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FATTURA ELETTRONICA: DA BOLOGNA PARTE UNA CAUSA CONTRO TEAMSYSTEM, IL COLOSSO DELLE SOFTWARE HOUSE ITALIANE

Non sembra destinato a placarsi il dibattito che da giorni infuria intorno ai software di fatturazione elettronica, strumenti necessari a partire dal prossimo primo gennaio quando entrerà in vigore l’obbligatorietà dell’uso della fattura elettronica per aziende e professionisti.

Da alcuni giorni, in particolare, la polemica vede opposti Assosoftware, associazione che aderisce a Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, e il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti che lo scorso settembre ha indetto una gara per la creazione di hub di sua proprietà per la gestione della fatturazione elettronica da offrire a prezzo agevolato ai propri iscritti.

Tra email ‘minatorie’, accuse neanche tanto velate e ricorsi (nella fattispecie quello presentato da Assosoftware all’Autorità Garante per il Mercato e la Concorrenza) si giunge ad oggi quando, una piccola e giovane software house bolognese, StudioBoost (che ha siglato un accordo con l’Associazione Nazionale Commercialisti per l’adozione del proprio software di fatturazione elettronica), si rivolge al proprio legale per richiedere al Tribunale Civile un provvedimento urgente per concorrenza sleale nei confronti di Teamsystem. 

“Assosoftware sta tentando di difendere l’indifendibile – spiega Domenico Navarra, CEO e fondatore di StudioBoost -. Le software house più potenti impediscono, con ogni mezzo, ai loro clienti di usare piattaforme di terze parti. Non accettano nemmeno la concorrenza del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti che, è vero, ha indetto una gara per la creazione di una piattaforma low-cost, ma è altrettanto vero che realizza una piattaforma povera dal punto di vista funzionale a cui mancano pezzi importanti come la conservazione sostitutiva.

Tuttavia, il vero punto della questione, quello per cui abbiamo decidere di procedere contro Teamsystem in accordo con il nostro legale, il Prof. Mauro Paladini è la condizione in cui oggi si trovano centinaia di software house di dimensioni medio piccole con prodotti performanti ed a basso costo che si vedono bloccare letteralmente la possibilità di espansione dal cartello che hanno costituito i colossi del settore”.

Ufficio Stampa

StudioBoost

Deborah Dirani

+39 393 8911364

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360 Payment Solutions entra nel capitale sociale di StudioBoost

Comunicato Stampa

360 Payment Solutions S.p.A., cui fa riferimento un gruppo con sede principale a Fiorenzuola d’Arda (Piacenza) attivo nel settore dei servizi dedicati in particolare agli operatori del trasporto merci, ha siglato un accordo per l’acquisizione del 30% delle quote della start-up bolognese StudioBoost, attiva nel settore dello sviluppo di software per imprese e professionisti.

L’operazione ha lo scopo di ampliare il portafoglio servizi offerti dal gruppo – che comprende 18 società italiane ed estere con sedi in 12 città europee tra cui Colonia, Vienna e Barcellona, impiega 200 addetti e nel 2017 ha sviluppato un giro d’affari di 461milioni di euro e chiuderà il 2018 raggiungendo i 540milioni – con particolare riferimento a quelli di fatturazione elettronica per la quale StudioBoost ha sviluppato un software già scelto dall’Associazione Nazionale dei commercialisti.

“Abbiamo tradizionalmente concentrato le nostre energie sull’offerta di servizi ad aziende del settore trasporti – commenta Marco Alberti, fondatore e CEO di 360 Payment Solutions S.p.A. -. Il piano di sviluppo su cui stiamo investendo, l’ingresso nel capitale sociale di StudioBoost è solo una delle operazioni che stiamo conducendo, si propone ora due obiettivi: ampliare il bouquet di servizi offerti dal nostro gruppo e al contempo rendere più orizzontale il nostro portafoglio clienti, rivolgendosi a una platea più ampia di PMI. La collaborazione con una società smart e veloce come StudioBoost e’ un’eccellente opportunità sia per ridurre il time to market nell’introduzione di nuovi servizi sia per concepire e realizzare nuove soluzioni integrate.

