News

Grandi manovre in corso sulla fatturazione elettronica

Mentre pochi sembrano prendere sul serio questa storia della fatturazione elettronica, moltissimi sono i movimenti più o meno espliciti che tendono a) a mettere in sicurezza il business di alcuni gruppi di interesse,  b) a dimostrare che i vari ordini e associazioni sono vicini alle esigenze degli iscritti, c) fare slittare, modificare sostanzialmente o addirittura annullare l’obbligo normativo.

Penso sia particolarmente importante, in questo momento in cui chi opera nel sottobosco sta pian piano facendo emergere le proprie intenzioni, ribadire quanto sia centrale e strategico per ogni operatore economico poter contare sulla digitalizzazione del processo di fatturazione elettronica attiva e passiva.

Badate bene che la mia non è una tutela di un interesse particolare (i nostri prodotti di automazione dei processi documentali avranno vita sicuramente più facile sul mercato in assenza della fatturazione elettronica obbligatoria), bensì una leale difesa di un intervento normativo che porterà notevoli benefici socio economici.

Partiamo dal presupposto che un certo taglio di imprese non avrà alcun problema ad adeguarsi (alcuni nostri clienti fanno fatturazione elettronica in EDI dai 2007) e che ci saranno, malcontate, circa 2M di partite iva che potrebbero avere più di qualche difficoltà.

Si tratta di chi non utilizza strumenti informatici per gestire la fatturazione e di chi usa strumenti informatici obsoleti o non pensati per gestire la fatturazione.

Chi non usa strumenti informatici o che usa strumenti obsoleti o non creati per gestire la fatturazione, potrebbe incorrere in qualche problema nel momento in cui l’obbligo normativo scatterà.

Sono professionisti, free lancers, artigiani, esercenti e piccole/piccolissime imprese.

Chi dice però che non abbiano la possibilità e le capacità tecniche per adeguarsi è vittima di un grande errore. Avete mai provato a chiedere esplicitamente agli interessati: “Ce la fareste ad usare questo strumento per fare le vostre fatture?”

Secondo recenti rilevazioni, in Italia al 31 gennaio 2018 c’erano oltre 49 milioni di smartphone ed oltre 43 milioni di utenti internet, di cui 34 milioni attivi sui social.

Con buona approssimazione, considerando che la popolazione italiana è attorno ai 60 milioni, nei 43 milioni di utenti collegati ad internet ci sono praticamente tutti i possessori di partita iva.

Ancora convinti che manchino le capacità di usare una semplice app per gestire la fatturazione elettronica e leggere quelle ricevute?

Sul profilo delle “possibilità”, dove per possibilità intendiamo la capacità economica di acquistare un software, il discorso si fa ancora più semplice ed è il mercato stesso a risolvere la questione.

Se si eliminano le app civetta e tutti i click-bait (esche acchiappa click), restano pochi operatori che si giocano la partita su prezzi decisamente accessibili, incluse soluzioni completamente gratuite come il nostro b2beasy.it

Gratuita? Cosa c’è sotto? Vorranno rubarci i dati oppure hanno in programma qualche genere di truffa informatica.

Beh, nulla di tutto questo, almeno fino a quando Zuckerberg prenderà il mio posto…

Si tratta, in realtà, del più classico dei funnel di vendita: contiamo sul fatto che 1 utente ogni X acquisti servizi premium come l’analisi del flusso di cassa, l’analisi del conto economico o l’integrazione con i sistemi del commercialista.

Pensiamo che questo avverrà naturalmente ed organicamente perché, non appena avrò digitalizzato i numeri della mia piccola impresa, della mia bottega o laboratorio, comincerò a capire che posso utilizzarli per indirizzare le mie scelte e far crescere la mia attività.

Farlo sarà semplice come non potete nemmeno immaginare.

Anzi, non immaginatelo! Registratevi gratis su b2beasy.it vi aiuterà anche se lo userete solo per le fatture analogiche.

Condividi:
Share

I servizi contabili nell’era della digitalizzazione

Il Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha messo in rete un documento in cui, per la prima volta, certifica l’esistenza di un punto di non ritorno in tema di digitalizzazione dei servizi contabili negli studi degli iscritti.

Il documento, che trovate qui, descrive in maniera abbastanza analitica il processo di gestione di una ipotetica ditta che emette 250 fatture e ne riceve 200.

Nel processo descritto, però, trovo qualcosa di strano.

Mentre si parla molto della situazione ibrida che gli studio dovranno affrontare dove i flussi saranno sia elettronici (per tutte le ditte soggette all’obbligo di fatturazione elettronica) che analogici (per quelli non soggetti all’obbligo e per tutti gli i documenti diversi dalle fatture che comunque devono entrare in contabilità), non si fa cenno a come risolvere la questione del doppio canale analogico/digitale con l’ipotetico software integrato di cui si accenna.

Beh, in effetti, a ben guardare la descrizione dei prodotti sui siti delle varie software house che sviluppano gestionali per commercialisti, non si vede traccia di qualcosa in grado di risolvere il problema dell’integrazione del flusso analogico e di quello digitale. D’altra parte non penso nemmeno sia un problema che gli si possa chiedere di risolvere: il loro lavoro è produrre software gestionali e mantenerli aggiornati alle normative vigenti.

Da responsabile della BU di Ricerca e Sviluppo di StudioBoost, sarei portato a parlarvi tecnicamente di come noi questo problema ce lo siamo posti  e di come lo abbiamo risolto già nel 2015. Però rischio di perdere un buon 98% dei lettori per strada. Quindi mi limito a dire solo una cosa: gli utilizzatori della piattaforma BPOPilot possono gestire in multicanalità sia i flussi elettronici che quelli digitali.

Cosa significa?

Che posso inviare documenti a BPOPilot via email, via PEC, via SDICoop, con il protocollo AS2, ma che posso anche farne (o far fare al mio cliente) un upload sulla web app.

