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Come quando il/la partner vi “tana” per colpa di WhatsApp

È stato pubblicato il nuovo manuale operativo della Guardi di Finanza. Da almeno quattro anni dico che si sarebbe arrivati a questo punto.

Era ovvio, ineluttabile. Perché con tanti bei dati a disposizione i “segugi di Stato“, come li chiama Oscar Giannino, dovrebbero fermarsi ad analizzare i foglietti di carta che gli propiniamo?

Si, bella quella fattura, ottimo quel contratto. Aspetta però, posso dare un occhiata alla tua infrastruttura informatica? Dove sono i backup? Ah, utilizzi Dropxxx? Bene, fammi dare un occhio anche a quello. Toh, perché qui c’è una versione diversa di quello che mi stai facendo vedere? Andiamo a fondo. Ops!

Bello, il mondo digitalizzato, vero?

Si, ma bello per chi? Non di certo per chi non sa gestirlo fin nei suoi meandri più nascosti.

Ascoltate questo estratto della puntata del 6 dicembre di 24 Mattino, programma di approfondimento in onda su Radio 24 condotto da Oscar Giannino e Gianluca Telese.

Ascoltatelo bene. Fatelo due, tre, dieci volte perché il Grande Fratello di Orwell è realtà e sapere come rapportavisi senza esserne sopraffatti è roba complicata che qui sappiamo fare.

Non usate dispositivi che non potete o sapete governare, non usate sistemi di cui non potete negoziare le condizioni relativamente al trattamento dati.

In altre parole usate il cloud, meglio se il nostro.

Fonte: Podcast 24 Mattino – Radio24 del 06/12/2017 (dal min. 17:30)

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La Dike Basket all’evento “Diventa un imprenditore vincente”

L’evento “Diventa un imprenditore vincente” di Napoli, ha avuto degli ospiti molto particolari.

Nella splendida cornice del Centro Futurama Sport di Volla, le atlete della Saces Mapei Givova accompagnate dall’intero staff tecnico e dirigenziale, hanno partecipato al convegno promosso ed organizzato da ImpreFocus, Sport and Marketing e StudioBoost.

Nelle parole di Pino Zimbardi, Vice Presidente della Saces Mapei Givova troviamo le motivazioni che hanno spinto la Dike Basket a partecipare all’evento:

“Si, una società sportiva è sostanzialmente un’impresa che necessita di un’organizzazione che, come detto, molto ha a che fare col mondo delle aziende, pur con delle differenze importanti. Infatti, in una società come la nostra devi dotarti comunque di un’organizzazione dirigenziale preparata ed efficiente, di un settore amministrativo competente ed affidabile, al pari di una qualsiasi impresa. Al tempo stesso, deve avere anche personale qualificato che svolge fondamentali attività di supporto e, infine, devi ingaggiare staff tecnico e atlete che rappresentano il tuo bene fondamentale ma che, come noto, è soggetto a un frequente e inevitabile ricambio, tanto che non è facile identificarlo con un patrimonio stabile della società. Questa è la prima delle differenze con le altre imprese; la seconda, è che le società sportive non legano il proprio successo al profitto economico, ma al risultato sportivo. Un obiettivo fondamentale, pertanto, è la sostenibilità della propria attività, che passa per le sponsorizzazioni (che coinvolgono, quindi, il mondo delle imprese) e per non pochi sacrifici personali, in nome della passione.”

Visita il sito dell’evento

Leggi la news sul sito della Dike Basket

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Professionisti: quando mancano persino le idee…

Riunione di marketing, dobbiamo decidere le prossime campagne promozionali e pubblicitarie. Tra le centomila cose che si analizzano ci sono le mosse di quelli che chiamiamo competitor eventuali (in effetti StudioBoost non ha competitor diretti).

Mentre scorro i claim, i payoff ed i testi delle uscite pubblicitarie dei vendors del mercato dei professionisti, io, che sono fissato con gli spot sulla radio di Confindustria, proprio io, pian piano mi convinco che i nostri messaggi non avrebbero l’appeal che consentirebbe poi quel recupero di investimento che una campagna pubblicitaria impone. Blocco il budget per gli spot radio.

Perché?

