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COMUNICATO STAMPA – ANC SCEGLIE UNA STARTUP PER L’ADEGUAMENTO DI LEGGE

COMUNICATO STAMPA

FATTURAZIONE ELETTRONICA: ANC SCEGLIE UNA STARTUP PER L’ADEGUAMENTO DI LEGGE

Roma, 20 giugno 2018

Debutta oggi la piattaforma ANC per la gestione delle fatture elettroniche e dei documenti di Studio. In virtù dell’accordo tra l’Associazione Nazionale Commercialisti e StudioBoost, startup bolognese fondata nel 2014 da quattro giovani professionisti e specializzata nella creazione di software per le imprese, la piattaforma utilizzerà la tecnologia BPOPILOT e consentirà a tutti gli iscritti ANC di gestire in un unico ambiente organizzato l’emissione, la ricezione e l’archiviazione delle fatture elettroniche e di tutti i documenti cartacei dello Studio.

L’accordo, che giunge a pochi giorni dall’entrata in vigore dell’obbligatorietà di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante per motori e per le prestazioni rese da subappaltatori nella P.A., avrà una ricaduta su circa 42.000 PMI italiane che, con BPOPILOT potranno affrontare con maggiore tranquillità e senza traumi il passaggio dalla vecchia rendicontazione analogica a quella prevista dall’ultima Finanziaria 2018.

“Considerata la decisione di introdurre l’obbligo della fattura elettronica per tutti, come Associazione – spiega il Presidente Marco Cuchel – abbiamo ritenuto importante cercare di agevolare i colleghi mettendo loro a disposizione una soluzione operativa con la quale essere pronti a gestire la nuova modalità di fatturazione. Abbiamo scelto la soluzione di Studio Boost  per la validità e la funzionalità del software proposto e per l’aspetto economico, che la rende una soluzione di sicuro interesse.”.    

“Il sistema che abbiamo messo a punto – spiega Domenico Navarra, CEO di Studio Boost – si preoccupa di recapitare la fattura al sistema di interscambio, recapita la copia di cortesia al cliente in formato PDF per consentire l’operatività più immediata, effettua la conservazione sostitutiva della fattura e, in ultima istanza, la mette a disposizione dei commercialisti, del cliente e del fornitore che possono effettuare le attività contabili in maniera sostanzialmente automatica trovando i dati direttamente sul gestionale”.

Obiettivo non secondario dell’accordo tra ANC e Studio Boost è lo sviluppo di un software gestionale che sposi il modello cloud e pay per use secondo le specifiche e le richieste dei commercialisti stessi.

“Abbiamo cercato di essere vicini ai colleghi quanto più possibile – conclude Cuchel – credendo fermamente che, dove non si arriva a fermare un fenomeno che può risultare sgradito, occorre mettere in campo tutti gli strumenti a disposizione per contribuire a governarlo.”.

ANC partirà immediatamente con una campagna di informazione dettagliata su tutti i suoi canali di comunicazione.

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Fattura elettronica, si accettano scommesse sulla scomparsa dei commercialisti

Stanno scommettendo sulla scomparsa di una intera categoria usando la fattura elettronica come un trojan.

No, stavolta non è la mia solita provocazione. Stavolta non è una strategia comunicativa. Stavolta si tratta di essere realisti e guardare oggettivamente ciò che sta accadendo attorno a noi sul tema fattura elettronica.

Persino il semplice concepire l’esistenza della fattura elettronica è stato per troppo tempo rifiutato dalla categoria, il numero di adesioni all’opzione 127/2015 fu un segnale fin troppo chiaro: noi di questa cosa non ci vogliamo occupare, non la capiamo, non ne vediamo i vantaggi e non ci interessa.

Scarsa lungimiranza, speranza nel classico inadempimento collettivo (come l’ha chiamato qualcuno prima di me), false convinzioni, paura di cambiare. Molto di comprensibile, nulla di giustificabile.

“Mah, siamo in Italia. Ci sarà una proroga.”

No, nessuna proroga.

Le ragioni ormai penso siano chiare a tutti soprattutto dopo che, lo scorso 30 aprile, mentre la nostra Agenzia delle Entrate pubblicava le nuove regole tecniche per la fattura elettronica, il Ministro delle Finanze greco annunciava l’obbligo di fattura elettronica per i greci a partire dal 2020.

Se ancora avete dubbi o sperate in proroghe o rinvii beh, evidentemente non viviamo sullo stesso pianeta.

Giusta o sbagliata, la fattura elettronica è una opportunità e l’hanno capito ormai in molti.

Sapete qual’è il costo per click per la key word fattura elettronica su Google Ad Words?

20 Euro! Dicansi venti! Per darvi un termine di paragone la parola cloud costa circa 1€ per click.

I movimenti in atto presso le maggiori software house, le attività di R&D che non hanno un precedente negli ultimi 15 anni (ditemi quando vi hanno consegnato l’ultima versione realmente innovativa del vostro gestionale n.d.r.) sono lì a testimoniare una nuova corsa all’oro.

L’oro è, naturalmente, rappresentato dai dati delle fatture ed il ragionamento delle software house è molto semplice: più fatture elettroniche ricevo ed invio, più dati ottengo, più aumenta il mio patrimonio.

Qui dovrebbe nascere in tutti i commercialisti, ma anche nei tributaristi, centri elaborazione dati, ecc. ecc. una semplice domanda: patrimonio per chi?

Ovvero come faranno questi soggetti a monetizzare i dati delle (nostre) fatture?

