono e spediscono merci, mentre si acquista e si vende, mentre si digita uno scontrino, il sistema cattura ed elabora tutti i dati di processo e quantitativi disponibili, senza alcun intervento umano.

Vuoi sapere quanto pagherai di IVA? Il sistema te lo dirà cona approssimazione inferiore al 5%, stessa cosa per le imposte. Vuoi avere un outlook sulla tua cassa nei prossimi 6 mesi? Il sistema ti presenterà un cashflow chiaro ed intellegibile a chiunque. Ed i dati commerciali? Quanti clienti hai perso? Quanti ne hai acquisiti? Quanto sono soddisfatti i tuoi clienti del tuo prodotto o servizio? Sei una azienda che innova? Anche queste sono informazioni che la nostra piattaforma è in grado di fornire senza nessun intervento umano.

Cito un amico e collega imprenditore (che poi si taggherà, se vuole): “l’imprenditore guida una macchina socialmente pericolosa che è la sua impresa, così come è giusto fare il tagliando e la revisione alla nostra auto, è giusto operare per mettere in sicurezza anche la nostra impresa che è in grado di fare molti più danni a noi e agli altri rispetto alla nostra auto”.

Non sarei mai riuscito ad essere più chiaro ed efficace di lui.

Gli strumenti al passo con i tempi esistono, usiamoli

Il momento del cambio passo è questo.

Ancora una volta: cerchiamo di non vedere il corrispettivo telematico come un adempimento, consideriamolo piuttosto nel percorso di digitalizzazione del rapporto con il fisco in cui è stato inserito e prendiamone i benefici utilizzando gli strumenti più corretti.

Siamo nel 2020, è l’informatica, bellezza!

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Esigibilità e detraibilità IVA, come rispettare la norma? Che Fatture e Corrispettivi sia davvero la soluzione?

Non è cambiato nulla, l’abbiamo sempre detto. Non è cambiata la Legge IVA, è solo che con la fattura elettronica i dati viaggiano in maniera trasparente ed immediatamente intellegibile per il verificatore.

Con il risultato che quelle abitudini nella registrazione degli acquisti, nell’emissione delle fatture di vendita, quelle piccole furbizie, beh, è meglio dimenticarsele.

Bastasse questo, in fondo, non ci sarebbero troppi problemi: le abitudini si cambiano, ciò che non si può cambiare è la reale, tangibile, evenienza di problemi legati alla fatturazione elettronica.

Uno su tutti? Le mancate consegne, che per il cliente diventano documenti recapitati nell’area Fatture e Corrispettivi del sito di Agenzia delle Entrate.

In quel caso la data di ricezione, come noto, è quella in cui il documento viene “scaricato”. Sempre che il fornitore avvisi della mancata consegna e sempre che ci si ricordi di andare a verificare i documenti consegnati su Fatture e Corrispettivi.

Che dire, poi di chi questi problemi li vive amplificati e moltiplicati per “n”?

Parlo, dei commercialisti ed in genere dei centri servizi contabili che ogni giorno affrontano un numero di problemi legati a queste tematiche con fattori esponenziali rispetto alla singola azienda o al singolo professionista.

Questi soggetti hanno clienti eterogenei non solo per loro attività, ma anche in quanto scelte tecnologiche collegate alla fattura elettronica.

Insomma, quanti tra i commercialisti è riuscito a convincere tutti i propri clienti ad utilizzare il sistema di fattura elettronica collegato al proprio gestionale fiscale?

Pochi, ve lo assicuro. Pochi.

Come possono i soggetti che erogano consulenza contabile o semplice elaborazione dati essere certi dei dati collegati ai documenti IVA. In particolare, come avere certezza sulla data di ricezione?

Fatture e Corrispettivi è l’unica soluzione plausibile. Purtroppo. O per fortuna?

Per gli utenti della piattaforma StudioBoost è senza dubbio alcuno una fortuna!

BPOPilot ha una funzione unica, originale totalmente in cloud che sincronizza i dati di fatture e corrispettivi con quelli che vengono prodotti sul portale o ricevuti sui codici destinati collegati al portale.

I documenti vengono poi organizzati, registrati automaticamente (grazie alla nuova funzione “registrazione silente”) e resi disponibili per l’importazione in 12 diversi gestionali fiscali.