Beh, quando il messaggio assolutamente dominante, che arriva da tutti i vendors dice quanto sarà bello il mondo dopo la fattura elettronica obbligatoria e grazie all’estensione del PCT (Processo Civile Telematico) e se questo viene ripetuto a pappagallo nell’95% dei convegni o delle occasioni aggregative dei professionisti, se i professionisti lo apprezzano, se ci si mette persino il Decreto Fiscale a “mettere temporaneamente da parte” la specializzazione dei professionisti, come possiamo parlare di cliente, di differenziazione del servizio, di significati intrinsechi al servizio, di nuove forme di consulenza alle imprese e di innovazione?

Se mancano persino le idee, che senso ha parlare degli strumenti per realizzarle?

Quando mancano le idee, quando non si sa e non ci si chiede nemmeno dove indirizzare la propria attività, quando tutti attorno a te continuano a schiacciarti in un ruolo che non è più il tuo perché presto non sarà più di nessuno, quando osservatori e studiosi vari continuano “fotografare la situazione” senza mai indicare o (perlomeno!) delineare una soluzione, allora i problemi si fanno seri.

Se deve essere StudioBoost a dire al mercato che si può ri-organizzare lo studio, applicare metodi innovativi (o supposti tali), ma che, se dentro questo processo di rinnovamento o ri-organizzazione, non si inserisce la variabile cliente non si va da nessuna parte, allora la situazione è davvero critica.

Oppure no.

Oppure, potrebbe essere la situazione ideale, nella quale i professionisti più attenti potrebbero incrementare drasticamente il proprio benessere (e quello dei propri clienti!).

Come?

Specializzandosi, adottando le opportune politiche di marketing, utilizzando l’innovazione tecnologica (magari quella fornita da StudioBoost ndr) per dare nuovi e più profondi significati ai propri servizi, col fine preciso di differenziarsi dalla massa, prendendo l’innovazione per legge (quella della FEB2B) per quel che è: una imposizione normativa.

Lasciatevi servire una piccola perla consulenziale gratuita: la vera rivoluzione non sta nel fatto che (forse) vi troverete i dati delle fatture emesse e ricevute dai vostri clienti sul gestionale, non sta nel fatto che il deposito dell’atto lo farete con un PDF.

Non è questo il punto!

La vera rivoluzione sarà nella capacità di maneggiare e beneficiare di dati, tantissimi dati strutturati, pronti per consentirvi di erogare servizi nuovi in maniera nativamente digitale.

Peccato che molti dei miei lettori questa cosa non saranno in grado di farla, presi e schiacciati da una autoreferenzialità che mai gli consentirà di affidarsi ad altri (verosimilmente più specializzati di loro) per beneficiare di questa opportunità. In fondo l’innovazione bisogna saperla riconoscere ed è complicato se si guarda e si valuta la nuova era della conoscenza con gli occhi e con il metro che si utilizzavano 20 anni fa.

In un modo o nell’altro mi costringo a scrivere questa cosa su ogni post: non stiamo attraversando una crisi, né ne stiamo uscendo, siamo nella fase terminale della transizione di due opposte ere: industria vs conoscenza.

Siamo nella fase in cui i player più importanti hanno già capito da tempo come beneficiare economicamente di questa “conoscenza”, siamo nella fase in cui quelli che seguono si stanno adeguando, siamo nel momento in cui si deve decidere se restare ancorati a logiche (tra-)passate o se adottarne di nuove. Siamo in un momento storico in cui anche l’impatto socio-economico del micro, diventa macro. Siamo nel momento in cui le imprese hanno bisogno di professionisti pronti, rapidi, preparati.

Abbiamo bisogno di professionisti smart, gente che aiuti le imprese a crescere, gente che abbia come mantra la generazione del benessere comune. Da una piccola e graziosa frazione collinare di Bologna, noi di StudioBoost, una mano possiamo darvela.

 

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Commercialisti, rien ne va plus, les jeux sont faits!

Sono stato lungamente combattuto sull’opportunità di scrivere questo articolo e, ovviamente, mi sono convinto che fosse non solo opportuno, ma necessario per chiarire in maniera definitva la posizione di StudioBoost sul mercato dei Commercialisti ed il ruolo che intende giocare.

Cominciamo dall’inizio: StudioBoost è, dal punto di vista giuridico, una startup innovativa. Condizione che si sostanzia nell’essere una società di capitali che indirizza le proprie risorse nel produrre innovazione e nell’occupare personale altamente qualificato nella propria catena di produzione.