Beh, andranno prima di tutto da chi ha sia la capacità finanziaria che l’interesse specifico ad entrare nel merito di ciò che acquistiamo o vendiamo: gli istituti bancari, le società di rating, i grandi gestori di pagamenti.

Se guardate la composizione societaria, le recenti acquisizioni ed i movimenti commerciali delle vostre software house non vi sarà difficile intravedere che questi soggetti hanno scommesso sulla scomparsa della vostra categoria.

La cosa più interessante è che stanno finanziando queste attività con i vostri denari, perché non mi risulta (ma potrei sbagliarmi) che esistano una o più offerte per la gestione gratuita della fattura elettronica. In pratica, voi pagate licenze e canoni che vengono investiti in politiche industriali che non prevedono più la vostra esistenza.

Ora, ovviamente sto estremizzando, ma non sono affatto lontano dalla realtà.

Dice bene l’amico Robert Braga:commento_braga_facebook

“I commercialisti per primi dovrebbero mantenere la ‘regia’ di questa rivoluzione organizzativa presidiando i processi a partire dalla scelta ,appunto, di un provider serio.”

Allora, mi chiedo e vi chiedo: cosa accadrà quando, dopo aver accettato di pagare fior di denari per le licenze del sistema di gestione fattura elettronica e per i compilatori di fatture da dare ai vostri clienti, vi stancherete del vostro gestionale o semplicemente ne troverete uno migliore?

Come trasferirete le informazioni? Come convincerete anche i vostri clienti a cambiare lo strumento di lavoro che gli avete suggerito (o imposto)?

L’ho scritto qualche giorno fa, ma mi ripeto: siete sicuri che consegnare dietro congruo pagamento (si, ma pagate voi ricordatevelo) a chi vi ha venduto un software che vi fa ripagare ogni anno tutto il patrimonio di informazioni legate alle fatture vostre e dei vostri clienti sia una cosa saggia? Avete controllato i contratti di servizio? Dove finiscono i dati? Chi li può usare? Avete considerato che questi dati non godono delle tutele del GDPR? Che succede se decidete di cambiare provider? Quali garanzie avete sui livelli di servizio? Cosa succede se una fattura non viene ricevuta o recapitata?

Noi stiamo facendo fronte comune con un gruppo di startup in grado di consegnare un upgrade tecnologico agli studi ed ai loro clienti come raramente si è visto nel passato.

Stiamo integrando soluzioni POS con i sistemi di fatturazione elettronica, stiamo integrando i sistemi accettatori dei benzinai con i sistemi di fatturazione elettronica. Stiamo tentando di risolvere un problema enorme con investimenti e costi ridicoli, mentre i nostri clienti ricevono visite ed offerte chirurgiche dai big del software.

Nessun problema.

Con noi stanno iniziando a lavorare associazioni e sindacati che raggruppano decine di migliaia di partite iva. I piccoli, quelli di cui pochi (nessuno) si occupa.

A loro ed ai commercialisti noi vogliamo restituire un ruolo nel processo di digitalizzazione di buona parte delle imprese italiane, ma soprattutto vogliamo restituirgli i loro dati, sotto forma di maggiore facilità di utilizzo ed elaborazioni funzionali al business. Vogliamo seriamente contribuire all’auspicato, ma mai praticato, beneficio socio-economico che una vera collaborazione basata sulla parità e sull’etica può produrre

Signori e signore, che siate o no commercialisti, che viviate o no facendo contabilità per altri, fate molta attenzione quando scegliete un partner per la fatturazione elettronica: vi state giocando una buona fetta del vostro futuro.

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Adeguamento Informative Privacy e Consenso

Negli ultimi tre anni abbiamo contribuito a tenervi informati sui temi più caldi legati alla digitalizzazione, alla automazione dei processi contabili e documentali ed alla gestione dell’organizzazione della vostra attività supportata da strumenti informatici.

L’abbiamo fatto con questo sito web e con gli altri siti collegati, con un numero consistente di eventi gratuiti e con una newsletter che mai ha assunto forme e contenuti commerciali.

Siamo anche in prima linea nella diffusione delle politiche di sicurezza informatica legate al Nuovo Regolamento Europeo sul trattamento dei dati personali, tanto da invitarvi a prendere visione delle nostre politiche sul trattamento dati ed eseguire le azioni richieste per continuare a ricevere comunicazioni da StudioBoost.

Vi invitiamo a leggere la nostra politica su questa pagina ed a gestire su questa pagina le preferenze sul consenso alla ricezione delle nostre comunicazioni.

Se ritenete che, in qualche modo, StudioBoost stia violando una vostra volontà relativamente al trattamento di un vostro dato personale, vi preghiamo di comunicarlo immediatamente all’apposito indirizzo email: privacy@studioboost.it

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Fattura Elettronica, niente più proroghe dopo il provvedimento AdE?

Sembrano ormai lontane le tanto sospirate proroghe sulla fattura elettronica.

L’ultimo provvedimento della Agenzia delle Entrate mette, con ogni probabilità, la parola fine ai tanti movimenti contrari all’avvio della fattura elettronica tra privati.

Le regole tecniche contenute nel provvedimento erano attese ed attese erano alcune semplificazioni.

Se proprio bisogna essere delusi da qualcosa, ecco, le semplificazioni sono deludenti, ma la strada è quella giusta.

Oltre a comunicarci che alcuni controlli saranno più “blandi”, AdE ci chiarisce come verrà recapitata la fattura elettronica.

I casi possibili sono 4

1 – Il cliente comunica un codice destinatario e il fornitore lo inserisce nell’apposito campo del file XML, in questo caso SDI consegna secondo gli accordi di servizio presi con il nostro cliente (quindi FTP o web service, il problema del recupero della fattura è del nostro cliente).

