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La Nuova Ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del POLIMI

STUDIOBOOST come Partner finanziatore della ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale (www.osservatori.net/ict_professionisti) della School of Management del Politecnico di Milano, propone un questionario rivolto agli studi professionali di Avvocati, Commercialisti, Consulenti del Lavoro e Notai, per comprendere il ruolo che le tecnologie digitali stanno ricoprendo nel processo di cambiamento che sta investendo il mondo delle Professioni.

L’iniziativa è patrocinata, tra gli altri, dal Consiglio Nazionale Forense (CNF), dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC), dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e dall’Associazione Sindacale dei Notai della Lombardia.

Il questionario si rivolge a coloro che dispongono di una visione d’insieme dello Studio, quindi è consigliata la compilazione da parte del Titolare e/o dei Soci di Studio.

Per ringraziare coloro che forniranno il loro contributo alla Ricerca, restituendo il questionario completo, abbiamo previsto l’invio di un codice promozionale che darà diritto a scaricare gratuitamente uno dei report degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, disponibili sul sito www.osservatori.net.

I Risultati della Ricerca saranno presentati il 19 Aprile a Milano e il 3 Maggio a Roma. Gli inviti a questi eventi saranno inoltrati a tutti coloro che hanno provveduto a compilare il questionario.

Per avviare la compilazione del questionario cliccare sul seguente link (o copiarlo e incollarlo nel proprio browser):

https://survey.opinio.net/s?s=16156

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Premio Professionista Digitale 2016/17

Sei un Avvocato, un Commercialista, un Consulente del Lavoro o un Notaio?
Il tuo Studio ha introdotto di recente delle nuove tecnologie per essere più efficiente o per offrire nuovi servizi ai Clienti?
Il tuo Studio è un “Innovatore Digitale”?

Per candidare il tuo Studio al contest del Professionista Digitale clicca qui:

https://survey.opinio.net/s?s=16160

  

L’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano,  con il supporto di STUDIOBOOST e degli altri partner, del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, del Consiglio Nazionale Forense,  della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro e dell’Associazione Sindacale dei Notai della Lombardia ha lanciato la terza edizione del Premio del Professionista Digitale 2016/17 (www.osservatori.net).

Il contest ha l’obiettivo di sostenere e diffondere la cultura dell‘innovazione all’interno degli Studi Professionali di Avvocati, Commercialisti ed Esperti Contabili, Consulenti del Lavoro e Notai.

Al contest possono partecipare gli Studi Professionali che hanno:

  • innovato i processi interni, grazie allo sviluppo o all’introduzione di nuove tecnologie, per ottenere maggiori livelli di efficienza interna e ridurre i costi e gli sprechi di tempo;
  • sviluppato o introdotto le tecnologie informatiche per offrire nuovi o migliori servizi ai propri Clienti;
  • utilizzato la digital innovation per raggiungere nuovi mercati

Gli Studi che si distingueranno per originalità ed efficacia delle soluzioni adottate, riceveranno, al termine della valutazione (effettuata in due fasi, la prima solo tramite questionario, la secondo dopo un confronto telefonico con l’Osservatorio), la comunicazione di essere stati selezionati per illustrare la loro esperienza e ritirare la targa premio in occasione del Convegno finale dell’Osservatorio Professionisti & Innovazione Digitale, che si terrà a Milano il 19 Aprile 2017 (e a Roma il 3 Maggio).

Le candidature saranno oggetto di selezione e saranno valutate da una commissione di esperti, composta da Docenti e Ricercatori dell’Osservatorio, secondo i seguenti criteri:

  1. originalità del progetto;
  2. rilevanza e misurabilità dei benefici;
  3. complessità del progetto;
  4. approccio strategico (si fa riferimento all’esistenza di un progetto articolato e definito nel tempo in grado di soddisfare specifici bisogni);

Per partecipare al contest e candidare il proprio Studio è necessario compilare il breve questionario disponibile quiPer qualsiasi informazione aggiuntiva è possibile contattare Elisa Santorsola alla mail: elisa.santorsola@polimi.it

Il termine per la candidatura è venerdì 10 marzo 2017

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Concreti, organizzati, rivoluzionari, liberi: i professionisti del futuro sono donne?