StudioBoost presenterà, il prossimo marzo 2018, il terzo bilancio. Ciò significa che, al momento, ha chiuso due esercizi contabili e due bilanci, allineati, dal punto di vista del fatturato, sui 400K/€

La visura di StudioBoost parla di un capitale sociale di 10.000€, interamente versato, 4 addetti e 3 soci, tutti illustri sconosciuti. Nessun “partner” industriale.

Dipende un po’ come la si vuole leggere, ma ammetto che la situazione fa di noi una anonima, piccola, strana e non ben definita società.

Quindi? Cosa ci sarebbe di anormale nell’essere anonimi, piccoli e ancora non nettamente definiti al terzo anno di esercizio in un mondo come quello dell’high-tech?

Nulla, non ci sarebbe nulla di strano, se solo il tuo principale mercato di riferimento utilizzasse oltre ai dati della visura e del bilancio, quello che gli anglosassoni chiamano “common sense” per valutare i propri fornitori e se non vivesse in un perenne stato di semi-incoscienza indotto.

“Sai, Domenico, noi apprezziamo moltissimo quello che fate, ci rendiamo perfettamente conto che ciò che ci offrite è largamente migliore, più efficace e più efficiente di quello che ci offre [nome di una software house che fornisce gestionali per commercialisti a caso], però siete troppo piccoli per poter supportare uno studio come il nostro”

“Ah, noi siamo troppo piccoli per uno studio come il vostro. Scusa, rammentami le dimensioni del vostro studio, per favore”

“Beh, siamo alla seconda generazione, abbiamo 10 addetti tra professionisti ed impiegati e quasi 100 clienti.”

“Ottimo! In questo momento nel nostro ufficio, seduti alle scrivanie ci sono 12 persone (4 delle quali assunte negli ultimi 60 giorni) poi ci sono due commerciali. Abbiamo 69 studi clienti (20 contrattualizzati negli ultimi 60 giorni), gestiamo una piattaforma che eroga servizi ogni giorno a 2500 utenti (tra professionisti e loro clienti), il nostro sistema di sostitutiva (partito 10 mesi fa) ha già archiviato circa 5 milioni di pagine, la seconda assicurazione al mondo ha assicurato tutti i nostri servizi per milioni di Euro, siamo così convinti di quello che facciamo che ci spingiamo a sottoscrivere obbligazioni di risultato. Se te la metto giù così, sei davvero certo che quelli piccoli siamo noi?”

Beh, se anche i bilanci degli studi professionali fossero pubblici, se esistessero le visure anche per i professionisti, se le regole che valgono per noi, valessero per i professionisti, ci sarebbero molte sorprese.

Tuttavia non è questo il punto.

Il punto è che tutti, all’inizio, sono stati “piccoli”. Prendete, ad esempio, [nome di una software house che fornisce gestionali per commercialisti a caso iscritta ad una associazione di categoria], è partita da uno studio professionale, oggi fattura decine di milioni con il software.

Strano, però, che nessuno abbia notato che, mentre negli anni 90 SAP, J.D.Edwards, BAAN, ecc. portavano in Italia gli ERP ed insegnavano ai loro clienti come si dovesse lavorare per processi, facendo crescere nelle imprese italiane nuove professionalità e nuova competenze, la [nome di una software house che fornisce gestionali per commercialisti a caso iscritta ad una associazione di categoria] si è sempre limitata ad aggiornare i propri software per quanto imponessero le normative, senza mai proporre una visione progettuale o strategica al proprio mercato. Senza mai farlo crescere.

Volete cercare le cause dell’arretratezza di una intera categoria, beh, cercate bene tra i suoi vendor. Se noi possiamo proporre soluzioni che utilizzano intelligenza artificiale, tecniche di deep learning, ecc. è perché i nostri vendor hanno avuto intuizioni, le hanno sviluppate ed hanno proposto al mercato una visione, che si è trasformata in un trend tecnologico globale.

Il modo è innegabilmente cambiato, la rivoluzione della conoscenza, opposta a quella industriale, sta proponendo per tutti nuovi paradigmi.

Allora vengono fuori le piccole e anonime realtà come StudioBoost ed è grazie alla nostra esistenza ed alla nostra insistenza commerciale che [nome di una software house che fornisce gestionali per commercialisti a caso iscritta ad una associazione di categoria] inizia a fornire strumenti “innovativi” senza, però, mai proporre quella visione strategica o progettuale che il mercato dovrebbe lecitamente pretendere.