“Stiamo affrontando in un momento di forte crescita – spiega Domenico Navarra, CEO di StudioBoost -. Il mercato oggi sta premiando l’impegno degli scorsi 3 anni e le performance dei nostri prodotti. Abbiamo prima auspicato e poi accolto con grande favore l’ingresso nel capitale sociale di un partner industriale proprio per dare il dovuto sostegno a questa crescita. La partnership con 360 Payment Solutions S.p.A. ci inserisce in un percorso di ulteriore accelerazione con l’obiettivo di integrare le nostre piattaforme ed i servizi delle altre società del gruppo con le quali abbiamo già avviato progetti molto interessanti, ma il bello deve ancora venire. Abbiamo già rafforzato il reparto delivery con due nuove risorse e stiamo facendo scouting per introdurre altre 4 risorse in R&D. Le idee che vogliamo sviluppare sono tante e non tarderemo a mostrarle a tutti”.

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Per la deduzione dei costi è obbligatorio conservare l’originale della fattura

Lo conferma la Corte di Cassazione, per la deduzione dei costi è obbligatorio conservare l’originale della fattura.

Ovvero, per dedurre lecitamente lecitamente un costo ai fini dell’abbattimento del monte imponibile (l’importo su cui si determina il reddito), è necessario avere prova inequivocabile dell’acquisto.

In tema di fatturazione elettronica la questione potrebbe diventare, soprattutto per le imprese più piccole e per i professionisti, particolarmente gravosa.

Quando riceviamo una fattura elettronica, infatti, l’originale è rappresentato esclusivamente dal file XML che è transitato (e quindi è noto) al Sistema di Interscambio di Agenzia delle Entrate. Come possiamo quindi ottemperare a questo obbligo di conservazione dell’originale?

Un file informatico aperto come l’XML, se archiviato come facciamo con tutti gli altri file, potrebbe essere soggetto ad alterazione (anche involontaria), a deterioramento (pensate all’effetto del virus cripto-locker che rende inaccessibili tutti i file che attacca) o a perdita (pensate che accadrebbe se si rompesse il dispositivo sul quale li archiviate).

Per evitare queste eventualità la Legge italiana prevede una procedura codificata per dare valore legale ad un file informatico, rendendolo quindi immodificabile. Questa procedura si chiama Conservazione Sostitutiva ed è obbligatoria per tutti i file che non possono essere materializzati e che sono da conservare per ragioni fiscali o civilistiche.

Esattamente il caso delle fatture elettroniche. Infatti, la Legge non considera il file XML lecitamente conservato se viene “stampato”, contemporaneamente deve essere conservato per poter lecitamente provare un costo o un ricavo.

Chiunque dotato della opportuna infrastruttura organizzativa, hardware e software può gestire tale procedura. Tuttavia, l’infrastruttura necessaria non è a disposizione di tutti a causa dei costi elevati e delle professionalità necessarie a gestire questo processo: i laureati in archivistica, sono decisamente pochi.

Tra gli impegni che il Governo Italiano ha assunto con l’Unione Europea nella richiesta di poter attivare la fatturazione elettronica, c’è quello di offrire questo tipo di servizio, la conservazione sostitutiva, gratuitamente; in effetti, il Sistema di Interscambio mette a disposizione gratuitamente questo servizio a chiunque ne faccia richiesta.

Molti considerano che tale servizio abbia qualche limite. Vediamo i più importanti.

A) Il servizio va attivato personalmente (non quindi attraverso l’intermediario, es. commercialista) su richiesta del contribuente sul sito della Agenzia delle Entrate. Ciò significa che il contribuente deve, prima ancora di poter attivare il servizio, richiedere il PIN per l’accesso al sito dell’Ag.Entrate. Tale procedura è lenta, laboriosa e richiede dati (es. il giro d’affari degli anni precedenti, la registrazione allo SPiD, la CNS) che raramente abbiamo a portata di mano.

B) Attivando il servizio di conservazione sostitutiva di Agenzia delle Entrata, l’imprenditore o il professionista restano unici responsabili del servizio. Ciò implica che, in caso di problemi nella conservazione (es. un file corrotto, perdita di dati, o ritardi causati da problemi hardware o software dell’Agenzia), il contribuente non potrebbe portare a giustificazione di una eventuale sanzione per errata conservazione, l’errore del conservatore. Sul punto sono stati pubblicati molti articoli, ne segnalo qui uno sul Sole 24 Ore.

C) Nel momento in cui tutti gli originali dei documenti sono già nelle mani della Agenzia delle Entrate, questi potranno lecitamente avviare accertamenti “inaudita altera parte”, ovvero senza dover richiedere la collaborazione dell’imprenditore. Lo dice una recente circolare di Ag. Entrate.