Si, i documenti arrivano, vengono processati dal sistema senza alcun intervento umano (naturalmente questa modalità è configurabile per cliente, cliente/fornitore, ecc.) e trasformati nel formato file nativo di 12 diversi sistemi gestionali fiscali in modo che si possano importare non gli XML, ma la contabilità già sviluppata.

Senza contare che gli stessi documenti vengono sottoposti al processo di conservazione digitale a norma in maniera totalmente automatica e che saranno sempre disponibili per la consultazione al vostro cliente sul portale a logo del vostro studio, assieme all’importo della liquidazione IVA in tempo reale, ad uno scadenzario clienti e fornitori ed altri utili strumenti di controllo finanziario e di gestione.

In questo modo, non importa che sistema abbiano scelto i vostri clienti, non importa che software utilizzate, avrete la certezza di non incappare nelle nuove sanzioni in vigore dal prossimo 1 luglio.

Provare non costa nulla, andate su http://cambiapiattaforma.it e registratevi per una prova gratuita.

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Terminato il periodo di tolleranza su GDPR, il Garante inizia a fare sul serio

Il 19 maggio è scaduto il periodo di tolleranza stabilito dal Garante Privacy per l’adeguamento alla recente normativa sulla protezione dati personali, si inizia a fare sul serio.

Nella più classica delle situazioni italiane, la nuova normativa europea sul trattamento dati personali, il famigerato GDPR, ha provocato non poche discussioni.

La norma europea, approvata nel 2016, concedeva 2 anni di tempo alle imprese europee per adeguarsi. Il termine ufficiale per l’adeguamento spirava il 25 maggio 2018. Successivamente, nell’agosto del 2018, il legislatore italiano interveniva per integrare ed abrogare, dove fosse in contrasto con quella europea, la pre-vigente norma italiana con il Decreto Legislativo 101/2018 che all’articolo 22 stabiliva un “periodo di tolleranza” per i comportamenti non conformi alla nuova indicazioni sul trattamento dati personali, che è scaduto, appunto, lo scorso 19 maggio.

In pendenza del periodo di tolleranza, in Italia sono stati comunicati al Garante “solo” un migliaio di data breach, contro i 15.000 dell’Olanda, i 12.000 della Germania ed il 10.000 dell’Inghilterra, segno che il periodo di tolleranza è stato “preso sul serio” (affermazione ironica).

Nonostante ciò, in Italia sono state elevate sanzioni per circa 8 Milioni di Euro. Non esattamente “noccioline”, se si considera che il periodo di tolleranza è scaduto solo qualche giorno fa.

Le imprese ed i professionisti sono chiamati ad un nuovo sforzo verso l’utilizzo consapevole delle tecnologie informatiche: GDPR, infatti, è molto focalizzato sui trattamenti automatizzati, sulle profilazioni e sui data breach (qualsiasi evento doloso o colposo che potrebbe aver consentito l’accesso ai sistemi informatici o ai dati aziendali, es. un qualsiasi virus informatico).

Verifica qui il tuo livello di adeguamento.

In particolare, i professionisti come Commercialisti e Consulenti del lavoro, che effettuano trattamenti massivi di dati, anche particolari, in ambienti informatici spesso inadeguati, dovrebbero correre rapidamente ai ripari.

I costi degli adeguamenti informatici su infrastrutture pre-esistenti potrebbero essere molto elevati, senza considerare la possibilità che le infrastrutture potrebbero essere impossibili da adeguare per limiti tecnologici.

L’utilizzo di sistemi cloud può aiutare enormemente le imprese ed i professionisti in questo adeguamento.

“Spostare” letteralmente il problema nel cloud implica il fatto di esternalizzare anche la responsabilità del trattamento. Naturalmente, ciò va visto in termini di “opportunità” e non di obbligo: l’utilizzo di sistemi cloud che possano erogare in modalità servizio tutti i software utilizzati in studio/azienda, infatti, porta con sé una serie di benefici che vanno ben oltre il “semplice” adeguamento alla normativa GDPR.

Non tutte le soluzioni cloud sono “by design” costruite sulla più stretta aderenza alla normativa privacy e non tutte le soluzioni cloud, sono in grado di rispondere puntualmente alle esigenze di ogni dimensione aziendale per costi, tempi di setup e metodo di fruizione del servizio.