Come saranno i professionisti del futuro? Qual è il loro profilo? Saranno uomini o donne?

Tentavamo di rispondere a queste domande analizzando gli iscritti ai nostri convegni, senza mai focalizzarci sul sesso, cosa che, probabilmente, mai avremmo fatto se non fosse stato per l’entrata di due donne nel nostro team di marketing.

Sono state loro a farci notare l’impressionante, schiacciante maggioranza di Commercialisti donna presenti. Sono state le collaboratrici all’accoglienza e chi presiedeva il demo point a confermare che l’interesse maggiore veniva dalle donne. Fenomeno strano, per quel che mi riguarda: in fondo l’attitudine ad essere impressionati dalla tecnologia è storicamente maschile.

Va bene la crescente femminilizzazione della professione, certificata nelle statistiche della Fondazione Nazionale, ma il sospetto che dietro ci fosse qualcosa di più era molto forte.

Interpretare le donne non è mai semplice, e capire questo fenomeno non è stato da meno.

Abbiamo dato inizio al classico brainstorming: le donne sono forse più sensibili ai temi dell’organizzazione? Oppure le donne sono più sensibili alla variabile tempo perché a volte sono anche mamme oltre che Professioniste? Oppure sono meno conservatrici dei loro colleghi uomini? O più concrete? O la risposta è sì a tutte le domande precedenti?

Dall’analisi dei dati si delinea una strana e gradevole tendenza.

Ciò che ci stiamo impegnando a promuovere, anche a livello culturale, sembra piacere a persone concrete, organizzate (o che tendono ad esserlo), ai precursori ed a coloro ai quali interessa recuperare tempo da dedicare alla propria vita privata.

In fondo, non sono l’indipendenza e l’organizzazione caratteristiche peculiari di un Professionista? Perché rinunciarvi e diventare schiavi di un luogo fisico come lo Studio con i suoi orari?

Essere vittime di questa situazione è semplice tanto quanto uscirne.

È sufficiente impostare la propria attività in modo che le informazioni, gli strumenti e, perché no, anche la forza lavoro risiedano in un luogo accessibile in ogni momento del giorno (o della notte) e da qualsiasi punto del globo.

Si tratta della “cloudificazione” dello studio che, nel cloud, è uno strumento di lavoro, mentre nella realtà fisica è un luogo di scambi relazionali con clienti, colleghi e collaboratori.

Una promozione soprattutto culturale

Forse immodestamente, riteniamo di avere qualcosa da dire su questo tema e lo faremo ancora il giorno 12 dicembre a Bologna con un convegno che accredita 3 punti nelle materie di Organizzazione Studio.

Sì, le due colleghe del marketing hanno avuto ragione.

È il momento di esplorare meglio le opportunità che ci offrono le nuove tecnologie e le nuove modalità di lavoro “smart”. Vedremo se queste modalità sono davvero così furbe. Ci faremo raccontare da Professionisti le loro esperienze. Ascolteremo la voce di scienziati e di imprenditori con lo sguardo rivolto all’Europa.

Faremo tutto questo in poco più di due ore, da un punto di vista molto peculiare che invito tutti a scoprire.

Per registrarvi gratuitamente all’evento cliccate qui.

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Innovare, innovare, innovare…

Innovare… Avete mai provato a ripetere una parola così tante volte che nella vostra testa perde totalmente di significato?

Bene è quello che sta succedendo a me con la parola innovazione e tutte le sue declinazioni verbali. Si parla di innovazione ovunque, si dice che bisogna innovare qualsiasi cosa, eppure la strada verso l’innovazione sembrano conoscerla davvero pochi. Non è nemmeno troppo chiaro il perché, in fondo, si debba innovare.