Affidarsi a conservatori terzi, quindi, sebbene potrebbe avere un costo, produce una serie di vantaggi.

La Conservazione Sostitutiva di StudioBoost, in particolare, oltre ad eliminare tutti i limiti di quella di Agenzia delle Entrate:

A) è l’unica che propone un DPA (Data processing Agreement, accordo sul trattamento dei dati) che crea un vincolo assoluto di segretezza sui dati della fattura;

B) offre una ampia copertura assicurativa per l’eventualità di danni alla infrastruttura;

C) è completamente integrata nel software di fatturazione ed è completamente automatica;

D) delega la responsabilità del servizio di conservazione a StudioBoost che la esercita per mezzo di Diplomati alla Scuola di Archivistica;

E) ha un costo di solo 6€ + IVA al mese ed include 10 anni di conservazione!

Se siete già registrati alla piattaforma B2BEASY, leggete l’accordo di servizio ed acquistate qui la nostra Conservazione Sostitutiva. Se invece non siete ancora registrati, cosa aspettate? Potete farlo gratuitamente con pochi click su http://app.b2beasy.it

 

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Che confusione! Sarà perché ciarliamo?

Ho dovuto resuscitare i Ricchi e Poveri per inventarmi un titolo che non includesse nessuno dei termini scurrili che in questo momento mi verrebbe naturale usare.

Mancano (forse) 30 giorni lavorativi all’avvio della fatturazione elettronica obbligatoria e continuo a ricevere alert sulla keyword “proroga fattura elettronica”.

Non che le testate online da cui arrivano queste notifiche (perché di notizia evidentemente non si tratta) si siano mai contraddistinte per levatura culturale o per la profondità delle notizie, però fanno rumore e vengono rilanciate sui social dai moltissimi che “abboccano” al titolone.

Non sono notizie, nemmeno fake, si tratta per lo più di click bait.

Stessa cosa possiamo dire delle proposte di emendamenti  per prorogare o dare gradualità alla fattura elettronica proposti in una finanziaria che (forse) mai vedrà apposta la firma del Capo dello Stato: campagna elettorale, strumento di propaganda, esca.

Tanto rumore di fondo, tanta confusione, tanto inutile ciarlare.

Ogni tanto, ai convegni fingo di spegnermi, invece ascolto i brusii, le cose che la gente non ha il coraggio di dire a volume normale. Perché in fondo, molto in fondo, lo sa che si tratta di idiozie. Però ci provano, lo dicono a bassa voce per vedere se raccolgono un consenso dal vicino, se lo raccolgono si fanno forti ed il brusio diventa più insistente. Poi si blocca. All’improvviso. Solo perché inizio a fissarli. Sorridendo. E non so mai se è la simpatia la mia arma o la circonferenza del bicipite.

Rumori e chiacchiere, cose di cui in questo momento non c’è alcun bisogno. Cose di cui non c’è mai stato bisogno, ma che più si ci avvicina al 31 dicembre più danneggiano.

Sulla fatturazione elettronica hanno iniziato i grandi a fare confusione, ma i piccoli si sono presto adeguati.

L’associazione di categoria dei produttori software che prima dice che farà una piattaforma di fatturazione elettronica unica, poi non la fa. Gli associati, allora, si fanno la guerra per fare le loro piattaforme e per fare pace si inventano uno standard di XML arricchito. Standard arricchito. Lo vedo solo io l’ossimoro?

Contemporaneamente, la Agenza delle Entrate evita di sovraesporsi con provvedimenti troppo anticipatori. Però poi eccola che arriva lunga! Le regole tecniche sono di appena 6 mesi fa! Le deleghe per fatture e corrispettivi, di una settimana fa! Che poi, in fondo, che gliele dai a fare le deleghe massive ai commercialisti prima del 31 ottobre? Devono inviare i dichiarativi!

Nel mezzo, i benzinai che battono i piedi, vincono una piccola battaglia (la mitica proroga), ma poi si affidano ai soliti noti.

I Commercialisti che chiedono gradualità, ma intanto “faremo la nostra piattaforma entro il 1 novembre”. Scusate, di grazia, 1 novembre di che anno? Ma poi, voi non siete costituzionalmente tenuti a garantire la fede pubblica? Da quando fate i sindacalisti o i provider di servizi?

