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Attenzione! Questa è Sparta!

We try to explain why Italy’s labor productivity stopped growing in the mid-1990s. We find no evidence that this slowdown is due to trade dynamics, Italy’s inefficient governmental apparatus, or excessively protective labor regulations. By contrast, the data suggest that Italy’s slowdown was more likely caused by the failure of its firms to take full advantage of the ICT revolution. While many institutional features can account for this failure, a prominent one is the lack of meritocracy in the selection and rewarding of managers. Familyism and cronyism are the ultimate causes of the Italian disease.

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Proviamo a spiegare la ragione per la quale la produttività italiana si sia fermata nella metà degli anni 90. Non abbiamo trovato alcuna prova del fatto che questo rallentamento sia stato causato da dinamiche di mercato o dall’inefficienza dell’apparato governativo italiano, oppure dalle norme che regolano il mercato del lavoro troppo sproporzionate verso la tutela del lavoratore. Piuttosto, i dati suggeriscono che il rallentamento italiano sia stato molto più probabilmente causato dal fallimento delle imprese nel trarre beneficio della rivoluzione digitale. Molte condizioni possono spiegare questo fallimento, ma una delle più importanti è la mancanza di meritocrazia nel selezionare e premiare i manager. Il clientelismo ed il familismo sono le cause principali del malessere italiano.

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Questo è l’abstarct di un paper scientifico datato 2014, scritto da Bruno Pellegrino e Luigi Zingales, rispettivamente professori alla University of California Los Angeles ed alla University of Chicago, NBER & CEPR. Gente che il familismo ed il clientelismo l’ha provato sulla pelle e l’ha battuto semplicemente andandosene lì dove questi problemi non esistono. Qui trovate la pubblicazione integrale.

Ciò che mi interessa trattare oggi, tuttavia, non è il motivo di questo colossale fallimento dell’intero sistema Italia nella sfida digitale globale. Piuttosto, mi preme sottolineare come questo fallimento sia stato scientificamente individuato come la causa di un colossale disastro socio-economico ancora incredibilmente in atto.

Causa scatenante perpetuata di categoria in categoria, di attimo in attimo, da allora sino ad oggi, con una incredibile costanza che mai la nostra nazione ha saputo esprimere in altri contesti, ma qui siamo a Sparta e le cose non sono così semplici quando ti schiantano nella Rupe Tarpea a calci nei denti! 

Il mercato espelle chi non è adeguato, chi non è in grado di (perlomeno!) seguire le evoluzioni del mondo ICT e del digitale in genere.

Per ragioni professionali, come noto, seguo il mercato dei professionisti (avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro) e sono già in grado di enumerare un certo numero di “precipitati” nella Rupe. Quando, 3/4 anni fa le survey dicevano che il 25% degli iscritti alle professioni ordinistiche classiche sarebbe stato espulso dal mercato, in pochi credevano che quel numero sarebbe stato rivisto al rialzo. Eppure…

Allora, non c’è da meravigliarsi per i titoli di alcuni quotidiani a valle degli Stati Generali dei Commercialisti: Fattura Elettronica, una nuova tassa sulle imprese! Non c’è da meravigliarsi se “eminenti” esponenti di alcuni ordini rilasciano interviste dicendo che occorreranno 1000€/anno* ad ogni partita iva per adeguarsi alla fattura elettronica. Non c’è da meravigliarsi se almeno 1/20 delle partita iva che incontro non sa nemmeno a cosa mi riferisco quando gli chiedo: ma tu le fatture elettroniche come le farai? Nonostante ciò, queste cose mi meravigliano sempre e mi chiedo: perché non intervistare un CIO sulla fattura elettronica? Perché chiedere ad un commercialista?

Cosa può apportare alla discussione sulla fattura elettronica il professionista più resistente all’innovazione di sempre?

Me lo spieghi qualcuno perché, lo ammetto, i miei oggettivi limiti cognitivi mi impediscono di comprendere situazioni così prive di logica.

Propongo la mia personalissima visione della realtà.