StudioBoost ha realizzato due soluzioni verticali per studi professionali e piccole medie imprese, entrambe adeguate by design a GDPR, di immediata implementazione e facile adozione.

Se sei un professionista scopri di più qui.

Se sei un impresa scopri di più qui.

 

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Fattura elettronica, slitta al 31 ottobre il termine per l’adesione al servizio di consultazione di Agenzia delle Entrate

Il periodo per aderire al servizio consultazione delle proprie fatture elettroniche sul portale Fatture e Corrispettivi di Agenzia delle Entrate viene ampliato fino al 31 ottobre 2019.

La platea degli obbligati alla fattura elettronica potrà aderire al servizio di consultazione delle fatture elettroniche sul portale fatture e corrispettivi dal 1 luglio al 31 ottobre 2019.

La scadenza, inizialmente prevista per il 1 maggio e già prorogata al 31 maggio, viene ulteriormente spostata al 1 luglio. Da questa data, infatti, i contribuenti avranno 60 giorni di tempo per comunicare l’adesione. Trascorso tale termine senza che si sia optato per l’adesione, i file XML delle fatture elettroniche presenti sulla piattaforma di Agenzia delle Entrate, verranno cancellati definitivamente.

Aderire al servizio, pro e contro.

L’adesione al servizio di consultazione ha come conseguenza diretta la autorizzazione, da parte del contribuente, alla Agenzia delle Entrate alla conservazione dei file XML delle fatture elettroniche inviate e ricevute dal contribuente stesso. Da qui deriva la possibilità per AdE di “leggere” e trattenere tutto il contenuto (il corpo) delle fatture elettroniche. Ciò potrebbe far erroneamente pensare che, solo in questo caso, la Agenzia delle Entrate abbia la possibilità di effettuare verifiche puntuali. Infatti, è opinione comune che concedere tale autorizzazione alla AdE equivalga ad aprire alla possibilità di un “grande fratello” fiscale in grado di controllare puntualmente ogni nostro comportamento.

Se non fosse che… con l’accesso alle banche dati bancari, il sistema tessera sanitaria, l’invio e la ricezione fatture attraverso SDI, l’esterometro, gli ISA, ecc. il grande fratello fiscale è realtà da molto tempo.

Non solo, non vi è alcuna indicazione sulla possibilità che, pur non conservando gli XML, questi non vengano letti e classificati  da AdE on-the-fly, ovvero mentre transitano nel sistema SDI, senza peraltro contravvenire al divieto di conservazione del file XML. D’altra parte è noto che, per effettuare i controlli di congruità e correttezza, SDI da sempre legge i file XML che gli vengono inviati.

Nessuno di coloro i quali desiderano mettersi al riparo da controlli indesiderati, può essere certo che le “sonde informatiche” di AdE non agiscano nel momento del transito del file nel SDI.

Quindi, posto che fatture e corrispettivi è un sistema in evoluzione in cui si vede l’embrione di qualcosa di estremamente comodo e funzionale per il contribuente e per il professionista che lo assiste, l’adesione al servizio di consultazione non pare una idea così balzana. 

Diverso il discorso per la conservazione digitale a norma, per la quale la nostra opinione resta che la dimensione ed il business aziendale abbia una importanza fondamentale nella scelta. Per approfondire leggete qui.

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Fatturazione Elettronica, dal 1 luglio nuovo punto di svolta. Via alle sanzioni

Nuovo punto di svolta sulla fatturazione elettronica, dal prossimo 1 luglio 2019 le regole per la produzione e l’invio delle fatture elettroniche subiranno una ulteriore stretta, con la conseguente attivazione del regime sanzionatorio previsto dalla normativa vigente.

I problemi più sentiti (o subiti) riguardano la data di emissione e, di conseguenza, la data per la corretta gestione del credito/debito IVA.

La attenzione già massima prestata dal team di sviluppo di StudioBoost alla semplicità d’uso ed alla prevenzione di errori e problemi di ordine fiscale, ci ha consentito di anticipare le scadenze ed approntare una serie di controlli applicativi ed automatismi che siano in grado di limitare la possibilità di generare errori nella produzione ed invio della fattura elettronica.