Nel mondo delle professioni non c’è sfaccettatura delle operations di ogni studio che non sia nell’occhio del ciclone: il modello di business, i modelli di gestione dello studio, gli strumenti tecnologici, l’approccio commerciale, le partnership. Tutto sembra dover essere sottoposto ad un profondo processo di revisione.

Come non essere d’accordo?

Chi pensa che questo sia solo un momento transitorio, un periodo di crisi dal quale prima o poi si uscirà, sta semplicemente sottovalutando i cambiamenti radicali a cui è stato sottoposto l’intero mondo e non solo quello del “business” e dell’imprenditoria. Tutto è cambiato, non siamo in crisi, siamo in una nuova epoca. Ci stiamo sempre più avvicinando al paradosso della disoccupazione tecnologica; il momento in cui la tecnologia non è più al fianco dell’uomo per coadiuvarne gli sforzi lavorativi, ma gli si sostituisce. Letteralmente.

Allora? Siamo destinati, come prevedono i creatori del Dott. Watson, ad una condizione in cui tra meno di venti anni la tecnologia (robot, supercomputer, ecc.) svolgerà oltre il 45% delle attività umane? Probabilmente si e non sarà nemmeno così male, se è vero che Watson e le altre cognitive technologies potranno persino aiutarci nella cura e nella prevenzioni di malattie gravi, ma questo processo si può e si deve governare.

In fondo, anche tra 25 anni “qualcuno che guida” ci dovrà pur essere, no? Magari, non girerà il volante e pesterà sui pedali, forse starà davanti ad un monitor a verificare lo stato dei vari servizi di guida automatica, ma qualcuno sarà lì e guiderà.

Probabilmente, però, a questo nuovo autista occorrerà una diversa patente; dovrà avere conoscenze professionali e caratteristiche diverse rispetto a quelle di un autista dei nostri giorni.

Allora, forse, il punto è proprio questo: se non facciamo evolvere le nostre professionalità e se non diamo occasione e modo ai nostri collaboratori di fare altrettanto, destiniamo noi stessi ed i nostri collaboratori ad un futuro decisamente infelice.

E allora dobbiamo innovare.

Dobbiamo far entrare nelle nostre vite professionali le nuove tecnologie e dobbiamo imparare a maneggiarle, a controllarle ed a renderle funzionali alle nostre necessità. La rivoluzione digitale non è (solo) una occasione per rendere più floridi i nostri conti, ma è una vera a propria responsabilità sociale: se non adeguiamo le nostre competenze al mondo cambiato ne verremmo semplicemente espulsi assieme a tutti coloro che, a diverso titolo, dipendono da noi.

Concretamente cosa fare?

Cominciare dalla base. La base per costruire competenze tecnologiche, implementare (o revisionare) processi guidati da strumenti tecnologici nuovi è la capacità di analizzare serenamente i pro ed i contra di una soluzione informatica, di un nuovo processo operativo o del mix delle due cose. Dobbiamo essere in grado di applicare le metodologie della analisi  SWOT alla nostra organizzazione ed alle tecnologie che ci vengono proposte dal mercato. In poche parole: dobbiamo saper riconoscere cosa è innovazione, saperlo fare non in senso lato, ma nel concreto della nostra organizzazione.

Per dare, in particolare ai Commercialisti, questo genere di competenze abbiamo organizzato per il 20 ottobre 2016 a Bologna un workshop accreditato (assicurerà 4 punti per la formazione obbligatoria sulle materie di organizzazione studio). L’obiettivo è ambizioso, ma il livello degli speaker è garanzia di successo. Tra gli altri, parteciperà l’Ing.Domenico Squillace, presidente di UNINFO, ente di normazione e costola dell’UNI per le materie informatiche che ha in programma di lanciare un progetto sulla standardizzazione e la normalizzazione delle competenze informatiche delle professioni ordinistiche. A mio modesto giudizio, un passo fondamentale verso l’innovazione (vera!) della professione.

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Professionisti e Cloud Computing

Mentre ci sono moltissimi che discutono di “cloud” pochi sanno esattamente di cosa si tratti, pochissimi riescono a definirlo in maniera corretta e quasi nessuno, me incluso, riesce a spiegarlo in maniera semplice.