Un esempio su tutti: la fattura elettronica.

La fatture elettronica esiste dal 2004. Ovvero, gli strumenti normativi per l’emissione della fattura elettronica esistono dal 2004 (14 anni fa!). Gli strumenti tecnologici per “trasferire” la fattura elettronica datano ancora più indietro. Un esempio? Il tracciato EDI, codificato in una norma UNI nella notte dei tempi e recepito dalle norme nazionali proprio attorno al 2004. Perché nel 2004, [nome di una software house che fornisce gestionali per commercialisti a caso iscritta ad una associazione di categoria] non ha integrato quelle tecnologie proponendo al mercato una visione strategica basata sullo scambio di informazioni digitalizzate? Perché oggi la stessa  [nome di una software house che fornisce gestionali per commercialisti a caso iscritta ad una associazione di categoria] cavalca l’onda della #FEB2B, quando ormai a gestirla è l’ente che vorrebbe cancellare i commercialisti dal pianeta Terra?

Però, la domanda che mi picchia insistentemente nella testa è: come fate, cari Commercialisti, a dire contemporaneamente che le società come StudioBoost sono dimensionalmente inadeguate a seguirvi ed affidarvi a chi vi sta togliendo un granello alla volta la terra da sotto i piedi?

Chi saprà cogliere nella innovazione tecnologica gli spunti giusti, chi selezionerà i partner (non i fornitori!) migliori, chi sarà disposto a cambiare e a rivedere le proprie convinzioni, sopravviverà; per gli altri, il futuro è quantomeno “incerto”.

Qualsiasi scelta vorrete fare, fate il vostro gioco, i giochi (ormai) sono fatti.

Rien ne va plus.

P.S. Grazie. 1000 volte grazie ai 69 folli visionari, che ci stanno dando fiducia e che stanno beneficiando di servizi software innovativi e modelli di business (prezzi e condizioni) inarrivabili e rivoluzionari.

 

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Comunicazione dati fatture: attenzione ai tentativi di phishing

Una nota della Agenzia delle Entrate mette in guardia i contribuenti su false email che vengono recapitate riguardo “presunte incoerenze con riferimento alle liquidazioni periodiche Iva e contengono un file in allegato che, se aperto, avvia il download di un virus”.

Gli hacker hanno sviluppato una capacità molto evoluta di intercettare argomenti sui quali gli utenti dei servizi web sono particolarmente sensibili e non perdono l’occasione di utilizzare un argomento scottante come la congruità delle comunicazioni liquidazioni IVA periodiche.

Naturalmente, una delle categorie più a rischio è quella dei Commercialisti, rischio non solo derivante dalla “particolare” e specifica attenzione a questi argomenti, ma anche dalle caratteristiche organizzative e professionali dello studio medio che, per usare un eufemismo, non presta adeguata attenzione alla protezione dalle minacce informatiche.

StudioBoost ha lanciato nel 2015 la piattaforma StudioRelax dalla quale è possibile fruire di tutti i dati e le applicazioni di studio.

StudioRelax è un ambiente informatico sicuro, dove i dati e gli applicativi vengono ridondati per assicurare, non solo la protezione del dato, ma la continuità operativa (business continuty) di tutti gli utenti collegati anche nelle condizioni peggiori. Il dato aggiornato al 30 giugno 2017, certifica la disponibilità media di tutta la piattaforma StudioRelax per oltre il 99,9% del tempo disponibile.

Un punto di onore per tutti il nostro team.

Per fare un esempio concreto: per ogni utente che avvia una sessione per l’utilizzo di una applicazione, il sistema crea una scatola di sabbia che isola le attività di quell’utente da tutto il resto del sistema. Se all’interno della scatola di sabbia accade qualcosa di imprevisto (ad esempio un virus) gli effetti sono limitati alla sessione stessa e non possono propagarsi alle altre sessioni di lavoro.

Questa, assieme ad altre caratteristiche, ci hanno consentito di ottenere una copertura assicurativa con massimale milionario per, sostanzialmente, qualsiasi evento doloso o colposo generi un danno all’utilizzatore dei nostri servizi.

Contattateci per conoscere i termini e le condizioni.

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Prima di tutto, parliamo di processi

Ritengo l’approssimazione uno dei mali assolti del nostro tempo.