2 – Il cliente comunica la PEC sulla quale vuole ricevere la fattura elettronica e il fornitore lo inserisce nell’apposito campo del file XML, in questo caso SDI consegna la fattura sulla PEC indicata.

3 – Il cliente non comunica la PEC e il fornitore inserisce un valore convenzionale (0000000) nel campo “CodiceDestinatario”, in  questo caso SDI consegna al cliente la fattura su una area web riservata, ma (attenzione!) “Il cedente/prestatore è tenuto tempestivamente a comunicare – per vie diverse dal SdI – al cessionario/committente che l’originale della fattura elettronica è a sua disposizione nell’area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate: tale comunicazione può essere effettuata anche mediante la consegna di una copia informatica o analogica della fattura elettronica

4 – Il cliente è un privato o un soggetto rientrante nei regimi di vantaggio (es. contribuenti forfetari) il fornitore deve inserire un valore convenzionale (0000000) nel campo “CodiceDestinatario”, in  questo caso SDI consegna al cliente la fattura su una area web riservata, ma (attenzione!) “Il cedente/prestatore è tenuto tempestivamente a comunicare – per vie diverse dal SdI – al cessionario/committente che l’originale della fattura elettronica è a sua disposizione nell’area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate: tale comunicazione può essere effettuata anche mediante la consegna di una copia informatica o analogica della fattura elettronica

Per farla breve:

tutto bene se il mio cliente mi comunica PEC o Codice Destinatario, ma se questo non accade, oltre ad inviare la fattura SDI devo farmi nuovamente parte attiva del processo e comunicare al cliente di aver emesso una fattura; magari inviandogli una copia analogica…

AdE, però non ferma qui il suo travolgente spirito innovativo e mette a disposizione del contribuente:

  • un software scaricabile per PC (verosimilmente solo per PC con sistema operativo Microsoft) per la compilazione della fattura elettronica
  • un app ed una web app per la compilazione della fattura elettronica
  • un servizio web che genera un QR code contenente i dati di fatturazione (naturalmente ciò presuppone che chi la fattura deve emetterla abbia un lettore per quel QR code)
  • un’area riservata sul sito AdE dove poter registrare le proprie preferenze in tema di ricezione fattura elettronica (andrebbe chiarito se queste impostazioni prevalgano o no sul contenuto della fattura) e poter ricercare e scaricare le fatture emesse e ricevute.

In ultimo viene ribadito che la conservazione sostitutiva (ai fini fiscali e tributari) verrà svolta dal SDI.

Qui trovate la nota sul tema della nostra esperta archivista.

Ora, in tutta onestà, benché qui si stia parlando del minimo sindacale, mi pare davvero un ottimo risultato.

Ottimo perché toglie in un colpo solo qualsiasi argomento a tutti coloro che, detrattori della digitalizzazione, presentavano la fattura elettronica come una nuova tassa occulta sulle imprese.

Bene, dice AdE, vi diamo noi gratuitamente il corredo minimo per non restare incagliati.

Benissimo, dico io, perché finalmente ciò che i nostri software già fanno in maniera gratuita ed integrata da circa 18 mesi viene istituzionalizzato.

Tutto il flusso di scambio tra cliente e fornitore viene gestito nativamente da BPOPilot e da B2BEasy. Ogni fattura elettronica emessa o ricevuta viene trasformata per consentirne la leggibilità all’occhio umano e viene messa a disposizione, assieme al file XML prodotto secondo la norma ed al file contenente la registrazione contabile importabile sui principali gestionali, di tutti i soggetti coinvolti nel flusso.

Oggi questi soggetti, secondo la nostra visione sono: cliente, fornitore ed i consulenti (commercialisti) dell’uno e dell’altro. Domani, a questi soggetti si aggiungeranno i rispettivi istituti di credito. Stiamo già lavorando da alcuni mesi in questa direzione.

Per finire non sottovalutate la differenza tra il concetto di “compilazione” ed il concetto di “gestione” e non dimenticate che le fatture analogiche esisteranno ancora; non perdiamo l’occasione di “gestire” i numeri della nostra impresa sacrificandoli sull’altare della pigrizia.

Compilare la fattura elettronica non è quello che serve alla vostra impresa è quello che occorre alla AdE, a voi dovrebbe interessare di più gestire il vostro business avendo cura di integrare in un solo sistema i flussi di fatturazione elettronica e quella tradizionale.

Con le nostre soluzioni fate, sempre gratuitamente, l’uno e l’altro.

Registratevi gratuitamente su https://app.b2beasy.it. Basta la Partita IVA.

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Grandi manovre in corso sulla fatturazione elettronica

Mentre pochi sembrano prendere sul serio questa storia della fatturazione elettronica, moltissimi sono i movimenti più o meno espliciti che tendono a) a mettere in sicurezza il business di alcuni gruppi di interesse,  b) a dimostrare che i vari ordini e associazioni sono vicini alle esigenze degli iscritti, c) fare slittare, modificare sostanzialmente o addirittura annullare l’obbligo normativo.

Penso sia particolarmente importante, in questo momento in cui chi opera nel sottobosco sta pian piano facendo emergere le proprie intenzioni, ribadire quanto sia centrale e strategico per ogni operatore economico poter contare sulla digitalizzazione del processo di fatturazione elettronica attiva e passiva.