Il problema vero, tuttavia, è che in un’epoca che va spedita verso le soluzioni cloud, il mondo delle professioni stenta.

Perché siamo in questa situazione?

Se partiamo dall’epoca “eroica” dell’informatica, quando i mainframe erano i padroni della terra e l’hardware aveva costi proibitivi, era relativamente logico, semplice ed economico condividere un unico mainframe tra più organizzazioni. Era la via più rapida all’informatizzazione: o così, oppure ancora carta, penna e calamaio.

Poi sono arrivati i personal computer e, con loro, la relativa facilità di sviluppare applicazioni modulari (base dati, logica di business e server di distribuzione) ben più affamate di risorse (potenza elaborativa, disco, memoria, memoria, memoria ed ancora memoria). Questo portò a dedicare hardware specifico (molto spesso sotto utilizzato) a singole applicazioni (molto spesso sotto utilizzate). A volte lo si faceva per motivi legati all’applicazione stessa, altre volte erano le logiche “politiche” interne alle organizzazioni a richiedere la separazione fisica dei dati.

Così i server crescevano in numero e diminuivano in prezzo, con il risultato che, nel corso degli anni, si è acquistata molta più potenza elaborativa (volgarmente detta “ferro”) di quanta in realtà ce ne fosse bisogno, con conseguente esplosione dei costi legati alla gestione di un parco server insensatamente eccessivo.

Poi, come in tutti i clicli, è arrivato il ritorno al passato e la virtualizzazione, ovvero la possibilità di far girare più server sulla stessa macchina, ha riportato alla mente le logiche di condivisione dei mainframe dell’età eroica.

Da qui al cloud il passo sarebbe relativamente breve, in fondo a chi interessa più dov’è il sistema con cui si riesce a prenotare un hotel con un app su uno smartphone? L’importante è che lo si possa fare!

Questo sostanziale disinteresse sul come o dove giri una determinata applicazione, però, non sembra valere per i professionisti, Le ragioni sono tante e, non per essere originale, non citerò l’arretratezza digitale della categoria.

Per inciso, esistono studi credibilissimi, anche se non troppo indipendenti, che dimostrano che le professioni ordinistiche, grazie anche alla spinta della controparte Pubblica Amministrazione, sono evolute enormemente nell’utilizzo delle nuove tecnologie.

Tuttavia il cloud, che tutti indicano come la soluzione del presente e non del futuro,tra i professionisti, stenta. Pensare che il colosso della ricerca Gartner Group stima per il 2016 che la dimensione mondiale del mercato “cloud” sarà vicina ai 204 Miliardi di Dollari, con una crescita del 16,5% rispetto all’anno precedente. Un numero impressionante che ha un riflesso anche a livello nazionale: l’Italia è all’ottavo posto nel mondo ed al primo in Europa (fonte Eurostat) tra gli utilizzatori di sistemi in cloud, grazie anche alle politiche nazionali che hanno letteralmente trascinato l’intero settore economico verso l’utilizzo di sistemi innovativi e sostenibili. Secondo dati OCSE il 40,1% delle aziende del nostro Paese utilizzano servizi di cloud computing, dato superato solo da Finlandia (50,8%) e Islanda (43,1%).

I professionisti?

 

La mia personale impressione è che, proprio per il fatto che in pochi riescano a definire questo strano oggetto tecnologico, ci sia una sorta di mitizzazione del cloud.

 

Questo è il freno più grande alla sua diffusione, solo secondo, però, rispetto alle caratteristiche dei software utilizzati dai professionisti.

Immagino lettori strabuzzare gli occhi; provate voi a mettere in cloud un software scritto in un linguaggio di programmazione che già ballava la disco music quando arrivarono gli Abba. Ah, non barate, il cloud non è un web server che pubblica una web app che, a sua volta, richiama un eseguibile, che a sua volta richiama un interprete di linguaggio, ecc. ecc.

Il cloud non è avere un server in hosting presso un qualsiasi provider.

Il cloud non è avere un server.