I tributaristi che per bocca di uno dei loro sindacati più importanti hanno detto cose da far accapponare la pelle.

Le software house, quelle vere, che hanno avviato politiche a dir poco predatorie. No, eh, mica importare sul mio software degli XML prodotti da altri! Guarda che se poi si rompe sono fatti tuoi! Ecco! L’hai rotto! Cosa? Vuoi usare un’altra piattaforma? No, eh! Proprio, no! Guarda che mi offendo e ti raddoppio i canoni! Ma guarda questo ingrato! Con tutto quello che ho fatto per evitarti errori nella scelta della migliore soluzione per te che casualmente, ma solo casualmente, è la mia!

Informatici che diventano esperti di fatturazione elettronica, fiscalisti che diventano esperti di digitalizzazione e processi. Non ho mai visto tanta offerta di consulenza sulla dematerializzazione come in questo momento. Peccato che da dematerializzare in una fattura elettronica non ci sia nulla.

Software gratis che arrivano tra un po. Software gratis che ci sono, ma sono usciti e tornano tra un attimo. Fatture elettroniche in tempo reale con la connessione neurale. Intanto la gente comune legge Cessionario/committente e gli vengono le convulsioni.

Conservo io, conservi tu, conserva l’Agenzia delle Entrate. No, no! A che serve conservare la fattura elettronica? Ci pensa SDI, figuriamoci! Ah, no! SDI, proprio no perché si deresponsabilizza. Cos’è sta roba che dei miei documenti fiscali sono responsabile io? Siamo matti?

Parlamentari affetti da forte bias cognitivo che criticano il Direttore Agenzia delle Entrate con argomenti puerili, demagogici, senza alcun costrutto. Svergognati da tutti i tecnici eppure, nemmeno tanto inspiegabilmente, acquistano così tanta popolarità da essere primi firmatari di una interrogazione parlamentare sul tema fattura elettronica e presentano pure emendamenti per la proroga!

I big data? Vogliamo parlare della rincorsa di quelli della finanza (non la Guardia di Finanza…) ai dati delle fatture? Rincorsa, si. Perché dovevano raggiungere quelli che si dovevano fare la piattaforma unica e che se li erano già accaparrati. Come? Una bella alternativa al SDI! Un bypass giusto dentro il CBI. Faccine sconvolte… davvero non lo sapevate?

Poi le denunce all’Antitrust, al Garante Privacy. Questo che incontra quello, il Ministro mi ha detto, il sottosegretario mi ha sottorassicurato…

Dai! Basta, per favore.

Non ci meritiamo questo, non si meritano questo i milioni di aziende e professionisti che si sono già organizzati, i provider che si sono attrezzati per erogare servizi, la stessa Agenzia delle Entrate che ogni giorno tappa un buco operativo e risolve un problema.

Lasciateci lavorare.

Quanto ai pigri, mi viene solo in mente una locuzione romanesca che tronco per pudore #stica

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Ultime novità operative sulla redazione fattura elettronica

Se dovesse essere necessario rammentarlo, dal primo gennaio 2019 viene istituita, per tutti coloro i quali sono obbligati all’emissione della fattura IVA, come unica modalità di redazione e trasmissione della fattura quella elettronica.

Per la ampia platea degli obbligati, la fattura dovrà essere prodotta su un file XML secondo uno specifico standard nazionale (qui le informazioni) e recapitata per mezzo di un hub nazionale: il Sistema di Interscambio (qui le informazioni).

Il tutto salvo proroghe dell’ultimo momento.

Dalla provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate  del 30 aprile 2018, contenente le regole tecniche per l’emissione e la ricezione delle fatture elettroniche, si sono susseguiti chiarimenti e semplificazioni.

Citiamo, ad esempio, la concessione di un termine di 10 giorni per emettere la fattura elettronica anche nel caso di fattura non differita.

Recentemente sono stati pubblicati alcuni chiarimenti riguardo ad alcune particolari casistiche. Vediamoli.

Il fornitore di un esportatore abituale può inserire il numero della lettera d’intento indicate nei campi facoltativi del tracciato XML. Stesso dicasi per le diciture obbligatorie collegate al CONAI o alle altre indicazioni obbligatorie in ambito, ad esempio, agroalimentare.