Badate bene che la mia non è una tutela di un interesse particolare (i nostri prodotti di automazione dei processi documentali avranno vita sicuramente più facile sul mercato in assenza della fatturazione elettronica obbligatoria), bensì una leale difesa di un intervento normativo che porterà notevoli benefici socio economici.

Partiamo dal presupposto che un certo taglio di imprese non avrà alcun problema ad adeguarsi (alcuni nostri clienti fanno fatturazione elettronica in EDI dai 2007) e che ci saranno, malcontate, circa 2M di partite iva che potrebbero avere più di qualche difficoltà.

Si tratta di chi non utilizza strumenti informatici per gestire la fatturazione e di chi usa strumenti informatici obsoleti o non pensati per gestire la fatturazione.

Chi non usa strumenti informatici o che usa strumenti obsoleti o non creati per gestire la fatturazione, potrebbe incorrere in qualche problema nel momento in cui l’obbligo normativo scatterà.

Sono professionisti, free lancers, artigiani, esercenti e piccole/piccolissime imprese.

Chi dice però che non abbiano la possibilità e le capacità tecniche per adeguarsi è vittima di un grande errore. Avete mai provato a chiedere esplicitamente agli interessati: “Ce la fareste ad usare questo strumento per fare le vostre fatture?”

Secondo recenti rilevazioni, in Italia al 31 gennaio 2018 c’erano oltre 49 milioni di smartphone ed oltre 43 milioni di utenti internet, di cui 34 milioni attivi sui social.

Con buona approssimazione, considerando che la popolazione italiana è attorno ai 60 milioni, nei 43 milioni di utenti collegati ad internet ci sono praticamente tutti i possessori di partita iva.

Ancora convinti che manchino le capacità di usare una semplice app per gestire la fatturazione elettronica e leggere quelle ricevute?

Sul profilo delle “possibilità”, dove per possibilità intendiamo la capacità economica di acquistare un software, il discorso si fa ancora più semplice ed è il mercato stesso a risolvere la questione.

Se si eliminano le app civetta e tutti i click-bait (esche acchiappa click), restano pochi operatori che si giocano la partita su prezzi decisamente accessibili, incluse soluzioni completamente gratuite come il nostro b2beasy.it

Gratuita? Cosa c’è sotto? Vorranno rubarci i dati oppure hanno in programma qualche genere di truffa informatica.

Beh, nulla di tutto questo, almeno fino a quando Zuckerberg prenderà il mio posto…

Si tratta, in realtà, del più classico dei funnel di vendita: contiamo sul fatto che 1 utente ogni X acquisti servizi premium come l’analisi del flusso di cassa, l’analisi del conto economico o l’integrazione con i sistemi del commercialista.

Pensiamo che questo avverrà naturalmente ed organicamente perché, non appena avrò digitalizzato i numeri della mia piccola impresa, della mia bottega o laboratorio, comincerò a capire che posso utilizzarli per indirizzare le mie scelte e far crescere la mia attività.

Farlo sarà semplice come non potete nemmeno immaginare.

Anzi, non immaginatelo! Registratevi gratis su b2beasy.it vi aiuterà anche se lo userete solo per le fatture analogiche.

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I servizi contabili nell’era della digitalizzazione

Il Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha messo in rete un documento in cui, per la prima volta, certifica l’esistenza di un punto di non ritorno in tema di digitalizzazione dei servizi contabili negli studi degli iscritti.

Il documento, che trovate qui, descrive in maniera abbastanza analitica il processo di gestione di una ipotetica ditta che emette 250 fatture e ne riceve 200.

Nel processo descritto, però, trovo qualcosa di strano.

Mentre si parla molto della situazione ibrida che gli studio dovranno affrontare dove i flussi saranno sia elettronici (per tutte le ditte soggette all’obbligo di fatturazione elettronica) che analogici (per quelli non soggetti all’obbligo e per tutti gli i documenti diversi dalle fatture che comunque devono entrare in contabilità), non si fa cenno a come risolvere la questione del doppio canale analogico/digitale con l’ipotetico software integrato di cui si accenna.

Beh, in effetti, a ben guardare la descrizione dei prodotti sui siti delle varie software house che sviluppano gestionali per commercialisti, non si vede traccia di qualcosa in grado di risolvere il problema dell’integrazione del flusso analogico e di quello digitale. D’altra parte non penso nemmeno sia un problema che gli si possa chiedere di risolvere: il loro lavoro è produrre software gestionali e mantenerli aggiornati alle normative vigenti.

Da responsabile della BU di Ricerca e Sviluppo di StudioBoost, sarei portato a parlarvi tecnicamente di come noi questo problema ce lo siamo posti  e di come lo abbiamo risolto già nel 2015. Però rischio di perdere un buon 98% dei lettori per strada. Quindi mi limito a dire solo una cosa: gli utilizzatori della piattaforma BPOPilot possono gestire in multicanalità sia i flussi elettronici che quelli digitali.

Cosa significa?

Che posso inviare documenti a BPOPilot via email, via PEC, via SDICoop, con il protocollo AS2, ma che posso anche farne (o far fare al mio cliente) un upload sulla web app.

Che tutti questi documenti sono gestiti in un registro di protocollo (tipo quello delle PA).

Che posso inviare sia documenti analogici (es. PDF o scansioni) che documenti elettronici nativi (es. una fattura elettronica XML firmata digitalmente ed impacchettata in un p7m). Al sistema poco importa, se non trova un dato strutturato, lo struttura grazie alla computer vision ed a potenti sistemi OCR.

Che posso consentire al mio cliente di produrre e recapitare, grazie al semplice gestionale integrato, fatture elettroniche ed analogiche.