Il cloud non è avere.

Il cloud è dominare e gestire una informazione, una funzione applicativa, un dato; sempre ed in qualsiasi condizione ed al massimo delle prestazioni.

Se volete un esempio di cosa sia concretamente il cloud, visitate i portali di uno dei due maggiori player (Amazon AWS o Microsoft Azure), lì troverete cose strane tipo: Elastic Beanstalk (che serve per pubblicare applicazioni che al crescere della domanda da parte degli utenti, aumentano le loro prestazioni), Elastic File System (uno storage che cresce e cala rispetto alla domanda, accessibile da qualsiasi applicazione), la SQL Data Warehouse di Microsoft (che è un enorme database, anch’esso elastico). Si tratta di oggetti che ogni software, opportunamente sviluppato, è in grado di utilizzare.

Il cloud rappresenta la reale possibilità di utilizzare (e pagare!) solo le risorse realmente necessarie, non importa dove siamo nel mondo, non importa dove siano le applicazioni o i dati. Il cloud è l’azzeramento dell’obsolescenza dell’hardware e, contemporaneamente, è il modo migliore e più economico per stare al passo con i tempi dell’informatica.

Detto questo, bisogna ammettere che utilizzare servizi cloud “puri” è davvero roba da iniziati.

Se è vero che ognuno di noi è in grado di usare GoogleDrive o Dropbox è altrettanto vero che pochi, pochissimi hanno un’account su Amazon AWS. Questo è del tutto naturale, logico: perché un avvocato dovrebbe saper utilizzare Azure, se non per diletto? Non è certamente il cuore della sua competenza saper avviare un database in cloud, non è con questo che difende gli interessi dei suoi clienti. Forse, però, è grazie a questo che potrebbe sviluppare la propria organizzazione in maniera decentrata e più efficiente, forse grazie a questo potrebbe vedere numeri più floridi sul proprio conto economico e, magari, alzare anche il proprio tasso di serenità.

 

StudioBoost ha realizzato una piattaforma privata cloud (vale a dire gestita in maniera esclusiva) dedicata ai professionisti. Ciò che abbiamo tentato di fare è stato mettere a disposizione dei professionisti tutti benefici del cloud (incluso l’utilizzo in mobilità di qualsiasi applicazione), senza le preoccupazioni in termini di gestione.

 

E’ stato facile? No. Tanto per cominciare non possiamo parlare al passato poiché i sistemi sono in continuo sviluppo poi, rendere il sistema indipendente dai sistemi operativi utilizzati dai clienti non è stato uno scherzo, inoltre abbiamo dovuto affrontare tutte le difficoltà di “cloudificare” i software utilizzati dai Professionisti, rendere compatibile e possibile l’utilizzo dei vari dispositivi di firma ed autenticazione che ogni professionista adopera con i servizi in cloud, integrare protocolli che permettessero la stampa e la scansione remota ad alte prestazioni(si, avete capito bene: purtroppo la nostra clientela usa ancora massivamente stampanti e scanner, ma questa è un’altra storia! n.d.r.).

Non dimentichiamo nemmeno che, se è qualcun altro a gestire le vostre applicazioni ed i vostri dati, c’è bisogno di un framework contrattuale oltre che tecnico e assicurativo che vi dia piena sicurezza. Non è stato facile nemmeno questo, ma anche qui abbiamo messo un segno di spunta.

Insomma, c’è stato e c’è sempre molto da fare, ma se oggi esiste una piattaforma cloud per professionisti che conta già centinaia di utenti, beh, si chiama StudioRelax, è di StudioBoost e ce ne vogliamo prendere tutti i meriti. Forse dovremmo chiamarlo IaaS (Infrastructure as a Service), ma… ci siamo capiti lo stesso. Vero?

 

 

 

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Se pensi che nulla possa cambiare, non facciamo per te

Beh, noi di StudioBoost pensiamo che con prospect e clienti bisogna essere chiari. Chiari dal principio.