I Commercialisti fanno barricate, oltre per il fatto non trascurabile di non sapere da che parte prendere l’oggetto tecnologico “fattura elettronica”, perché la loro Agenzia di Marketing (questa l’ho rubata ad un caro amico, il Dott. Cardone, ndr) nota con il nome di Agenzia delle Entrate, che fino a ieri gli ha buttato clienti a frotte negli studi, ha deciso non solo di smettere, ma di prendersi una buona fetta del mercato.

Alleluja, dico io! Se la liquidazione IVA me la faranno loro, beh, che vengano a dirmi che è sbagliata! Sapete quante rotture di scatole in meno per noi che le imprese le gestiamo?

La verità è che le cose per noi imprenditori non si stanno complicando, ma si stanno enormemente semplificando! A patto, ovviamente, di adeguarci a gestire le nostre imprese stando nella legalità, che per definizione (qui viene fuori il giurista che è in me), è cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza.

Ho fondato una impresa nella convinzione che, aiutando i professionisti a beneficiare (con soli 15 anni di ritardo!) della rivoluzione digitale, questi potessero finalmente esprimere quell’enorme potenziale socio-economico che ci farebbe fare un vero balzo in avanti come intero sistema paese.

Per 3 anni ho girato l’Italia per predicare il verbo della digitalizzazione, regalando (in senso letterale!) punti per la FPC, offrendo gratuitamente le mie competenze a chi oggi si preoccupa di dire che la fattura elettronica è il male assoluto e non fa nulla per i propri assistiti, che so, per agevolargli l’accesso alla finanza**.

Devo dire che sono stati 3 anni intensi che anno apportato grande esperienza e consapevolezza nella nostra startup. Il team, nessuno escluso, ha dato tutto quanto umanamente possibile per raggiungere il nostro obiettivo. I risultati (non quelli economici, quelli vanno bene, parlo dei risultati concreti, del numero delle imprese che potendo già beneficiare di un rapporto digitalizzato con il proprio consulente ne ha compreso il valore e ne persegue l’adozione sull’intero business), però, sono molto poco incoraggianti.  L’impressione è quella di una larga parte del sistema che non è in grado di evolvere.

Allora, che Sparta sia!

La digitalizzazione nelle PMI e nelle micro imprese è un obiettivo che va raggiunto tassativamente, poco importa se chi gestisce i nostri adempimenti fiscali o chi scrive i nostri contratti, non è in grado di seguire.

Oggi l’opportunità (o anche la scusa) per muoversi si chiama fattura elettronica.

Non è una nuova tassa per le imprese, è una enorme opportunità di entrare (con un po’ di ritardo…) nel secondo millennio per moltissimi piccoli imprenditori e professionisti.

Signori, finalmente posso dire colleghi, siamo pronti ad aiutarvi con strumenti agili e gratuiti. Contattateci.

°°°

*Boh? 1000€?!? Per fare fatture elettroniche? Beh, se volete darci 1000€ all’anno, noi li prendiamo, ma i costi non sono nemmeno lontanamente paragonabili. Siamo almeno un ordine di grandezza sotto quel costo includendo il gestionale; e non ditemi che ci sono costi indotti perché a fare una fattura elettronica ed una analogica si impiegano esattamente lo stesso tempo e le stesse risorse. Anzi, non dovendo più fare molti controlli (perché me li farà SDI) di tempo ne risparmieremo tanto!

**Vorrei rammentare a tutti gli imprenditori, che molti di questi professionisti sono anche quelli che, gestendo i nostri bilanci, nel panorama della MIFID2, dovranno aiutarci ad accedere alla finanza. Proviamo a tenere ben presente questa cosa, quando ci chiameranno le banche per il rinnovo dei fidi o quando avremo bisogno di un mutuo per acquistare un nuovo macchinario.

P.S. Generalizzare non è mai una buona prassi, non è necessario dirlo e non è nemmeno necessario dire che va riconosciuta l’esistenza eccellenze sia nel mondo delle imprese che tra i professionisti, ciò che spaventa è il divario (questo si che è generalizzato!) tra le eccellenze e gli altri. Le mie generalizzazioni si riferiscono a questo.

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Come annegare (sempre) in un bicchiere d’acqua

SPOILER ALERT: proseguendo nella lettura di questo articolo, scoprirete anticipazioni rispetto alla categoria dei Commercialisti, alla loro attitudine all’innovazione tecnologica ed alla sopravvivenza di buona parte della categoria.