Che tutti gli utenti della piattaforma possono avere una visione puntuale di tutti i documenti che vengono scambiati su BPOPilot. Ad esempio, se emetto una fattura (non importa se elettronica o analogica) ad un cliente, questo potrà consultare la fattura che ho emesso su BPOPilot e lo studio l’avrà immediatamente nella coda di esportazione dati contabili verso il gestionale: la fattura è già registrata!

Che ogni studio che utilizza BPOPilot per la gestione di questi flussi, può utilizzarlo come “intermediario” e quindi consentire ai propri clienti di ricevere le fatture direttamente sulla piattaforma e di trovarsele registrate automaticamente grazie agli algoritmi di intelligenza artificiale per la determinazione dei c.d. elementi soggettivi (detraibilità IVA e conto di costo/ricavo).

Che, secondo il principio che quello che nasce digitale non deve essere materializzato, tutte le fatture elettroniche vengono portate in sostitutiva automaticamente.

Che se bastasse questo a farmi scegliere il commercialista A piuttosto che quello B, sarebbe molto facile. Visto che però questo non basta più, i clienti degli studi che utilizzano BPOPilot hanno in più: un assistente virtuale che ricorda le scadenze più importanti, scadenzario attivo e passivo, gestione realtime del plafond Intrastat e dell’importo liquidazione IVA, contabilità industriale grazie al semplice tagging del documento, ricerca documenti in stile Google, cruscotti grafici che misurano il flusso di cassa e tanto altro.

Che tutto avviene, ai miei occhi di tecnico, in maniera lineare ed armonica e soprattutto, senza alcun intervento del commercialista.

Ultima cosa. Lo dico a bassa voce: a ben guardare, BPOPilot potrebbe anche farvi risparmiare in maniera significativa sulle licenze dei vostri gestionali.

Per una dimostrazione live del prodotto o per utilizzarlo gratuitamente registratevi qui

 

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CNDCEC Offre un modello di digitalizzazione degli studi

Un modello per la digitalizzazione dello studio?

Ammettendo che non esistesse prima, il CNDCEC ne ha proposto uno, almeno stando a ciò che scrive Eutekne

Finalmente prescindendo dagli obblighi normativi relativi alla fattura elettronica, si parla di integrare processi digitali ed analogici.

In un panorama nazionale che, indipendentemente da rinvii, proroghe o conferme dell’obbligo di fatturazione elettronica tra privati, già vede la coesistenza di differenti flussi informativi ed informatici (rammento che nel 2017 circa 2.7M di fatture sono state elettroniche ed emesse verso la PA) si delinea un modello organizzativo che, attraverso l’utilizzo di software integrati, dia la possibilità al Commercialista di poter gestire contemporaneamente qualsiasi flusso.

Chi ha già letto qualche mio post sul tema e chi segue gli eventi formativi che StudioBoost organizza sa che per noi questa non è una novità.

L’ipotizzato software integrato esiste e, scusate il gioco di parole, è integrato anche con i gestionali di studio.

Parlo del nostro BPOPilot che è in grado di supportare lo studio su diversi piani operativi e di business.

In primo luogo è un sistema documentale abilitato da contenuto, il che significa che, quando l’intelligenza artificiale di BPOPilot identifica la tipologia del documento (fattura, estratto conto banca, F24, ecc.), immette il documento nel suo specifico processo di lavorazione fatto di priorità e operazioni che il sistema è in grado di automatizzare. L’automazione va dalla contabilizzazione automatica delle fatture, alla gestione degli scadenzari F24, passando per la verifica del plafond intrastat, ecc. ecc. Tutti dati che vengono poi trasferiti al vostro gestionale di studio per gli adempimenti fiscali.

BPOPilot è multicanale, ovvero può ricevere documenti da differenti canali. Posso caricare il documento sulla piattaforma web, può farlo il cliente dall’app, può ricevere documenti via email e funziona come un sotto-sistema di interscambio quando gestisce fatture elettroniche. Ogni utilizzatore, riceve e trasmette fatture elettroniche sulla piattaforma.

BPOPilot è uno strumento di marketing. Molto potente. Per chi afferma che la differenziazione nel servizio tipico di assistenza ordinaria è una chimera, il nostro prodotto rappresenta la prova tangibile dell’esatto contrario. Un portale cliente ricco di funzionalità (ricerca documenti in stilo Google, registro di protocollo di ingresso, conservazione sostitutiva, scadenzario attivo e passivo, assistente virtuale, circolari, newsletter e comunicazione diretta con il professionista, ecc.), ma ancora più ricco di strumenti per la crescita del cliente. Così lo studio può mettere a disposizione del cliente un gestionale, la possibilità di adottare la contabilità industriale grazie a semplici ed intuitivi “tag”, flusso di cassa, analisi di bilancio, analisi della Centrali Rischi e tanto altro.

BPOPilot, infine, rivoluziona il concetto tipico della licenza software: è gratis per i servizi di base, a pagamento per quelli che portano un notevole valore aggiunto allo studio ed al cliente.

In un mondo che di software integrati parla, noi li realizziamo dal 2015.

BPOPilot, ad oggi, gestisce oltre 4.500 ditte, fate voi il conto dei milioni di righe contabili sviluppate.