Se siete Professionisti appartenenti alle professioni ordinistiche siete il nostro unico mercato obiettivo, ma se pensate che sia il destino o una mano celeste a muovere i vostri passi, noi non facciamo per voi.

Se pensate che le difficoltà in cui versano le vostre professioni sia una condizione irreversibile, noi non facciamo per voi.

Se ritenete che le tecnologie innovative non possano dare una spinta decisiva ai vostri affari, noi non facciamo per voi.

Se siete tra coloro i quali pongono un Professionista che dirige uno studio su un piano diverso, spesso malauguratamente sovra-ordinato, rispetto ad un imprenditore, noi non facciamo per voi.

Non facciamo al caso vostro semplicemente perché parliamo lingue diverse, perché abbiamo punti di vista alternativi della stessa realtà ed obiettivi divergenti.

Noi siamo convinti, ad esempio, che il patto di fiducia tra il Professionista ed il cliente debba essere rinnovato grazie all’introduzione, nel carnet del Professionista, di servizi nuovi ad alto valore aggiunto; siamo la prova vivente che industrializzare i servizi erogati dagli Studi non è un utopia; i nostri clienti sono la rappresentazione plastica della ferma volontà di riappropriarsi della propria professione ed uscire dalla schiavitù degli adempimenti; essi cambiano le proprie abitudini, accrescono la propria offerta, prosperano.

Se non ti consideri pronto per governare l’impatto socio-economico della tua professione, noi non facciamo per te.

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Il manifesto di StudioBoost: ad ognuno la sua consulenza

Mentre lo scrivo, sono sempre più portato a considerare questo articolo come il manifesto di StudioBoost ed il vero lancio della società sul mercato.

 

Ogni rivoluzione ha il suo inizio: i primi passi

Lavoriamo, più o meno assiduamente a questo progetto dal 2007, quando, assemblando una serie di software di mercato, tentammo di rivoluzionare un centro servizi contabili che, al tempo, operava sul mercato.

L’esperienza non fu completamente positiva; le abitudini degli utenti risultarono quasi impossibili da scardinare, la convinzione che un nuovo processo potesse introdurre errori, troppo radicata; il terrore per le reazioni negative dei clienti finali fecero il resto.

In più, la tecnologia dell’epoca non era all’altezza di quella odierna e, soprattutto, mancava la dimestichezza con i dispositivi portatili che oggi sono nostri compagni inseparabili.

Di enormemente positivo, contro le aspettative di tutti, ci fu il riscontro della clientela diretta ed indiretta. Studi Professionali che si fregiavano di partecipare ad un progetto così ambizioso e loro clienti che facevano letteralmente la fila per poter scambiare documenti con il Commercialista in maniera telematica (allora si diceva così…). Ci furono Studi che avviarono campagne promozionali in cui omaggiarono i loro clienti con uno scanner piuttosto di portarli sulla nuova piattaforma servizi.

Insomma, il mercato sembrava pronto già allora, a non essere pronte erano le organizzazioni che offrivano servizi agli Studi professionali perché, contro ogni logica industriale, si erano organizzate loro stesse come Studi Professionali, scimmiottandone anche i più beceri e retrogradi comportamenti.

 

Lo Studio pilota: dalla riga contabile alla Consulenza Aziendale

Solo nel 2012 riuscimmo a mettere in fila un po’ di cose ed a portare in uno Studio Professionale che ci fece da pilota, quella che mi piace chiamare “la linea di produzione della riga contabile”.

Si, la riga contabile, la particella elementare della attività di ogni Commercialista che, quando viene messa in relazione con le altre particelle (competenze, intuizioni, esperienze, ecc.) determina immediatamente il Sistema della Consulenza Aziendale.

Nella fisica quantistica questo si chiama entanglement quantistico. Fenomeno per cui, nel momento in cui vengono messe in relazioni più particelle, il sistema fisico che ne deriva diventa misurabile.

Misurabile è uno dei termini che più mi sta a cuore. La misurabilità di alcuni elementi che compongono il lavoro di un Professionista, qui estendo il concetto anche ad Avvocati e Consulenti del lavoro, è stata per lungo tempo per alcuni una chimera, per altri un non-bisogno.