Poco interessa se esistano centinaia di validissime ragioni per affrettare decisioni, procedere per assunzioni che non hanno riscontro reale, passare dal problema allo strumento saltando tutta la parte che sta nel mezzo, l’approssimazione fa danni, danni enormi.

Se mi limito a pensare al mercato di riferimento della società che dirigo, mi risulta oltremodo evidente il danno creato al business degli studi professionali approssimando le considerazioni che avrebbero dovuto guidare le scelte imprenditoriali di moltissimi professionisti.

Proviamo a focalizzarci su un settore professionale molto preciso, i Commercialisti e gli Esperti Contabili, e proviamo ad analizzare a volo di uccello il momento più convulso tra le attività legate alla consulenza ordinaria.

Pensiamo alla tenuta della contabilità generale.

Bene, ora mi piacerebbe chiedere ad ognuno dei lettori, se ha mai provato a condurre in questo ambito una analisi molto semplice: pain (problema) -> solution (soluzione).

Se qualcuno l’avesse mai fatto, vorrei poi conoscere cosa abbia elencato tra i problemi.

Naturalmente non c’è modo e tempo per condurre i lettori ad una conclusione, quindi la taglio corta: pochissimi avrebbero individuato i problemi reali e ancor meno avrebbero indicato soluzioni percorribili per la loro soluzione.

Non sto sottovalutando i miei lettori, sto semplicemente rinnovando un mantra già noto: i problemi vanno analizzati con un distacco che chi sta “mani e piedi” dentro il problema non può avere, senza contare che le analisi funzionali sono “normalmente” svolte da professionisti con specializzazioni molto verticali.

Il nostro team è sicuramente sufficientemente distaccato per effettuare delle analisi oggettive e sufficientemente preparato per effettuarle con la professionalità necessaria.

Con questa premessa, mi permetto di indicarvi solo uno dei tanti problemi da risolvere, si tratta di un problema operativo che ha risvolti commerciali drammatici.

Il cliente medio si presenta in studio per consegnare la documentazione, praticamente a ridosso degli adempimenti periodici (es. liquidazioni IVA).

Secondo le nostre analisi, oltre il 70% dei documenti dei clienti con liquidazioni IVA mensili vengono recapitati allo studio oltre il 10 del mese di scadenza della liquidazione e quasi la totalità dei documenti dei clienti con liquidazione trimestrale viene consegnata meno di 8 giorni prima della scadenza della liquidazione.

Stiamo autorizzando i clienti, di qualsiasi dimensione, a pensare che l’impegno che lo studio deve mettere in campo per esaurire l’adempimento liquidazione IVA periodica è ridicolo.

I clienti, però, non sanno che nella settimana precedente la liquidazione, il 150% degli FTE dello studio è “pancia a terra” a registrare fatture, che lo studio è costretto a retribuire lavoro straordinario, a ricorrere a collaboratori esterni, a lavoro intermittente, ecc.

Se penso possa essere chiaro a tutti il problema organizzativo (si lavora solo per picchi), vi lascio riflettere autonomamente sull’impatto devastante di tale problema dal lato commerciale.

La categoria si ritiene ostaggio dell’Amministrazione Finanziaria, ma che ne dite dei clienti? Non si è anche loro ostaggi?

Continuando l’analisi, si potrebbero elencare decine di altri problemi che raramente vengono percepiti come tali dallo studio. Passando dall’analisi dei problemi a quella delle soluzioni, potremmo elencare un numero considerevole di semplici accorgimenti che, senza stravolgere in alcun modo il rapporto con il cliente o l’assetto organizzativo di studio, farebbero fare un enorme salto in avanti.

Tutte queste analisi sono già state svolte, per farlo ci siamo attrezzati per vivere internamente, attraverso la nostra BU Outsourcing Contabilità, l’ambiente dello studio. Ogni mese i nostri colleghi del “laboratorio” (è così che chiamiamo il reparto contabilità) liquidano IVA per circa 600 ditte, con grande soddisfazione dei nostri clienti che, per inciso, sono solo studi professionali che ci hanno delegato una parte della loro attività.

Ci sono voluti 18 lunghissimi mesi, ma abbiamo la soluzione.

Unica, semplice, efficace. Capace di entrare dolcemente nell’organizzazione dello studio, salvo trasformarla, salvo trasformare l’immagine che lo studio proietta verso i suoi clienti, salvo innovare pesantemente un processo facendo ciò che ogni impresa/organizzazione deve fare per evolvere: mappare ed industrializzare i processi produttivi.