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La conservazione sostitutiva gratuita dell’Agenzia delle Entrate. Per alcuni, ma non per tutti…

La conservazione sostitutiva regolamentata dalla legge italiana riconosce la validità legale dei documenti elettronici, equiparandoli a quelli cartacei e permettendo ad aziende e amministrazioni pubbliche di risparmiare i costi di stampa, stoccaggio e archiviazione. Per rispettare gli standard imposti dalla legge non è sufficiente registrare la documentazione su un qualsiasi supporto elettronico, ma tale raccolta deve essere organizzata in pacchetti elettronici che, dopo l’apposizione di una firma digitale riconosciuta e di una marca temporale, potranno confluire nell’archivio, garantendo l’autenticità al documento e impedendo qualsiasi ulteriore modifica.

Con l’introduzione dell’obbligatorietà della fattura elettronica anche tra privati – comunemente denominata B2B – il tema della conservazione sostitutiva coinvolgerà un numero di aziende decisamente più ampio rispetto all’attuale.

Il primo beneficio che ne deriverà, in parte banale, riguarderà il risparmio degli spazi fisici necessari a contenere un archivio corrente cartaceo.

Il secondo, più significativo, sarà legato ai vantaggi fiscali offerti agli aderenti, che saranno obbligati a comunicare i dati periodici delle proprie fatture  – il cosiddetto  Spesometro – solo per i documenti prodotti e ricevuti nei formati “tradizionali”, cartaceo o negli altri attualmente in uso.

La documentazione in formato elettronico, in particolare quella transitante per il Sistema d’Interscambio, sarà invece direttamente conservata da Sogei, l’organo dell’Agenzia dell’Entrate che lo gestisce.

In pratica, come previsto dal decreto ministeriale del 17 giugno 2014, ribadito direttamente dall’Agenzia dell’Entrate e dal codice dell’amministrazione digitale con il decreto legislativo 179/2016, qualora il documento informatico passasse per il Sistema d’Intercambio, cesserà l’obbligo di conservazione a carico dei cittadini e delle imprese.

Va precisato, tuttavia, che quanto espresso da tali decreti si scontra, in primo luogo, con l’obbligo civilistico per le imprese di archiviare tutti i documenti fiscali e contabili.

Si pone, inoltre, un ulteriore aspetto da non trascurare. A chi spetterà la responsabilità della documentazione conservata direttamente da Sogei? Dal silenzio che emerge dalla normativa sembra abbastanza evidente che tale accortezza ricadrà sul titolare, ma con quale tutela? In caso, infatti, di contenzioso con l’autorità, il contribuente potrebbe non avere l’accesso diretto alle proprie carte…

E se si bloccasse SDI ed avessi bisogno di depositare un documento in Tribunale rispettando un termine perentorio?

Il sistema di conservazione sostitutiva fornito gratuitamente da Sogei potrà, dunque, risultare utile per piccoli artigiani e professionisti, ma chiunque stia valutando tale scelta dovrebbe approfondire meglio le proprie responsabilità in merito ai documenti archiviati e soprattutto quelle dell’Agenzia delle Entrate.

A margine di queste considerazioni risulta significativa anche una riflessione sul ruolo assunto dall’archivio per il privato.

Per esperienza personale conosco la posizione che aziende e persone hanno rispetto alla propria raccolta documentale. Generalmente si dividono in due grandi categorie: quelli che ritengono indispensabile ogni minuscola carta compresa nel proprio complesso e chi, invece, non vede l’ora di eliminare tutto, ritenendolo inutile.

Se i primi talvolta eccedono con questa pratica, i secondi sono decisamente più numerosi e rappresentano per il futuro un rischio, poiché non considerano l’archivio come un bene dal valore culturale.

La qualificazione di una raccolta di fondi non è un valore aggiunto solo per le principali aziende di grandi dimensioni, che già da tempo hanno provveduto ad organizzare la trasmissione dei propri documenti ai posteri, ma andrebbe affrontata anche dai più piccoli, progettando una gestione che garantisca lungimiranza alla conservazione. In un momento storico nel quale l’impegno civile viene anelato da tanti, la valutazione del soggetto terzo al quale affidare i propri documenti dovrebbe essere fatta considerando anche il livello di garanzia assicurata rispetto a tale aspetto, con la consapevolezza da parte del privato di possedere un patrimonio per il futuro.

Importante per se stessi, fondamentale per la comunità futura.

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Fattura Elettronica obbligatoria, non è così difficile

In principio fu lo Small Business Act – COM(2008) n. 394.

Venne poi la Direttiva 2010/45/UE, recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda le norme in materia di fatturazione e, ancora, il Decreto 3 aprile 2013, n. 55 – Regolamento in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica da applicarsi alle amministrazioni pubbliche ai sensi dell’articolo 1, commi da 209 a 213, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. (13G00097) e poi… e poi… e poi… fino ad arrivare alla situazione corrente che estende l’obbligo della fattura elettronica alle imprese della filiera degli appalti pubblici ed alla vendita di petrolio e derivati a partire dal 1 luglio 2018 e a tutti i possessori di partita IVA, a partire dal 1 gennaio 2019.

Tutte informazioni che possono essere facilmente trovate sul sito fatturapa.gov.it, anche meglio organizzate.

La cosa interessante, però, è notare che la peculiare situazione italiana, nella quale è individuato per Legge un soggetto unico responsabile dell’interscambio delle fatture elettroniche, è stata istituita nel lontano 2008 con il Decreto del 07/03/2008 del Min. Economia e Finanze – Individuazione del gestore del sistema di interscambio della fatturazione elettronica nonché delle relative attribuzioni e competenze.

Ciò prova che la road-map verso la fatturazione elettronica e la volontà di centralizzarne nelle mani statali la sua gestione parte da molto lontano e che non abbiamo scuse: lo sapevamo che sarebbe finita così.