Che tutti questi documenti sono gestiti in un registro di protocollo (tipo quello delle PA).

Che posso inviare sia documenti analogici (es. PDF o scansioni) che documenti elettronici nativi (es. una fattura elettronica XML firmata digitalmente ed impacchettata in un p7m). Al sistema poco importa, se non trova un dato strutturato, lo struttura grazie alla computer vision ed a potenti sistemi OCR.

Che posso consentire al mio cliente di produrre e recapitare, grazie al semplice gestionale integrato, fatture elettroniche ed analogiche.

Che tutti gli utenti della piattaforma possono avere una visione puntuale di tutti i documenti che vengono scambiati su BPOPilot. Ad esempio, se emetto una fattura (non importa se elettronica o analogica) ad un cliente, questo potrà consultare la fattura che ho emesso su BPOPilot e lo studio l’avrà immediatamente nella coda di esportazione dati contabili verso il gestionale: la fattura è già registrata!

Che ogni studio che utilizza BPOPilot per la gestione di questi flussi, può utilizzarlo come “intermediario” e quindi consentire ai propri clienti di ricevere le fatture direttamente sulla piattaforma e di trovarsele registrate automaticamente grazie agli algoritmi di intelligenza artificiale per la determinazione dei c.d. elementi soggettivi (detraibilità IVA e conto di costo/ricavo).

Che, secondo il principio che quello che nasce digitale non deve essere materializzato, tutte le fatture elettroniche vengono portate in sostitutiva automaticamente.

Che se bastasse questo a farmi scegliere il commercialista A piuttosto che quello B, sarebbe molto facile. Visto che però questo non basta più, i clienti degli studi che utilizzano BPOPilot hanno in più: un assistente virtuale che ricorda le scadenze più importanti, scadenzario attivo e passivo, gestione realtime del plafond Intrastat e dell’importo liquidazione IVA, contabilità industriale grazie al semplice tagging del documento, ricerca documenti in stile Google, cruscotti grafici che misurano il flusso di cassa e tanto altro.

Che tutto avviene, ai miei occhi di tecnico, in maniera lineare ed armonica e soprattutto, senza alcun intervento del commercialista.

Ultima cosa. Lo dico a bassa voce: a ben guardare, BPOPilot potrebbe anche farvi risparmiare in maniera significativa sulle licenze dei vostri gestionali.

Per una dimostrazione live del prodotto o per utilizzarlo gratuitamente registratevi qui

 

Condividi:
Share

CNDCEC Offre un modello di digitalizzazione degli studi

Un modello per la digitalizzazione dello studio?

Ammettendo che non esistesse prima, il CNDCEC ne ha proposto uno, almeno stando a ciò che scrive Eutekne

Finalmente prescindendo dagli obblighi normativi relativi alla fattura elettronica, si parla di integrare processi digitali ed analogici.

In un panorama nazionale che, indipendentemente da rinvii, proroghe o conferme dell’obbligo di fatturazione elettronica tra privati, già vede la coesistenza di differenti flussi informativi ed informatici (rammento che nel 2017 circa 2.7M di fatture sono state elettroniche ed emesse verso la PA) si delinea un modello organizzativo che, attraverso l’utilizzo di software integrati, dia la possibilità al Commercialista di poter gestire contemporaneamente qualsiasi flusso.

Chi ha già letto qualche mio post sul tema e chi segue gli eventi formativi che StudioBoost organizza sa che per noi questa non è una novità.

L’ipotizzato software integrato esiste e, scusate il gioco di parole, è integrato anche con i gestionali di studio.

Parlo del nostro BPOPilot che è in grado di supportare lo studio su diversi piani operativi e di business.

In primo luogo è un sistema documentale abilitato da contenuto, il che significa che, quando l’intelligenza artificiale di BPOPilot identifica la tipologia del documento (fattura, estratto conto banca, F24, ecc.), immette il documento nel suo specifico processo di lavorazione fatto di priorità e operazioni che il sistema è in grado di automatizzare. L’automazione va dalla contabilizzazione automatica delle fatture, alla gestione degli scadenzari F24, passando per la verifica del plafond intrastat, ecc. ecc. Tutti dati che vengono poi trasferiti al vostro gestionale di studio per gli adempimenti fiscali.

BPOPilot è multicanale, ovvero può ricevere documenti da differenti canali. Posso caricare il documento sulla piattaforma web, può farlo il cliente dall’app, può ricevere documenti via email e funziona come un sotto-sistema di interscambio quando gestisce fatture elettroniche. Ogni utilizzatore, riceve e trasmette fatture elettroniche sulla piattaforma.

BPOPilot è uno strumento di marketing. Molto potente. Per chi afferma che la differenziazione nel servizio tipico di assistenza ordinaria è una chimera, il nostro prodotto rappresenta la prova tangibile dell’esatto contrario. Un portale cliente ricco di funzionalità (ricerca documenti in stilo Google, registro di protocollo di ingresso, conservazione sostitutiva, scadenzario attivo e passivo, assistente virtuale, circolari, newsletter e comunicazione diretta con il professionista, ecc.), ma ancora più ricco di strumenti per la crescita del cliente. Così lo studio può mettere a disposizione del cliente un gestionale, la possibilità di adottare la contabilità industriale grazie a semplici ed intuitivi “tag”, flusso di cassa, analisi di bilancio, analisi della Centrali Rischi e tanto altro.

BPOPilot, infine, rivoluziona il concetto tipico della licenza software: è gratis per i servizi di base, a pagamento per quelli che portano un notevole valore aggiunto allo studio ed al cliente.

In un mondo che di software integrati parla, noi li realizziamo dal 2015.

BPOPilot, ad oggi, gestisce oltre 4.500 ditte, fate voi il conto dei milioni di righe contabili sviluppate.