Secondo il pubblicista Luca de Stefani “Se le istruzioni alla compilazione del file xml non riportano una specifica indicazione di dove indicare questi dati (allegato A al provvedimento 30 aprile 2018), si ritiene corretto il loro inserimento nel blocco «AltriDatiGestionali» del macroblocco «DatiBeniServizi».
Pubblicità in fattura,ma l’allegato A al provvedimento 30 aprile 2018 non dà indicazioni specifiche di dove inserire questo dato, quindi dovrebbe essere possibile utilizzare l’elemento «Causale» del macroblocco «Dati Generali» ovvero «AltriDatiGestionali» del macroblocco «DatiBeniServizi»

Le operazioni fuori campo di cui all’articolo 21, 6 bis del Dpr 633/72 soggette a fattura devono transitare dallo SDI, indicando N2 nella natura dell’operazione. Al contrario, le certificazioni diverse, quali le ricevute emesse dagli enti non commerciali per le attività istituzionali o i documenti emessi per le operazioni monofase non soggette a fattura, non vanno inviate allo SDI e potranno continuare a essere trasmesse in modo tradizionale.

Se tutto questo vi sembra una follia, è perché non state considerando che dovrà essere un software ad occuparsene, non voi!

Se poi il software è uno dei nostri, potrete dormire sonni più che tranquilli.

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Mozione d’ordine: basta parlare di fattura elettronica!

Fattura elettronica? Perché? Esiste un altro tipo di fattura?

Scusate, eh, ma quando fu inserito nel nostro ordinamento l’obbligo di fatturazione, qualcuno parlava di fattura cartacea o fattura fatta a mano?

Perché nell’era di SpaceX, di Watson, di AWS, di Tesla, di Netflix, di Uber, di Apple, di Google siamo ancora costretti ad aggiungere l’aggettivo elettronica alla parola fattura? Perché devo chiamarla fattura elettronica?

Una risposta potrei averla.

Vi siete mai chiesti il perché se una grande azienda di costruzioni oggi ordina un modulo precompresso da 50.000€, sa solo quando ha mandato la conferma d’ordine al fornitore, mentre se io oggi apro il mio smartphone grazie al riconoscimento facciale ed ordino una pizza pagandola con uno sguardo posso tracciarne la vita dall’impasto alla consegna?

Non vi pare strano che un comune consumatore abbia a sua disposizione servizi tecnologici così enormemente più avanzati rispetto alla media delle PMI?

Non vi pare strano che un caseificio artigianale cilentano venda spettacolari mozzarelle di bufala su 3/5 marketplace online e picchi i pugni sul tavolo quando gli si chiede di fare una fattura con il computer?

No perché, in fondo si tratta poi solo di questo: fare una fattura con un computer.

Davvero questa cosa di usare il computer per scopi di produttività ed organizzazione aziendale è così poco diffusa che alla grande azienda di costruzioni quasi non interessa più seguire la produzione del precompresso che ha ordinato? E se quel precompresso fosse un tassello fondamentale per la consegna di un’opera molto più importante? Non sarebbe meglio conoscere per tempo eventuali ritardi in modo da indirizzare correttamente l’avanzamento del cantiere o prendere altri provvedimenti?

Certo! Ovvio che sarebbe meglio, ma la strategia tecnologica delle imprese (quando esiste) è quasi esclusivamente indirizzata alle vendite.

Scusa eh, tracciare la produzione del precompresso e comunicarla al cliente non fa parte della vendita?

Si e no. Ad essere precisi si tratta di post-vendita. Il contratto ce l’ho già in mano e, se è scritto bene, che io ritardi o no la consegna mi cambia davvero poco. Fa una bella differenza per l’imprenditore medio del bel paese!

Allora? Il pizzaiolo? Perché lui ti da il tracking della pizza?

Perché ha un ordine in mano, ma non il mio denaro. Quello avrà la certezza di averlo solo dopo che confermo la consegna con la mia app e poi c’è il meccanismo del feedback, non dimentichiamocelo. Non scordiamoci nemmeno che il pizzaiolo per darmi il tracking della pizza usa una piattaforma non sua che ha suoi modelli di business e strategie alle quali il pizzaiolo, per sua fortuna, deve adeguarsi. Quindi, mentre non riesce a smaltire tutte le richieste nel tempo indicato, mi tiene buono, mi da il tracking della pizza e fa marketing mentre tutela il suo interesse ad incassare.

Elettronica vs manuale, ma non deve per forza essere così!