Il prossimo 30 giugno la nostra piattaforma verrà aggiornata con le nuove funzionalità ed i nuovi controlli “anti sanzione”.

Naturalmente ci sono elementi, come la data di effettuazione dell’operazione di cessione beni/servizi, che possono essere valutati solo dall’utente, la cui attenzione è necessaria quanto i controlli “anti-sanzione” implementati sulla piattaforma.

La tabella di seguito può aiutare tutti gli utenti ad individuare correttamente le giuste tempistiche di emissione e registrazione delle fatture elettroniche.

Tipo Operazione
Data Operazione
Termine per  l’emissione della fattura
Termine per la registrazione della fattura
Mese liquidazione IVA
Cessione di beni mobili
Data consegna/spedizione
Data effettuazione + 10 giorni di calendario
Entro il 15 del mese successivo a quello dell’operazione
Mese di effettuazione dell’operazione
Cessione di beni con DDT
Data consegna/spedizione del bene
Entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione
Entro il termine di emissione della fattura
Mese di effettuazione dell’operazione
Cessione di immobile
Data del rogito notarile
Data effettuazione + 10 giorni di calendario
Entro il 15 del mese successivo a quello dell’operazione
Mese di effettuazione dell’operazione
Prestazioni (servizi)
Data pagamento (oppure data fattura se antecedente al pagamento: fattura “anticipata”)
Entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione
Entro il termine di emissione della fattura
Mese di effettuazione dell’operazione

 

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StudioRelax Cloud 2.0 in arrivo

Avviati i lavori di potenziamento, ampliamento ed aggiornamento di StudioRelax, l’unica piattaforma cloud dedicata ai professionisti.

StudioRelax Cloud fu ideato e realizzato quattro anni fa per rispondere alle specifiche esigenze dei professionisti italiani. La piattaforma intendeva rispondere alle necessità di maggiore sicurezza e produttività di un mercato, quello dei Commercialisti, Avvocati, Consulenti del Lavoro e Notai, che forse, a quel tempo, nemmeno avevano ben compreso le sfide che avrebbero dovuto affrontare.

Oggi StudioRelax è una piattaforma consolidata, che eroga servizi software ad oltre 700 utenti. Ospita almeno un istanza di tutti i principali gestionali fiscali ed ha statistiche di disponibilità superiori al 99,98%, nemmeno lontanamente paragonabili con quelli di un data center interno, o del classico noleggio di una VPS (macchina virtuale) da un provider, ma anche dell’hosting di molte software house.

Lavorare in mobilità, su qualsiasi dispositivo, con velocità stabilmente superiori a 800MBps, con la consapevolezza che tutti i dati ed i software sono gestiti in maniera professionale sia dal punto di vista della sicurezza fisica e logica, sia da quello della privacy come è intesa dal GDPR è una esigenza ormai stabile e di ogni operatore del mondo professionale.

Nella spasmodica persecuzione dell’obiettivo della massima prestazione, abbiamo deciso di avviare un progetto interno che terminerà il prossimo 1 settembre 2019 con l’obiettivo di ampliare il numero di server disponibili, sostituire i server attualmente utilizzati per utilizzarne di ultima generazione, potenziare ulteriormente la banda disponibile (oggi 1GBps) ed aggiornare tutti i sistemi operativi ed i software alle ultimissime versioni che il mercato offre.

Non si tratta di un salto nel buio. Utilizzeremo tutte tecnologie innovative, ma che hanno già raggiunto il cosiddetto “plateau di stabilità” per continuare a garantire la stabilità che ha sempre contraddistinto il nostro servizio.

Sebastiano Pratellini, CTO

Già in questi giorni si potranno toccare tangibilmente i primi risultati di questo progetto. Molti software di office automation sono già stati aggiornati e molti server sono già stati sostituiti da macchine con maggiori prestazioni e di ultima generazione.

In questo momento, in cui i professionisti, sentono forte l’esigenza di poter lavorare in tranquillità, dimenticandosi di tutti gli aspetti di manutenzione e gestione informatica e, perché no, risparmiando molti dei costi connessi al ICT, StudioRelax è la soluzione più comoda, flessibile, rapida nell’adozione, stabile, veloce e conveniente.

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