Il 12 ottobre ne parleremo ad un convegno organizzato dalla Fondazione DCEC di Bologna, se non potete partecipare, contattateci. Resterete sbigottiti.

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Siglata la convenzione con la Fondazione Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Bologna

È stato siglato ieri un accordo che vede StudioBoost impegnata, assieme alla Fondazione DCEC di Bologna, nella realizzazione di 3 eventi formativi.

Il ciclo prevede, inizialmente, tre eventi. Il primo si terrà il prossimo 12 ottobre 2017 ed affronterà lo spinoso tema della dematerializzazione spiegando come sia possibile raggiungere l’obiettivo zero carta adottando procedure e software che minimizzino o azzerino l’impatto sulla organizzazione dello studio.

Il format degli eventi prevede l’esposizione pratica di casi d’uso concreti sia da parte di grandi aziende, che da parte di studi professionali. Aziende e studi sono stati selezionati tra le eccellenze territoriali, dove eccellenza non riguarda la dimensione o il fatturato, ma la capacità di innovare.

Per maggiori informazioni consultate la sezione eventi del nostro sito o del sito della Fondazione DCEC Bologna.

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Il controllo di gestione dello studio

Applicare le metodologie tipiche del controllo di gestione in uno studio professionale sembrerebbe una chimera per molti.

Il tempo da spendere sul data entry necessario per consentire all’eventuale sistema di gestione studio di lavorare in maniera corretta ed efficace, è tale da far ritirare anche i più volenterosi. Nemmeno le soluzioni “automatiche” proposte dai gestionali di studio sembrano superare questa barriera.

Non starò qui a spiegarvi che quell’investimento in tempo, ritornerebbe sotto altre forme (molto spesso assume la forma di maggior redditività) con una progressione geometrica da far impallidire anche i più devoti e ferventi sostenitori delle tecniche di controllo di gestione.

Non lo farò, perché comprendo molto bene i limiti organizzativi, le pressanti scadenze e la patologica carenza di risorse umane e materiali che caratterizza la maggior parte degli studi professionali.

Non lo farò perché capisco anche molto bene che le eccellenze, quei professionisti che sono riusciti a ricavarsi una nicchia consulenziale profittevole, preferiscono erogare un ora di consulenza in più, piuttosto che dedicarla ad effettuare operazioni che di primo acchito appaiono ridondanti.

Eppure, non posso esimermi dal ribadire inviti ed indicazioni non miei: gli enti di studio dei vari Ordini, gli stessi Ordini Professionali, gli osservatori universitari e tanti altri, da anni, vanno predicando che l’organizzazione dello studio è un elemento senza il quale lo studio è destinato ad un destino – quantomeno – incerto.

L’organizzazione ed il controllo di gestione sono, infatti, due facce della stessa medaglia e mi piace metterle in relazione con il metodo Kaizen, un processo quotidiano il cui scopo è il miglioramento dell’efficienza produttiva soprattutto attraverso la umanizzazione del lavoro. 

In altre parole, attraverso un continuo lavoro di pianificazione e controllo, si recupera in qualità del prodotto (o del servizio) ed in qualità della vita; tornando ad umanizzare le relazioni professionali con clienti e colleghi, ritrovando la redditività dove questa viene persa.

Organizzare e controllare le attività di studio, recuperando tempo, però è possibile.

Abbiamo realizzato ERMES, un sistema xRM (antything relationship management) collaborativo in grado di raggiungere questo obiettivo.

Le tecniche applicate sono numerose e non è il caso di tediare i lettori con il IGCC (Indice Globale di Complessità del Cliente), il nostro sistema automatico di ripartizione dei costi, piuttosto è opportuno segnalare che ERMES utilizza le informazioni relative alle pratiche, ai budget ed ai timesheet a queste collegati, per automatizzare il ciclo di parcellazione.

Quindi: è vero che devo inserire i dati della pratica, è vero che devo rendicontare il tempo e le spese effettuate per la pratica, ma è altrettanto vero che, fatto questo, il sistema è in grado di effettuare una parcellazione automatica integrando i flussi dei dati contabili con i principali sistemi gestionali di studio.

Il numero verde è a vostra disposizione per qualsiasi approfondimento. Non siate timidi!