Condividi:
Share

Fattura Elettronica obbligatoria, non è così difficile

In principio fu lo Small Business Act – COM(2008) n. 394.

Venne poi la Direttiva 2010/45/UE, recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda le norme in materia di fatturazione e, ancora, il Decreto 3 aprile 2013, n. 55 – Regolamento in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica da applicarsi alle amministrazioni pubbliche ai sensi dell’articolo 1, commi da 209 a 213, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. (13G00097) e poi… e poi… e poi… fino ad arrivare alla situazione corrente che estende l’obbligo della fattura elettronica alle imprese della filiera degli appalti pubblici ed alla vendita di petrolio e derivati a partire dal 1 luglio 2018 e a tutti i possessori di partita IVA, a partire dal 1 gennaio 2019.

Tutte informazioni che possono essere facilmente trovate sul sito fatturapa.gov.it, anche meglio organizzate.

La cosa interessante, però, è notare che la peculiare situazione italiana, nella quale è individuato per Legge un soggetto unico responsabile dell’interscambio delle fatture elettroniche, è stata istituita nel lontano 2008 con il Decreto del 07/03/2008 del Min. Economia e Finanze – Individuazione del gestore del sistema di interscambio della fatturazione elettronica nonché delle relative attribuzioni e competenze.

Ciò prova che la road-map verso la fatturazione elettronica e la volontà di centralizzarne nelle mani statali la sua gestione parte da molto lontano e che non abbiamo scuse: lo sapevamo che sarebbe finita così.

Tuttavia, quello che mi preme chiarire in questo articolo, nonostante i rumors che parlano di una ulteriore semplificazione del processo di fatturazione elettronica, è il reale funzionamento della fatturazione elettronica. Vorrei fare capire quanto sia facile, quanto si possa considera una vera invariante rispetto alle attività odierne.

Questo con lo scopo di alleggerire gli animi (molto tesi!) dei vari attori coinvolti in questa piccola rivoluzione, chiarendone gli aspetti tecnici e funzionali.

Fattura Elettronica, cos’è davvero?

Si tratta di una rappresentazione convenzionale dei dati comunemente contenuti in una fattura.

Chi dei lettori ha confidenza con il formato XBLR, con il quale depositiamo i nostri bilanci, può comodamente prenderlo ad esempio.

Si tratta, in pratica, di prendere le informazioni che normalmente scriveremmo su una fattura ed inserirle in una struttura composta da varie sezioni e sotto-sezioni, ognuna delle quali raggruppa dati omogenei. Abbiamo quindi la sezione per inserire i dati dell’emittente (il cedente/prestatore), i dati del destinatario (cessionario/committente), il corpo con i dati beni e servizi, i dati pagamento, ma anche i dati dell’eventuale rappresentante fiscale, ecc. ecc.

Insomma, immaginate un foglio Excel dove dovete riempire dei campi in maniera obbligatoria e altri dati opzionali. Avete, infatti, un numero esagerato di campi non obbligatori, nei quali potrete indicare altri dati quali: la competenza contabile del documento, un numero di contratto, ecc. Non solo, a questa rappresentazione convenzionale è possibile allegare altri documenti come, ad esempio, uno o più DDT.

Questa rappresentazione è definita in uno schema XML , quello utilizzato dai vari software di compilazione per “capire” dove mettere o leggere una determinata informazione e dal Sistema di Interscambio per capire se la vostra fattura elettronica è formalmente e sostanzialmente corretta. Sappiate che SDI è in grado di evitarvi di inviare una fattura ad un cliente con un calcolo errato o con una numerazione non progressiva, oppure con una scadenza nel passato, ma non può (ovviamente) entrare nel merito del documento e nel rapporto che lo ha generato.

Come produco una fattura elettronica?

Se siete dotati di un software gestionale o di un sistema ERP aggiornato sarà questo a preoccuparsi di “stampare” (perdonate la semplificazione) la fattura nel formato corretto. In una situazione di normalità (dove è la nostra software house che si preoccupa di aggiornare il gestionale) continuerete a fare esattamente ciò che avete fatto sino a ieri.

Se non siete dotati di un software gestionale ed utilizzate moduli cartacei o software non specificamente pensati per emettere fatture, dovete dotarvene. Oppure potete affidarvi ad una pletora di software open source (a volte prodotti da alcune Pubbliche Amministrazioni) che vi consentono di “stampare” la fattura nel formato corretto. Anche noi abbiamo reso gratuito il software per l’emissione delle fatture elettroniche. Pensiamo sia un atto doveroso, ma questa è un’altra storia.

Come invio una fattura elettronica?

Per ricevere la fattura elettronica il vostro cliente dovrà darvi un dato aggiuntivo a sua scelta tra: indirizzo PEC e codice destinatario (se inviate ad una PA,  il codice destinatario si chiamerà Codice Univoco Ufficio). Tutti possono ottenere un codice destinatario chiedendolo al SDI via web, ma la procedura è farraginosa, richiede competenze tecniche ed è conveniente solo se il numero di fatture scambiate (inviate e ricevute) è davvero consistente.

La procedura manuale è tutt’altro che complicata: si tratta di inviare una PEC al SDI che contenga in allegato la fattura firmata digitalmente. La firma digitale è necessaria per bloccare la possibilità che il documento possa essere malignamente modificato nel percorso verso SDI. Quindi, si prende il file stampato dal gestionale, si collega la smart card e si firma il file. In ultimo, lo si allega ad una PEC e lo si invia al SDI. Dopo poco, SDI ci risponderà con un messaggio con cui ci dice se ha accettato il documento o se questo conteneva errori (in questo caso devo correggerlo e ri-mandarlo). Il vostro cliente riceverà il documento sulla PEC che vi ha dato o sul sistema informatico collegato al codice destinatario che vi avrà dato in alternativa all’indirizzo PEC.