Tuttavia, quello che mi preme chiarire in questo articolo, nonostante i rumors che parlano di una ulteriore semplificazione del processo di fatturazione elettronica, è il reale funzionamento della fatturazione elettronica. Vorrei fare capire quanto sia facile, quanto si possa considera una vera invariante rispetto alle attività odierne.

Questo con lo scopo di alleggerire gli animi (molto tesi!) dei vari attori coinvolti in questa piccola rivoluzione, chiarendone gli aspetti tecnici e funzionali.

Fattura Elettronica, cos’è davvero?

Si tratta di una rappresentazione convenzionale dei dati comunemente contenuti in una fattura.

Chi dei lettori ha confidenza con il formato XBLR, con il quale depositiamo i nostri bilanci, può comodamente prenderlo ad esempio.

Si tratta, in pratica, di prendere le informazioni che normalmente scriveremmo su una fattura ed inserirle in una struttura composta da varie sezioni e sotto-sezioni, ognuna delle quali raggruppa dati omogenei. Abbiamo quindi la sezione per inserire i dati dell’emittente (il cedente/prestatore), i dati del destinatario (cessionario/committente), il corpo con i dati beni e servizi, i dati pagamento, ma anche i dati dell’eventuale rappresentante fiscale, ecc. ecc.

Insomma, immaginate un foglio Excel dove dovete riempire dei campi in maniera obbligatoria e altri dati opzionali. Avete, infatti, un numero esagerato di campi non obbligatori, nei quali potrete indicare altri dati quali: la competenza contabile del documento, un numero di contratto, ecc. Non solo, a questa rappresentazione convenzionale è possibile allegare altri documenti come, ad esempio, uno o più DDT.

Questa rappresentazione è definita in uno schema XML , quello utilizzato dai vari software di compilazione per “capire” dove mettere o leggere una determinata informazione e dal Sistema di Interscambio per capire se la vostra fattura elettronica è formalmente e sostanzialmente corretta. Sappiate che SDI è in grado di evitarvi di inviare una fattura ad un cliente con un calcolo errato o con una numerazione non progressiva, oppure con una scadenza nel passato, ma non può (ovviamente) entrare nel merito del documento e nel rapporto che lo ha generato.

Come produco una fattura elettronica?

Se siete dotati di un software gestionale o di un sistema ERP aggiornato sarà questo a preoccuparsi di “stampare” (perdonate la semplificazione) la fattura nel formato corretto. In una situazione di normalità (dove è la nostra software house che si preoccupa di aggiornare il gestionale) continuerete a fare esattamente ciò che avete fatto sino a ieri.

Se non siete dotati di un software gestionale ed utilizzate moduli cartacei o software non specificamente pensati per emettere fatture, dovete dotarvene. Oppure potete affidarvi ad una pletora di software open source (a volte prodotti da alcune Pubbliche Amministrazioni) che vi consentono di “stampare” la fattura nel formato corretto. Anche noi abbiamo reso gratuito il software per l’emissione delle fatture elettroniche. Pensiamo sia un atto doveroso, ma questa è un’altra storia.

Come invio una fattura elettronica?

Per ricevere la fattura elettronica il vostro cliente dovrà darvi un dato aggiuntivo a sua scelta tra: indirizzo PEC e codice destinatario (se inviate ad una PA,  il codice destinatario si chiamerà Codice Univoco Ufficio). Tutti possono ottenere un codice destinatario chiedendolo al SDI via web, ma la procedura è farraginosa, richiede competenze tecniche ed è conveniente solo se il numero di fatture scambiate (inviate e ricevute) è davvero consistente.

La procedura manuale è tutt’altro che complicata: si tratta di inviare una PEC al SDI che contenga in allegato la fattura firmata digitalmente. La firma digitale è necessaria per bloccare la possibilità che il documento possa essere malignamente modificato nel percorso verso SDI. Quindi, si prende il file stampato dal gestionale, si collega la smart card e si firma il file. In ultimo, lo si allega ad una PEC e lo si invia al SDI. Dopo poco, SDI ci risponderà con un messaggio con cui ci dice se ha accettato il documento o se questo conteneva errori (in questo caso devo correggerlo e ri-mandarlo). Il vostro cliente riceverà il documento sulla PEC che vi ha dato o sul sistema informatico collegato al codice destinatario che vi avrà dato in alternativa all’indirizzo PEC.

Come ricevo una fattura elettronica?

Via PEC. Oltre l’80% delle partite IVA riceverà le fatture elettroniche via PEC. Tutti gli atri si doteranno di un codice destinatario che gli recapiterà le fatture direttamente sui sistemi aziendali, oppure si affiderà ad un intermediario ed utilizzerà il codice destinatario di questo per ricevere le fatture (verosimilmente) su un portale web. Coloro i quali emetteranno le fatture con i nostri sistemi le riceveranno e le spediranno gratuitamente.

Come leggo una fattura elettronica?

Imparare una nuova lingua apre la mente. Imparerete una nuova lingua.

Scherzi a parte, se il vostro gestionale sarà in grado di importare le fatture elettroniche ricevute non dovrete leggerle, ve le ritroverete direttamente in contabilità, in attesa che aggiungiate il conto di costo ed i dati sulla detraibilità dell’IVA (questi restano elementi soggettivi che la fattura elettronica non contiene, per il momento…). Atteso che questo non accadrà nella maggior parte dei casi (micro imprese, professionisti,  esercenti, artigiani, ecc.), lo stesso software open source che vi ha permesso di emettere la fattura elettronica vi permetterà di renderla leggibile e comprensibile. Il nostro software gratuito produce, per ogni fattura ricevuta, un PDF di cortesia che la rende leggibile e comprensibile.