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Il book Professionisti e Innovazione digitale in distribuzione

Il Sole 24 Ore sta distribuendo in questi giorni nelle edicole e nelle librerie l’Instant book “Professionisti e Innovazione Digitale” a cura di Claudio Rorato ed Elisa Santorsola, in collaborazione con l’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale di cui StudioBoost è partner storico.

La pubblicazione riassume le sfide organizzative che le professioni giuridiche d’impresa devono affrontare in un continuamente rinnovato panorama competitivo.

Come dice Elisa Santorsola:

“Per poter continuare a lavorare in un contesto che parla di quarta rivoluzione industriale, originate dall’innovazione digitale, ogni soggetto economico deve accogliere le tecnologie e imparare a sfruttarle nel miglior modo possibile”.

La tecnologia svolge ormai un ruolo predominante nel mondo del business ed è in grado di influenzare i modelli di business degli studi professionali a tal punto da impattare in maniera drammatica sulla loro redditività. Gli strumenti informatici tipici non sono più sufficienti e le competenze richieste per la gestione delle tecnologie sono divenute così verticali ed approfondite da non lasciare più alcuno spazio per l’improvvisazione. Trovare un partner affidabile e competente diventa una scelta di sopravvivenza per chi desidera innovare guidando il processo di cambiamento senza esserne sopraffatto ed utilizzando la tecnologia come leva di business.

Questi sono anche i concetti alla base della mission di StudioBoost.

Alcuni nostri clienti hanno voluto condividere le loro esperienze con i curatori della pubblicazione, qui potete trovare l’articolo integrale.

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Come in un film di spionaggio

L’attacco hacker non è finito. E domani potrebbe colpire di nuovo l’Italia

Da HuffingtonPost del 14 maggio 2017

Non si escludono ulteriori problematiche legate alla propagazione di un’ulteriore versione di ‘WannaCry’ 2.0, ovvero al riavvio delle macchine per la giornata di domani, inizio della settimana lavorativa”. È la polizia postale a non escludere nuovi disagi legati alla diffusione del virus WannaCry, che venerdì scorso ha mandato in tilt i pc di almeno 150 Paesi in tutto il mondo, bloccando l’accesso ai dati e chiedendo un riscatto in bitcoin.

Innalzati i livelli di sicurezza in Italia

ll Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche ha diramato “diversi alert di sicurezza con gli indicatori di compromissione relativi all’attacco hacker WCry, utili per l’innalzamento del livello di sicurezza dei sistemi informatici”. A renderlo noto è lo stesso Cnaipic, la cui sala operativa da venerdì sera è “in costante contatto con i referenti tecnici delle infrastrutture critiche informatizzate e, tramite il Nucleo Sicurezza cibernetica, con i componenti dell’architettura di difesa cyber nazionale”. Costante il rapporto con gli organismi di cooperazione internazionale ed in particolare con il centro EC3 di Europol.

Qualsiasi operatore non professionale che pensi di essere in grado di far fronte ad un così massiccio attacco hacker, semplicemente sbaglia. Sopravvaluta se stesso e la propria infrastruttura hardware e software.

Certo, nessuno può essere totalmente esente da rischi di intrusione o virus informatici, ma adottando le misure più corrette è possibile mitigare enormemente il rischio.

La piattaforma StudioRelax, oltre a godere di numerose ed efficaci misure fisiche e logiche di protezione, derivanti dalla collocazione dei data center, aggiunge livelli di sicurezza ulteriori con l’utilizzo delle sandbox.

Per ogni utente che avvia una sessione per l’utilizzo di una applicazione, il sistema crea una scatola di sabbia che isola le attività di quel dato utente da tutto il resto del sistema. Se all’interno della scatola di sabbia qualcosa deflagra (ad esempio un virus) gli effetti sono limitati alla sessione stessa e non possono propagarsi alle altre sessioni di lavoro.

Questa, assieme ad altre caratteristiche, ci hanno consentito di ottenere una copertura assicurativa con massimale milionario per, sostanzialmente, qualsiasi evento doloso o colposo generi un danno all’utilizzatore dei nostri servizi.

Pensate ancora che mantenere i dati sui vostri PC desktop o server di studio sia sicuro?

Se desiderate una quotazione senza impegno o solo ricevere informazioni più dettagliate, lasciateci  i vostri recapiti cliccando qui.

 

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