Come ricevo una fattura elettronica?

Via PEC. Oltre l’80% delle partite IVA riceverà le fatture elettroniche via PEC. Tutti gli atri si doteranno di un codice destinatario che gli recapiterà le fatture direttamente sui sistemi aziendali, oppure si affiderà ad un intermediario ed utilizzerà il codice destinatario di questo per ricevere le fatture (verosimilmente) su un portale web. Coloro i quali emetteranno le fatture con i nostri sistemi le riceveranno e le spediranno gratuitamente.

Come leggo una fattura elettronica?

Imparare una nuova lingua apre la mente. Imparerete una nuova lingua.

Scherzi a parte, se il vostro gestionale sarà in grado di importare le fatture elettroniche ricevute non dovrete leggerle, ve le ritroverete direttamente in contabilità, in attesa che aggiungiate il conto di costo ed i dati sulla detraibilità dell’IVA (questi restano elementi soggettivi che la fattura elettronica non contiene, per il momento…). Atteso che questo non accadrà nella maggior parte dei casi (micro imprese, professionisti,  esercenti, artigiani, ecc.), lo stesso software open source che vi ha permesso di emettere la fattura elettronica vi permetterà di renderla leggibile e comprensibile. Il nostro software gratuito produce, per ogni fattura ricevuta, un PDF di cortesia che la rende leggibile e comprensibile.

Devo fare qualche altro adempimento dopo aver emesso la fattura elettronica?

Beh, no! Proprio per il fatto che avete scelto (o perchè vi hanno obbligati) la fattura elettronica eviterete di inviare lo spesometro e i dati fatture e le liquidazioni IVA. Va detto, però, che già oggi siamo obbligati a conservare le fatture elettroniche secondo le modalità previste per i documenti informatici. In pratica dobbiamo sottoporli alla procedura di conservazione sostitutiva. C’è un però: l’SDI dichiara che lo farà per conto nostro gratuitamente. Ci sono ragioni di opportunità, che vi spiegheremo, per cui questa conservazione da parte di SDI può essere accettata solo da organizzazioni molto piccole; tuttavia si tratta di un servizio gratuito. La scelta di fare la sostitutiva delle fatture elettroniche in casa o delegarla a soggetti diversi da SDI va riflettuta a fondo, soprattutto in relazione ai costi/benefici. In casa StudioBoost è un servizio che costa 6€/mese.

Quanto mi costa fare una fattura elettronica?

Niente più di quello che vi costava emettere una fattura normale, se avete già un gestionale. Se non avete un gestionale vi costerà in maniera proporzionale alla vostra capacità di scegliere uno strumento adeguato alle vostre esigenze. L’unico vero costo potreste sostenerlo se decideste di non appoggiarvi alla sostitutiva di SDI. Si parte da gratis e si arriva fino a 25€ per singola fattura. Il nostro software è gratuito, lo dico giusto come promemoria 🙂

Sono un esercente, ho una pompa di benzina, come faccio ad adeguarmi?

Per rispondere faccio molto prima a mostrarvi questo video.

Condividi:
Share

Protocollare le fatture di vendita dei clienti? Meglio di no.

A seguito di sollecitazioni da parte di alcuni clienti che ci segnalavano la necessità di dover provvedere alla ri-numerazione delle fatture di vendita dei loro clienti, abbiamo chiesto un rapido parere al Dott. Patrizio Pollini, uno dei consulenti più preparati sulla materia fiscale, soprattutto nelle fase del contenzioso e nei rapporti diretti con l’amministrazione finanziaria.

 

Il quesito, relativamente semplice, è: ritieni sia plausibile e legittimo ri-numerare (da parte di un commercialista) le fatture emesse da un cliente? Se il cliente emettesse delle fatture con suffisso bis, come ci si dovrebbe comportare per evitare “disagi” con l’amministrazione finanziaria?

 

Carissimi,
con riferimento al quesito relativo alla numerazione delle fatture di vendita, di seguito le mie considerazioni.
L’articolo 21, comma 2 del Dpr 633/72 stabilisce il contenuto che devono avere le fatture, al punto b) la norma precisa che le fatture debbano contenere “il numero progressivo che lo identifichi in modo univoco”. Inoltre ora è previsto che la numerazione non debba azzerarsi ogni singolo anno.

 

Con la risoluzione 1/E del 10.01.2013 l’Agenzia ha chiarito il significato di “numero progressivo che lo identifichi in modo univoco”. Per l’amministrazione finanziaria, a partire dal 1.1.2013,  sono possibili i seguenti comportamenti:
  1. una numerazione  progressiva che, partendo dal numero 1, prosegua per tutti gli anni solari di attività del contribuente, fino alla cessazione dell’attività;
  2. una numerazione progressiva dl 1 gennaio 2013 che può anche iniziare dal numero successivo a quello dell’ultima fatture emessa nel 2012;
  3. il sistema della numerazione progressiva per anno solare, in quanto l’identificazione univoca della fattura è garantita dalla presenza contestuale della data del documento.
Ad esempio, continua la risoluzione, “fermo restando l’obbligo di indicare in fattura la data si ritengono ammissibili le seguenti modalità di numerazione progressiva all’interno di ciascun anno solare Fatt. 1, Fatt 2, Fatt. 1/2013 (oppure 2013/1), Fatt. 2/2013 (oppure 2013/2).”
Resta sempre valida la possibilità di istituire distinte serie di fatturazione che possono riguardare più settori o attività secondarie secondo le esigenze del contribuente.
Nell’ambito poi delle diverse seriazioni, che possono essere anche alfanumeriche, va rispettata la progressione.
Dato che la norma prevede che le fatture siano numerate progressivamente ed in modo univoco, si ritiene che se si dovesse aggiungere un suffisso “alfabetico” al numero (ad es. bis) l’amministrazione finanziaria potrebbe ritenere che tali fatture costituiscano una numerazione autonoma da dover registrate in un autonomo sezionale.
Inoltre, nel caso in cui la numerazione delle fatture non sia progressiva e abbia dei salti di numeri potrebbe contestare la regolarità della tenuta della contabilità. Stessa situazione potrebbe verificarsi se non ci fosse corrispondenza tra la numerazione riportata sul documento ed il registro fatture emesse la cui tenuta è disciplinato dal Dpr n. 633/72 art. 23.
Tuttavia, segnalo che Renato Portale, nel suo libro a pagina 1194 a commento dell’art. 23 scrive: “in caso di necessità, è possibile adottare la numerazione bis, per distinguere due documenti senza alterare la richiesta progressione numerica.” Detto in altri termini, se è proprio necessario si faccia uso della numerazione bis, ma si mantenga la progressione e la corrispondenza del numero sul documento con quello sul registro fatture emesse.
Dott. Patrizio Pollini
Member of the Board & Partner
Head of Fiscal Advisory Services
Condividi:
Share