Devo fare qualche altro adempimento dopo aver emesso la fattura elettronica?

Beh, no! Proprio per il fatto che avete scelto (o perchè vi hanno obbligati) la fattura elettronica eviterete di inviare lo spesometro e i dati fatture e le liquidazioni IVA. Va detto, però, che già oggi siamo obbligati a conservare le fatture elettroniche secondo le modalità previste per i documenti informatici. In pratica dobbiamo sottoporli alla procedura di conservazione sostitutiva. C’è un però: l’SDI dichiara che lo farà per conto nostro gratuitamente. Ci sono ragioni di opportunità, che vi spiegheremo, per cui questa conservazione da parte di SDI può essere accettata solo da organizzazioni molto piccole; tuttavia si tratta di un servizio gratuito. La scelta di fare la sostitutiva delle fatture elettroniche in casa o delegarla a soggetti diversi da SDI va riflettuta a fondo, soprattutto in relazione ai costi/benefici. In casa StudioBoost è un servizio che costa 6€/mese.

Quanto mi costa fare una fattura elettronica?

Niente più di quello che vi costava emettere una fattura normale, se avete già un gestionale. Se non avete un gestionale vi costerà in maniera proporzionale alla vostra capacità di scegliere uno strumento adeguato alle vostre esigenze. L’unico vero costo potreste sostenerlo se decideste di non appoggiarvi alla sostitutiva di SDI. Si parte da gratis e si arriva fino a 25€ per singola fattura. Il nostro software è gratuito, lo dico giusto come promemoria 🙂

Sono un esercente, ho una pompa di benzina, come faccio ad adeguarmi?

Per rispondere faccio molto prima a mostrarvi questo video.

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Protocollare le fatture di vendita dei clienti? Meglio di no.

A seguito di sollecitazioni da parte di alcuni clienti che ci segnalavano la necessità di dover provvedere alla ri-numerazione delle fatture di vendita dei loro clienti, abbiamo chiesto un rapido parere al Dott. Patrizio Pollini, uno dei consulenti più preparati sulla materia fiscale, soprattutto nelle fase del contenzioso e nei rapporti diretti con l’amministrazione finanziaria.

 

Il quesito, relativamente semplice, è: ritieni sia plausibile e legittimo ri-numerare (da parte di un commercialista) le fatture emesse da un cliente? Se il cliente emettesse delle fatture con suffisso bis, come ci si dovrebbe comportare per evitare “disagi” con l’amministrazione finanziaria?

 

Carissimi,
con riferimento al quesito relativo alla numerazione delle fatture di vendita, di seguito le mie considerazioni.
L’articolo 21, comma 2 del Dpr 633/72 stabilisce il contenuto che devono avere le fatture, al punto b) la norma precisa che le fatture debbano contenere “il numero progressivo che lo identifichi in modo univoco”. Inoltre ora è previsto che la numerazione non debba azzerarsi ogni singolo anno.

 

Con la risoluzione 1/E del 10.01.2013 l’Agenzia ha chiarito il significato di “numero progressivo che lo identifichi in modo univoco”. Per l’amministrazione finanziaria, a partire dal 1.1.2013,  sono possibili i seguenti comportamenti:
  1. una numerazione  progressiva che, partendo dal numero 1, prosegua per tutti gli anni solari di attività del contribuente, fino alla cessazione dell’attività;
  2. una numerazione progressiva dl 1 gennaio 2013 che può anche iniziare dal numero successivo a quello dell’ultima fatture emessa nel 2012;
  3. il sistema della numerazione progressiva per anno solare, in quanto l’identificazione univoca della fattura è garantita dalla presenza contestuale della data del documento.
Ad esempio, continua la risoluzione, “fermo restando l’obbligo di indicare in fattura la data si ritengono ammissibili le seguenti modalità di numerazione progressiva all’interno di ciascun anno solare Fatt. 1, Fatt 2, Fatt. 1/2013 (oppure 2013/1), Fatt. 2/2013 (oppure 2013/2).”
Resta sempre valida la possibilità di istituire distinte serie di fatturazione che possono riguardare più settori o attività secondarie secondo le esigenze del contribuente.
Nell’ambito poi delle diverse seriazioni, che possono essere anche alfanumeriche, va rispettata la progressione.
Dato che la norma prevede che le fatture siano numerate progressivamente ed in modo univoco, si ritiene che se si dovesse aggiungere un suffisso “alfabetico” al numero (ad es. bis) l’amministrazione finanziaria potrebbe ritenere che tali fatture costituiscano una numerazione autonoma da dover registrate in un autonomo sezionale.
Inoltre, nel caso in cui la numerazione delle fatture non sia progressiva e abbia dei salti di numeri potrebbe contestare la regolarità della tenuta della contabilità. Stessa situazione potrebbe verificarsi se non ci fosse corrispondenza tra la numerazione riportata sul documento ed il registro fatture emesse la cui tenuta è disciplinato dal Dpr n. 633/72 art. 23.
Tuttavia, segnalo che Renato Portale, nel suo libro a pagina 1194 a commento dell’art. 23 scrive: “in caso di necessità, è possibile adottare la numerazione bis, per distinguere due documenti senza alterare la richiesta progressione numerica.” Detto in altri termini, se è proprio necessario si faccia uso della numerazione bis, ma si mantenga la progressione e la corrispondenza del numero sul documento con quello sul registro fatture emesse.
Dott. Patrizio Pollini
Member of the Board & Partner
Head of Fiscal Advisory Services
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