Ecco, la mia teoria è che ci tocca usare l’aggettivo elettronica, non tanto per differenziare dal punto di vista giuridico il documento e classificarlo come informatico (rivolgersi alla nostra Elisa Erioli per le spiegazioni),  ma perché “gira” su un differente apparato tecnico-organizzativo rispetto a quello “manuale” a cui siamo tristemente abituati. La stiamo considerando un’altra cosa, un oggetto avulso dal contesto produttivo “standard”.

Utilizzare efficacemente la fattura elettronica significa anche attuare l’adozione di tecnologie digitali a supporto dei processi di business – che detta così sembra una roba solo per i grandi, ma se vi parlo di amministrazione, produzione, vendite, assistenza, manutenzione, ecc. ecc. assume caratteristiche più vicine alle nostre dimensioni – che è una pratica scarsamente diffusa tra le imprese del nostro paese.

Guardate che non fa differenza la dimensione della vostra impresa o del vostro studio, le domande classiche per attuare un piano di sviluppo sono sempre le medesime e riguardano, guarda un po’, la strategia tecnologica.

tecnology strategy fattura elettronica

Purtroppo già solo la domanda 2  (cosa fa la tua azienda, come produce reddito?) mette in imbarazzo molti. Figuriamoci se gli chiedessimo di riflettere sull’effetto che la tecnologia, i dati, i modelli operativi e le risorse umane utilizzate hanno sul processo di digitalizzazione! Sono davvero “abilitatori” o piuttosto rallentano quando non ostacolano? Guardate che tra i talenti (li vedete tra gli enablers nell’immagine qui sopra) ci sono i collaboratori, i soci, ma anche i consulenti ed i fornitori!

Il mio consulente fiscale aiuta il mio progresso tecnologico? Agevola la trasformazione dei miei processi verso il digitale? Il mio fornitore di software mi rallenta o mi stimola? È un peso economico o opera strategie commerciali che mi consentono di beneficiare rapidamente e senza investimenti significativi delle tecnologie che sono a mia disposizione?

Domande che in questo momento di svolta epocale (mi piacciono i toni epici!), moltissimi iniziano a porsi.

La verità, però, è che chi fa un minimo di strategia tecnologica qui da noi fa una cosa che gli anglosassoni chiamano “planning to plan“, pianificano di fare un piano.

Che è un po’ come quando un maschio in età puberale pianifica il suo primo approccio all’altro sesso. Si tratta di una pratica inutile, benché largamente diffusa, che, a detta di molti, porta come unico risultato l’aumento del business di oculisti ed ottici.

A parte gli scherzi, l’over-planning è esattamente ciò che sta accadendo attorno alla fattura XML. Tante parole, troppe e tutte mediamente inappropriate.

Bias cognitivo o siamo solo impenitenti conservatori?

Incontriamo, ormai con cadenza giornaliera, centinaia di professionisti ed imprese. Persone seriamente preoccupate, che hanno già partecipato ad una media di 5 eventi sul tema fattura XML (non intendo più chiamarla elettronica!) negli ultimi 12 mesi e che mai, dico, mai hanno fatto un banale test di utilizzo di 2-3 applicazioni per la gestione di questo “immane” problema. L’avessero fatto, si sarebbero perlomeno risparmiati 3 convegni perché avrebbero scoperto che non è mica un problema così grande!

Stiamo lì, ascoltiamo, ci facciamo le nostre idee, poi ascoltiamo un’altra versione che, qualsiasi cosa dica, conferma le nostre idee preconcette ed andiamo avanti a cercare di capire una cosa sola: ‘sta benedetta proroga ci sarà o no?

Tecnicamente trattasi di bias cognitivo. Grave, ma non gravissimo. Curabile con una cosa che si chiama cultura scientifica, oggi largamente considerata demodé. Peccato.

Oggi il mio idraulico mi ha riferito che il suo commercialista gli ha detto che la fatture elettronica è stata rinviata al primo gennaio 2019. Il mio idraulico è tante cose oltre che un amico, ma non è scemo né ha problemi di udito. In 3 minuti, gli ho fatto capire come si fa, come si riceve ed è andato via tranquillo. Non posso tuttavia garantire che rimarrà cliente di quel commercialista.