Attenzione! Questa è Sparta!

PREMESSA: Generalizzare non è mai una buona prassi; non è necessario dirlo e non è nemmeno necessario dire che va riconosciuta l’esistenza eccellenze sia nel mondo delle imprese che tra i professionisti. Ciò che spaventa è il divario (questo si che è generalizzato!) tra le eccellenze e gli altri. Le mie generalizzazioni si riferiscono a questo. Che nessuno si senta offeso se rilancio risultati scientifici sconfortanti con la malcelata rabbia di un quarantenne che vede sempre più compromesso il futuro dei propri figli. Non convincetemi che sia meglio fare come Zingales e Pellegrino, agite con un moto di orgoglio! Ribellatevi, come faccio io, alla pigrizia culturale di questo paese! Daje!

 

We try to explain why Italy’s labor productivity stopped growing in the mid-1990s. We find no evidence that this slowdown is due to trade dynamics, Italy’s inefficient governmental apparatus, or excessively protective labor regulations. By contrast, the data suggest that Italy’s slowdown was more likely caused by the failure of its firms to take full advantage of the ICT revolution. While many institutional features can account for this failure, a prominent one is the lack of meritocracy in the selection and rewarding of managers. Familyism and cronyism are the ultimate causes of the Italian disease.

***

Proviamo a spiegare la ragione per la quale la produttività italiana si sia fermata nella metà degli anni 90. Non abbiamo trovato alcuna prova del fatto che questo rallentamento sia stato causato da dinamiche di mercato o dall’inefficienza dell’apparato governativo italiano, oppure dalle norme che regolano il mercato del lavoro troppo sproporzionate verso la tutela del lavoratore. Piuttosto, i dati suggeriscono che il rallentamento italiano sia stato molto più probabilmente causato dal fallimento delle imprese nel trarre beneficio della rivoluzione digitale. Molte condizioni possono spiegare questo fallimento, ma una delle più importanti è la mancanza di meritocrazia nel selezionare e premiare i manager. Il clientelismo ed il familismo sono le cause principali del malessere italiano.

***

Questo è l’abstarct di un paper scientifico datato 2014, scritto da Bruno Pellegrino e Luigi Zingales, rispettivamente professori alla University of California Los Angeles ed alla University of Chicago, NBER & CEPR. Gente che il familismo ed il clientelismo l’ha provato sulla pelle e l’ha battuto semplicemente andandosene lì dove questi problemi non esistono. Qui trovate la pubblicazione integrale.

Ciò che mi interessa trattare oggi, tuttavia, non è il motivo di questo enorme fallimento dell’intero sistema Italia nella sfida digitale globale. Piuttosto, mi preme sottolineare come questo fallimento sia stato scientificamente individuato come la causa di un colossale disastro socio-economico ancora incredibilmente in atto.

Causa scatenante perpetuata di categoria in categoria, di attimo in attimo, da allora sino ad oggi, con una incredibile costanza che mai la nostra nazione ha saputo esprimere in altri contesti, ma qui siamo a Sparta e le cose non sono così semplici quando ti schiantano sul Monte Taigeto a calci nei denti! 

Il mercato espelle chi non è adeguato, chi non è in grado di (perlomeno!) seguire le evoluzioni del mondo ICT e del digitale in genere.

Il mercato, signori miei, oggi è globalizzato. Possiamo acquistare prodotti e servizi facilmente e senza limiti in ogni parte del mondo.

Per ragioni professionali, come noto, seguo il mercato dei professionisti (avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro) e sono già in grado di enumerare un certo numero di “esiliati” sul Monte Taigeto. Quando, 3/4 anni fa le survey dicevano che il 25% degli iscritti alle professioni ordinistiche classiche sarebbe stato espulso dal mercato, in pochi credevano che quel numero sarebbe stato rivisto al rialzo. Eppure…

Allora, non c’è da meravigliarsi per i titoli di alcuni quotidiani a valle degli Stati Generali dei Commercialisti: Fattura Elettronica, una nuova tassa sulle imprese! Non c’è da meravigliarsi se “eminenti” esponenti di alcuni ordini rilasciano interviste dicendo che occorreranno 1000€/anno* ad ogni partita iva per adeguarsi alla fattura elettronica. Non c’è da meravigliarsi se almeno 1/20 delle partita iva che incontro non sa nemmeno a cosa mi riferisco quando gli chiedo: ma tu le fatture elettroniche come le farai? Nonostante ciò, queste cose mi meravigliano sempre e mi chiedo: perché non intervistare un CIO sulla fattura elettronica? Perché chiedere ad un commercialista?

Cosa può apportare alla discussione sulla fattura elettronica il professionista più resistente all’innovazione di sempre?

Me lo spieghi qualcuno perché, lo ammetto, i miei oggettivi limiti cognitivi mi impediscono di comprendere situazioni così prive di logica.