Il nuovo modello industriale (che a ben vedere non esiste più) si basa sulla capacità di capitalizzare la Conoscenza. La grande sfida che ognuno di noi ogni giorno dovrebbe affrontare riguarda la capacità di discriminare quali dati in proprio possesso rappresentano Conoscenza e come questi possano essere capitalizzati generando valore materiale.

Pensare di poter affrontare una tale sfida senza strumenti adeguati o sommersi da adempimenti di carattere burocratico è semplicemente impossibile.

Per questo il nostro Studio Pilota nel 2012 dovette partire dalle basi, dandosi una infrastruttura informatica nuova sulla quale fosse possibile costruire servizi fruibili da qualsiasi dispositivo, strumenti di misurazione, condivisione delle informazioni, controllo di gestione dello Studio, CRM, ERP e tanti altri indispensabili tasselli.

Investimenti ingentissimi che la maggior parte degli Studi Professionali mai potrebbero affrontare. Però i fatti ci hanno dato ragione. Lo Studio in questione, oggi, libero da vincoli legati alla assistenza ordinaria della clientela, lavora anche su quotazioni in Borsa di PMI.

Una singola storia di successo? No, potrei raccontarvene altre, ma questa è la più significativa perché vennero sposate in pieno tutte le nostre assunzioni dell’epoca che oggi hanno riscontri a tal punto oggettivi da aver dato vita a StudioBoost.

 

La nascita di StudioBoost: la rivoluzione alla portata di tutti

StudioBoost è una società che offre software e servizi solo ai Professionisti, non è presente su altri mercati, perché la principale capitalizzazione della nostra conoscenza può venire solo da questo mondo, questo, almeno, è quello che dicono le nostre analisi.

Cosa faccia StudioBoost, spero vi sarà più chiaro grazie al nuovo sito web, che impatto voglia avere sul sistema economico nazionale, spetta a me spiegarlo.

Fermandomi agli iscritti all’ODCEC, questi generano più del 7% del PIL nazionale, lascio a voi la misurazione del PIL che questi Studi “gestiscono” assistendo i loro clienti. Per noi, far crescere uno studio, dargli il boost (in inglese spinta), significa dargli la capacità di far crescere il business dei propri clienti, con un impatto potenzialmente enorme sul sistema paese.

Come vogliamo farlo? Dando agli Studi Professionali strumenti, non consulenza, siamo una azienda di prodotto e tale vogliamo restare. Vogliamo fornire strumenti che consentano ai Professionisti di riappropriarsi del proprio tempo e di riscoprire la propria professionalità.

Ce la faremo? Se non avessi creduto possibile l’impresa, certamente non avrei investito tempo e denaro in StudioBoost dedicando tutto il team alla produzione di strumenti innovativi accessibili anche agli Studi più piccoli.

 

Prova i nostri software gratis

Per essere concreti vogliamo iniziare omaggiando, chiunque ne voglia usufruire, di un anno di prova gratuita ed illimitata (per numero di ditte e dimensione dei documenti) della Conservazione Sostitutiva sul nostro software Sòteria di Libri Giornale, Registri Iva e Libro inventari. A questo link troverete informazioni più approfondite.

Se sia un omaggio piccolo o grande lascio a voi la valutazione, sappiate che, nella migliore tradizione StudioBoost, humans are in the loop: ci sono professionisti, persone reali che lavorano affinché il vostro prodotto sia il migliore possibile.

 

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Contabilità a kilometro zero

Perchè cercare soluzioni per l’outsourcing dell’elaborazione dati contabili all’estero?

Le soluzioni tecniche ed organizzative che abbiamo adottato rendono la nostra contabilità a kilometri zero estremamente competitiva persino rispetto agli outsourcer stranieri.

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Quanti sono, come sono organizzati e come si muove il business degli studi professionali in Italia?

Come i molti che si apprestano ad avviare una nuova impresa, qualche tempo fa, anche noi abbiamo dovuto fare i conti con la redazione di un business plan.

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