L’annunciato fallimento delle strategie tecnologiche

In questo momento la vostra organizzazione sta perfettamente dentro almeno 3 degli 8 modelli di sicuro fallimento del progetto di digitalizzazione che ha come base la fattura elettronica, scegliete voi quello che fa al caso vostro. Tanto siete lì, almeno 3 su 8 sono il vostro attuale modello di azione. Mi lancerei in una proposta azzardata: cambiamo modello?

modelli di fallimento strategia tecnologica fattura elettronica

Conosco studi professionali che sono perfettamente a loro agio nei pattern 1, 2, 7 ed aziende che sguazzano nel pattern 1, 4, 8.

Mi spiace dover insistere sempre sul solito punto:

bisogna adottare una strategia tecnologica a misura della nostra organizzazione e degli obiettivi a cui vogliamo tendere e adottare una strategia tecnologica può tranquillamente significare certificare la propria incapacità di farlo.

In questo caso bisognerebbe affidarsi a chi può disegnarne una su vostre specifiche. Mi spiego: il business e l’organizzazione della vostra impresa e del vostro studio, gli obiettivi che volete raggiungere li conoscete solo voi; dovete trasferirli a qualcuno che disegni un percorso verso una digitalizzazione di alcuni o della maggior parte o di tutti i processi di business affinché i vostri obiettivi vengano raggiunti salvaguardando il vostro futuro.

Mancano risorse? Tutte scuse, ma non c’è nessun problema! Arriva la digitalizzazione per legge!

Una cosa semplice, banale nel suo contenuto e nella sua gestione come la fattura XML costringerà tutti ad iniziare ad utilizzare un dispositivo informatico per scopo di amministrazione aziendale.

Vuoi essere pagato? Fai la fattura XML? Tutto bene.

Non fai la fattura XML? Molto male, scelgo un altro fornitore perché tu sei bravissimo, ma mi rallenti.

Se in questo vedete un meccanismo malvagio, non posso cambiare la vostra opinione, ma voi non potete cambiare la realtà: se sei digitale vai veloce e sei attrattivo per clienti e talenti, se non lo sei, o sei un artista nel tuo mestiere, allora tutto ti è perdonato, oppure…

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Intervista RadioinBlu: C’è vita oltre la fattura elettronica, istruzioni per l’uso.

A ,un manuale per sopravvivere alla fattura elettronica scritto da , amministratore delegato di Con e Adesso in onda su anche in streaming 📻 e sulla nostra App📱

 

Ascolta qui l’intervista.

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GDPR, le opportunità nascoste

Da Giornale Partite Iva del 17 luglio 2018

Non è la prima volta che le imprese italiane hanno a che fare con tematiche relative alle modalità di trattamento dati personali. Fino a pochi giorni fa la chiamavamo genericamente privacy ed era sufficiente applicare una serie di indicazioni che la normativa forniva in maniera analitica per effettuare una gestione del dato personale lecita, sicura e trasparente.

Tuttavia, è evidente che le stesse regole applicate ad una platea indifferenziata di soggetti che trattano per diversi scopi dati personali di differenti natura e provenienza non può essere ritenuto un approccio risolutivo al problema.

Si, ma quale problema? Rendere una informativa su come tratteremo i loro dati ai propri dipendenti, clienti e fornitori? No, il problema è assicurare all’interessato -il “proprietario”  del dato personale trattato- che i suoi dati sono trattati con una base giuridica lecita (un contratto o un libero consenso, ad esempio),sono sotto stretto controllo e sono al sicuro da malintenzionati, collaboratori infedeli o semplicemente non sufficientemente avveduti da assicurare l’integrità e l’inviolabilità di tali dati.

Per dar seguito alle pressioni dell’opinione pubblica e far fronte alle esigenze di tutela dettate da una tecnologia che è ormai in grado di tracciare e profilare grandi quantità di dati, anche senza il nostro consenso, la Commissione Europea, nel 2016, ha emanato il Regolamento numero 679, General Data Protection Regulation, GDPR.

La norma europea rappresenta, soprattutto per noi italiani, una grande rivoluzione: si passa dall’adempiere ad una serie di indicazioni al responsabilizzarsi in funzione del tipo, della numerosità dei dati personali e delle loro modalità di trattamento.

Il GDPR riporta nel dominio e nella responsabilità dell’impresa le azioni ed i processi da implementare per assicurare sicurezza del dato personale. Non per nulla, l’evento più infausto che la norma abbia previsto possa accadere ad una impresa è il c.d data breach ovvero una fuoriuscita non controllata, dolosa o colposa, dei dati personali gestiti in azienda.