Propongo la mia personalissima visione della realtà.

I Commercialisti fanno barricate, oltre per il fatto non trascurabile di non sapere da che parte prendere l’oggetto tecnologico “fattura elettronica”, perché la loro Agenzia di Marketing (questa l’ho rubata ad un caro amico, il Dott. Cardone, ndr) nota con il nome di Agenzia delle Entrate, che fino a ieri gli ha buttato clienti a frotte negli studi, ha deciso non solo di smettere, ma di prendersi una buona fetta del mercato.

Alleluja, dico io! Se la liquidazione IVA me la faranno loro, beh, che vengano a dirmi che è sbagliata! Sapete quante rotture di scatole in meno per noi che le imprese le gestiamo?

La verità è che le cose per noi imprenditori non si stanno complicando, ma si stanno enormemente semplificando! A patto, ovviamente, di adeguarci a gestire le nostre imprese stando nella legalità, che per definizione (qui viene fuori il giurista che è in me), è cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza.

Ho fondato una impresa nella convinzione che, aiutando i professionisti a beneficiare (con soli 15 anni di ritardo!) della rivoluzione digitale, questi potessero finalmente esprimere quell’enorme potenziale socio-economico che ci farebbe fare un vero balzo in avanti come intero sistema paese.

Per 3 anni ho girato l’Italia per predicare il verbo della digitalizzazione, regalando (in senso letterale!) punti per la FPC, offrendo gratuitamente le mie competenze a chi oggi si preoccupa di dire che la fattura elettronica è il male assoluto e non fa nulla per i propri assistiti, che so, per agevolargli l’accesso alla finanza.

Devo dire che sono stati 3 anni intensi che anno apportato grande esperienza e consapevolezza nella nostra startup. Il team, nessuno escluso, ha dato tutto quanto umanamente possibile per raggiungere il nostro obiettivo. I risultati (non quelli economici, quelli vanno bene, parlo dei risultati concreti, del numero delle imprese che potendo già beneficiare di un rapporto digitalizzato con il proprio consulente ne ha compreso il valore e ne persegue l’adozione sull’intero business), però, sono molto poco incoraggianti.  L’impressione è quella di una larga parte del sistema che non è in grado di evolvere.

Allora, che Sparta sia!

La digitalizzazione nelle PMI e nelle micro imprese è un obiettivo che va raggiunto tassativamente, poco importa se chi gestisce i nostri adempimenti fiscali o chi scrive i nostri contratti, non è in grado di seguire.

Oggi l’opportunità (o anche la scusa) per muoversi si chiama fattura elettronica.

Non è una nuova tassa per le imprese, è una enorme opportunità di entrare (con un po’ di ritardo…) nel secondo millennio per moltissimi piccoli imprenditori e professionisti.

Signori, finalmente posso dire colleghi, siamo pronti ad aiutarvi con strumenti agili e gratuiti. Si chiama B2B EASY, è gratis.

°°°

 

 

Condividi:
Share

Come annegare (sempre) in un bicchiere d’acqua

SPOILER ALERT: proseguendo nella lettura di questo articolo, scoprirete anticipazioni rispetto alla categoria dei Commercialisti, alla loro attitudine all’innovazione tecnologica ed alla sopravvivenza di buona parte della categoria.

Non è la prima volta che vedo la categoria dei Commercialisti annaspare alla ricerca della soluzione di un problema semplice con procedure più simili a quelle della NASA che altro.

Probabilmente, stante l’insistente atteggiamento impermeabile all’adozione di tecnologie innovative e la ferma fede nelle proroghe, sarà una delle ultime volte che molti di loro annasperanno.

Tuttavia, ormai mi annoio al solo pensiero di dover ripetere la solita solfa sul futuro della categoria e voglio indirizzare questo post agli imprenditori, ai professionisti (gli altri), ai commercianti, agli artigiani, a quelli, insomma, che i commercialisti chiamano “clienti”.

Quello che sento la necessità di dirvi è che le cose per noi non si stanno complicando, ma si stanno enormemente semplificando!

Allora perché percepiamo l’esatto contrario?

Beh, perché riceviamo una visione completamente distorta della realtà da chi non è più in grado di comprenderne gli aspetti tecnologici.

Si, mi riferisco alla nostra prima e privilegiata interfaccia verso il fisco: i Commercialisti.

Vediamo, grazie ad un paio di esempi, il perché.

Esempio A – L’ opzione prevista dal D.Lgs. 127/2015 

Nel lontano 2015, lo Stato Italiano ha offerto ai possessori di partita IVA una interessante opzione: trasmettere all’amministrazione finanziaria tutti i dati relativi alle cessioni ed acquisti di beni o servizi in modalità telematica. In pratica, per semplificare all’osso, si sarebbero dovute fare solo fatture elettroniche e convertire quelle ricevute nel formato fattura elettronica.

In cambio si offriva:

  • Abolizione dell’obbligo di comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati delle fatture emesse e ricevute, comprese le bollette doganali, nonché i dati delle relative variazioni, (denominato ex Spesometro, poiché va a sostituire lo Spesometro) prevista dall’art. 21 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, così come modificato dall’art. 4 comma 1 del DL 22 ottobre 2016 n. 193.
  • Poter beneficiare di rimborsi iva (art. 30 del D.P.R. n. 633/72) più veloci e con procedura prioritaria, entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione annuale, anche in assenza dei requisiti di cui al predetto art. 30, secondo comma, lettere a), b), c), d) ed e).
  • Riduzione di due anni dei termini di accertamento, in relazione all’accertamento ai fini dell’IVA, mentre per le imposte dirette è limitata ai soli redditi d’impresa o di lavoro autonomo. La predetta riduzione è vincolata dal dover effettuare e ricevere solo pagamenti elettronici, ad eccezione della possibilità di impiegare contanti fino a 30 euro.
  • Nuove modalità semplificate per i controlli fiscali che potranno essere effettuati, anche “da remoto”, secondo quanto disposto dal Decreto del MEF del 4 agosto 2016, riducendo così gli adempimenti dei contribuenti, evitando di effettuare verifiche in sede e quindi ostacolare il normale svolgimento dell’attività economica.