Nell’istituire nuovi principi e diritti per l’interessato (i più importanti sono il diritto all’oblio e la portabilità del dato) il GDPR offre alle aziende che trattano dati personali di cittadini europei viventi, l’opportunità per una revisione delle infrastrutture e delle procedure informatiche. Un software non aggiornato si assume sia poco sicuro, una infrastruttura che consenta a chiunque inserisca una chiavetta USB di prelevare dati senza essere tracciato è evidentemente un rischio per le informazioni aziendali.

Infatti, mentre si procede all’adeguamento alla normativa europea, ciò che normalmente accade presso i nostri clienti è che si consolida la consapevolezza che dati aziendali (veri e propri asset) possono essere a rischio esattamente come i dati personali trattati. Spesso, come nel caso dei dati dei contatti commerciali, il confine tra asset (valore) aziendale e dato personale diventa estremamente labile.

Così, mentre si adegua la documentazione tecnico-giuridica, si scopre, ad esempio, che quei dati gestiti su un foglio excel sarebbe meglio gestirli in un CRM e che quel CRM si può installare liberamente senza costi di licenza.

Limitarsi ad interpretare l’adeguamento ad GDPR come l’ennesimo, sostanzialmente inutile adempimento è sbagliato, ma molto dipende dal tipo di consulente che l’impresa sceglie per il processo di adeguamento.

StudioBoost, per rispondere alle pressanti richieste della propria clientela, ha istituito un team multidisciplinare altamente specializzato e performante (che significa minori costi per il cliente) che assisterà tutti coloro che vogliano beneficiare dell’opportunità offerta dal GDPR alle imprese italiane. Il team negli ultimi 60 giorni ha già lavorato su diverse decine di imprese di diverse dimensioni spaziando dalle società di selezione personale, agli studi professionali, alle società informatiche ed ai grandi gruppi industriali.

Per informazioni e contatti privacy@studioboost.it

Leggi su Giornale Partite IVA

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Arriva la piattaforma ANC per la gestione della fatturazione elettronica

Da ieri è a disposizione la piattaforma curata dall’Associazione Nazionale dei Commercialisti per la gestione delle fatture elettroniche e dei documenti di studio.

Da FiscoPiù del 21 giugno 2018

La piattaforma, in virtù dell’accordo tra l’Associazione Nazionale Commercialisti e Studio Boost (Start Up bolognese specializzata nella creazione di software per le imprese), utilizzerà la tecnologia BPOPILOT e permetterà agli iscritti di gestire in un unico ambiente organizzato l’emissione, la ricezione e l’archiviazione delle fatture elettroniche e di tutti i documenti cartacei dello studio.

Tale accordo è giungo a pochi giorni dall’entrata in vigore dell’obbligatorietà della fatturazione elettronica per le cessioni di carburante e per le prestazioni rese da subappaltatori nelle pubbliche amministrazioni. Secondo ANC, avrà una ricaduta su 42mila piccole e medie imprese italiane che, in questo modo, potranno affrontare tranquillamente il passaggio dalla vecchia alla nuova rendicontazione.

Continua su Fiscopiù

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Fatturazione elettronica, da una startup bolognese una nuova piattaforma al servizio dei commercialisti

Da Giornale Partite Iva del 22 giugno 2018

Un nuovo strumento online per la gestione delle fatture elettroniche e dei documenti di studio.

La piattaforma Anc, al debutto in questi giorni, è il frutto di un accordo tra l’Associazione nazionale dei Commercialisti (Anc) e  StudioBoost, startup bolognese fondata nel 2014 da quattro giovani professionisti e specializzata nella creazione di software per le imprese. La piattaforma consentirà a tutti gli iscritti Anc di gestire in un unico ambiente organizzato l’emissione, la ricezione e l’archiviazione delle fatture elettroniche e di tutti i documenti cartacei dello studio.

Fattura elettronica:i passi per non sbagliare in vista del 1° luglio.

L’accordo, che giunge a pochi giorni dall’entrata in vigore dell’obbligatorietà di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante per motori e per le prestazioni rese da subappaltatori nella PA, avrà una ricaduta su circa 42mila Pmi italiane che, grazie alla tecnologia adottata, potranno affrontare con maggiore tranquillità il passaggio dalla vecchia rendicontazione analogica a quella prevista dall’ultima Finanziaria 2018.

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