Qualcuno vi ha parlato di questa opzione? Sareste stati interessati, non so, alla riduzione a due anni dei termini di accertamento o a rimborsi IVA in 3 mesi?

Ora, se volete, possiamo chiederci il perché. Beh, ci sono due ordini di ragioni: una interna ed una esterna.

Quella interna, riguarda l’organizzazione di una moltitudine di studi che non sono stati in grado di attrezzarsi adeguatamente. Quella esterna, riguarda le tecnologie usate dagli studi: decisamente molto arretrate e poco flessibili; queste non hanno permesso agli studi più organizzati di attivarsi adeguatamente e tempestivamente.

Qui il bicchiere d’acqua in cui tutti sono annegati, portando a fondo i benefici dell’opzione, si chiamava fattura elettronica.

Caso vuole (pensate davvero si tratti di coincidenza?) che la fattura elettronica è stata resa obbligatoria dal 1 gennaio 2019 “erga omnes” e dal 1 luglio 2018 per cessioni di carburanti e lubrificanti e per imprese nella catena degli appalti pubblici; il che equivale a dire che tutti avremo a che fare con la fattura elettronica tra meno di 6 mesi.

Inter nos: qualcuno vi ha proposto una soluzione? Siete tranquilli? Nel remoto caso cercaste ancora una soluzione rapida e gratuita, dateci un giro di telefono.

Esempio B – La detraibilità dell’IVA “a cavallo d’anno”

Se qualcuno ha ancora qualche dubbio circa la convinzione e la determinazione con cui l’Amministrazione Finanziaria sta perseguendo l’obiettivo fattura elettronica, provi a pensare alle nuove norme sulla detraibilità dell’IVA. Sempre per amor di sintesi e per noi imprenditori a cui piace andare diritti al punto: se ricevi e registri la fattura in tempo detrai l’IVA, altrimenti no.

Ecco, allora, i nostri argonauti della complicazione che partono alla ricerca delle soluzioni più immaginifiche.

Facciamo un sezionale solo per le fatture dell’anno precedente ricevute nell’anno successivo: terremo inequivocabilmente separate queste dalle fatture normali!

Apriamo e richiudiamo le liquidazioni IVA del quarto trimestre 2017 e di dicembre 2017 fino al 30 aprile!

Teniamo un archivio sositutivo  di tutte le email e di tutte le buste con cui ci sono state recapitate le fatture!

Fermi tutti! Questa poi… Ma come?!? Non fate la sostitutiva per il libro giornale e adesso volete mettere le email in sostitutiva? (Ndr)

Questa volta però il livello dell’acqua nel bicchiere è davvero basso e, con molta eleganza e discrezione, l’Agenzia delle Entrate ricorda che: la verifica del momento di ricezione della fattura d’acquisto […] potrà emergere dalla corretta tenuta della contabilità da parte del cessionario o committente, che deve numerare in ordine progressivo le fatture e le bollette doganali ricevute.

La soluzione? Noi l’abbiamo, è semplice, è in cloud e per le aziende è pure gratis! Però è una soluzione tecnologica ed i commercialisti, sono fatti così… gli piace il brogliaccio prima nota, quello che si compila con il “lapis“.

 

Condividi:
Share

Come quando il/la partner vi “tana” per colpa di WhatsApp

È stato pubblicato il nuovo manuale operativo della Guardi di Finanza. Da almeno quattro anni dico che si sarebbe arrivati a questo punto.

Era ovvio, ineluttabile. Perché con tanti bei dati a disposizione i “segugi di Stato“, come li chiama Oscar Giannino, dovrebbero fermarsi ad analizzare i foglietti di carta che gli propiniamo?

Si, bella quella fattura, ottimo quel contratto. Aspetta però, posso dare un occhiata alla tua infrastruttura informatica? Dove sono i backup? Ah, utilizzi Dropxxx? Bene, fammi dare un occhio anche a quello. Toh, perché qui c’è una versione diversa di quello che mi stai facendo vedere? Andiamo a fondo. Ops!

Bello, il mondo digitalizzato, vero?

Si, ma bello per chi? Non di certo per chi non sa gestirlo fin nei suoi meandri più nascosti.

Ascoltate questo estratto della puntata del 6 dicembre di 24 Mattino, programma di approfondimento in onda su Radio 24 condotto da Oscar Giannino e Gianluca Telese.

Ascoltatelo bene. Fatelo due, tre, dieci volte perché il Grande Fratello di Orwell è realtà e sapere come rapportavisi senza esserne sopraffatti è roba complicata che qui sappiamo fare.

Non usate dispositivi che non potete o sapete governare, non usate sistemi di cui non potete negoziare le condizioni relativamente al trattamento dati.

In altre parole usate il cloud, meglio se il nostro.

Fonte: Podcast 24 Mattino – Radio24 del 06/12/2017 (dal min. 17:30)

Condividi:
Share

La Dike Basket all’evento “Diventa un imprenditore vincente”

L’evento “Diventa un imprenditore vincente” di Napoli, ha avuto degli ospiti molto particolari.

Nella splendida cornice del Centro Futurama Sport di Volla, le atlete della Saces Mapei Givova accompagnate dall’intero staff tecnico e dirigenziale, hanno partecipato al convegno promosso ed organizzato da ImpreFocus, Sport and Marketing e StudioBoost.

Nelle parole di Pino Zimbardi, Vice Presidente della Saces Mapei Givova troviamo le motivazioni che hanno spinto la Dike Basket a partecipare all’evento:

“Si, una società sportiva è sostanzialmente un’impresa che necessita di un’organizzazione che, come detto, molto ha a che fare col mondo delle aziende, pur con delle differenze importanti. Infatti, in una società come la nostra devi dotarti comunque di un’organizzazione dirigenziale preparata ed efficiente, di un settore amministrativo competente ed affidabile, al pari di una qualsiasi impresa. Al tempo stesso, deve avere anche personale qualificato che svolge fondamentali attività di supporto e, infine, devi ingaggiare staff tecnico e atlete che rappresentano il tuo bene fondamentale ma che, come noto, è soggetto a un frequente e inevitabile ricambio, tanto che non è facile identificarlo con un patrimonio stabile della società. Questa è la prima delle differenze con le altre imprese; la seconda, è che le società sportive non legano il proprio successo al profitto economico, ma al risultato sportivo. Un obiettivo fondamentale, pertanto, è la sostenibilità della propria attività, che passa per le sponsorizzazioni (che coinvolgono, quindi, il mondo delle imprese) e per non pochi sacrifici personali, in nome della passione.”

Visita il sito dell’evento

Leggi la news sul sito della Dike Basket

Condividi:
Share

Professionisti: quando mancano persino le idee…

Riunione di marketing, dobbiamo decidere le prossime campagne promozionali e pubblicitarie. Tra le centomila cose che si analizzano ci sono le mosse di quelli che chiamiamo competitor eventuali (in effetti StudioBoost non ha competitor diretti).

Mentre scorro i claim, i payoff ed i testi delle uscite pubblicitarie dei vendors del mercato dei professionisti, io, che sono fissato con gli spot sulla radio di Confindustria, proprio io, pian piano mi convinco che i nostri messaggi non avrebbero l’appeal che consentirebbe poi quel recupero di investimento che una campagna pubblicitaria impone. Blocco il budget per gli spot radio.

Perché?

Beh, quando il messaggio assolutamente dominante, che arriva da tutti i vendors dice quanto sarà bello il mondo dopo la fattura elettronica obbligatoria e grazie all’estensione del PCT (Processo Civile Telematico) e se questo viene ripetuto a pappagallo nell’95% dei convegni o delle occasioni aggregative dei professionisti, se i professionisti lo apprezzano, se ci si mette persino il Decreto Fiscale a “mettere temporaneamente da parte” la specializzazione dei professionisti, come possiamo parlare di cliente, di differenziazione del servizio, di significati intrinsechi al servizio, di nuove forme di consulenza alle imprese e di innovazione?

Se mancano persino le idee, che senso ha parlare degli strumenti per realizzarle?

Quando mancano le idee, quando non si sa e non ci si chiede nemmeno dove indirizzare la propria attività, quando tutti attorno a te continuano a schiacciarti in un ruolo che non è più il tuo perché presto non sarà più di nessuno, quando osservatori e studiosi vari continuano “fotografare la situazione” senza mai indicare o (perlomeno!) delineare una soluzione, allora i problemi si fanno seri.

Se deve essere StudioBoost a dire al mercato che si può ri-organizzare lo studio, applicare metodi innovativi (o supposti tali), ma che, se dentro questo processo di rinnovamento o ri-organizzazione, non si inserisce la variabile cliente non si va da nessuna parte, allora la situazione è davvero critica.

Oppure no.

Oppure, potrebbe essere la situazione ideale, nella quale i professionisti più attenti potrebbero incrementare drasticamente il proprio benessere (e quello dei propri clienti!).

Come?

Specializzandosi, adottando le opportune politiche di marketing, utilizzando l’innovazione tecnologica (magari quella fornita da StudioBoost ndr) per dare nuovi e più profondi significati ai propri servizi, col fine preciso di differenziarsi dalla massa, prendendo l’innovazione per legge (quella della FEB2B) per quel che è: una imposizione normativa.

Lasciatevi servire una piccola perla consulenziale gratuita: la vera rivoluzione non sta nel fatto che (forse) vi troverete i dati delle fatture emesse e ricevute dai vostri clienti sul gestionale, non sta nel fatto che il deposito dell’atto lo farete con un PDF.

Non è questo il punto!

La vera rivoluzione sarà nella capacità di maneggiare e beneficiare di dati, tantissimi dati strutturati, pronti per consentirvi di erogare servizi nuovi in maniera nativamente digitale.

Peccato che molti dei miei lettori questa cosa non saranno in grado di farla, presi e schiacciati da una autoreferenzialità che mai gli consentirà di affidarsi ad altri (verosimilmente più specializzati di loro) per beneficiare di questa opportunità. In fondo l’innovazione bisogna saperla riconoscere ed è complicato se si guarda e si valuta la nuova era della conoscenza con gli occhi e con il metro che si utilizzavano 20 anni fa.

In un modo o nell’altro mi costringo a scrivere questa cosa su ogni post: non stiamo attraversando una crisi, né ne stiamo uscendo, siamo nella fase terminale della transizione di due opposte ere: industria vs conoscenza.

Siamo nella fase in cui i player più importanti hanno già capito da tempo come beneficiare economicamente di questa “conoscenza”, siamo nella fase in cui quelli che seguono si stanno adeguando, siamo nel momento in cui si deve decidere se restare ancorati a logiche (tra-)passate o se adottarne di nuove. Siamo in un momento storico in cui anche l’impatto socio-economico del micro, diventa macro. Siamo nel momento in cui le imprese hanno bisogno di professionisti pronti, rapidi, preparati.

Abbiamo bisogno di professionisti smart, gente che aiuti le imprese a crescere, gente che abbia come mantra la generazione del benessere comune. Da una piccola e graziosa frazione collinare di Bologna, noi di StudioBoost, una mano possiamo darvela.

 

Condividi:
Share