Non è la prima volta che vedo la categoria dei Commercialisti annaspare alla ricerca della soluzione di un problema semplice con procedure più simili a quelle della NASA che altro.

Probabilmente, stante l’insistente atteggiamento impermeabile all’adozione di tecnologie innovative e la ferma fede nelle proroghe, sarà una delle ultime volte che molti di loro annasperanno.

Tuttavia, ormai mi annoio al solo pensiero di dover ripetere la solita solfa sul futuro della categoria e voglio indirizzare questo post agli imprenditori, ai professionisti (gli altri), ai commercianti, agli artigiani, a quelli, insomma, che i commercialisti chiamano “clienti”.

Quello che sento la necessità di dirvi è che le cose per noi non si stanno complicando, ma si stanno enormemente semplificando!

Allora perché percepiamo l’esatto contrario?

Beh, perché riceviamo una visione completamente distorta della realtà da chi non è più in grado di comprenderne gli aspetti tecnologici.

Si, mi riferisco alla nostra prima e privilegiata interfaccia verso il fisco: i Commercialisti.

Vediamo, grazie ad un paio di esempi, il perché.

Esempio A – L’ opzione prevista dal D.Lgs. 127/2015 

Nel lontano 2015, lo Stato Italiano ha offerto ai possessori di partita IVA una interessante opzione: trasmettere all’amministrazione finanziaria tutti i dati relativi alle cessioni ed acquisti di beni o servizi in modalità telematica. In pratica, per semplificare all’osso, si sarebbero dovute fare solo fatture elettroniche e convertire quelle ricevute nel formato fattura elettronica.

In cambio si offriva:

  • Abolizione dell’obbligo di comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati delle fatture emesse e ricevute, comprese le bollette doganali, nonché i dati delle relative variazioni, (denominato ex Spesometro, poiché va a sostituire lo Spesometro) prevista dall’art. 21 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, così come modificato dall’art. 4 comma 1 del DL 22 ottobre 2016 n. 193.
  • Poter beneficiare di rimborsi iva (art. 30 del D.P.R. n. 633/72) più veloci e con procedura prioritaria, entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione annuale, anche in assenza dei requisiti di cui al predetto art. 30, secondo comma, lettere a), b), c), d) ed e).
  • Riduzione di due anni dei termini di accertamento, in relazione all’accertamento ai fini dell’IVA, mentre per le imposte dirette è limitata ai soli redditi d’impresa o di lavoro autonomo. La predetta riduzione è vincolata dal dover effettuare e ricevere solo pagamenti elettronici, ad eccezione della possibilità di impiegare contanti fino a 30 euro.
  • Nuove modalità semplificate per i controlli fiscali che potranno essere effettuati, anche “da remoto”, secondo quanto disposto dal Decreto del MEF del 4 agosto 2016, riducendo così gli adempimenti dei contribuenti, evitando di effettuare verifiche in sede e quindi ostacolare il normale svolgimento dell’attività economica.

Qualcuno vi ha parlato di questa opzione? Sareste stati interessati, non so, alla riduzione a due anni dei termini di accertamento o a rimborsi IVA in 3 mesi?

Ora, se volete, possiamo chiederci il perché. Beh, ci sono due ordini di ragioni: una interna ed una esterna.

Quella interna, riguarda l’organizzazione di una moltitudine di studi che non sono stati in grado di attrezzarsi adeguatamente. Quella esterna, riguarda le tecnologie usate dagli studi: decisamente molto arretrate e poco flessibili; queste non hanno permesso agli studi più organizzati di attivarsi adeguatamente e tempestivamente.

Qui il bicchiere d’acqua in cui tutti sono annegati, portando a fondo i benefici dell’opzione, si chiamava fattura elettronica.

Caso vuole (pensate davvero si tratti di coincidenza?) che la fattura elettronica è stata resa obbligatoria dal 1 gennaio 2019 “erga omnes” e dal 1 luglio 2018 per cessioni di carburanti e lubrificanti e per imprese nella catena degli appalti pubblici; il che equivale a dire che tutti avremo a che fare con la fattura elettronica tra meno di 6 mesi.

Inter nos: qualcuno vi ha proposto una soluzione? Siete tranquilli? Nel remoto caso cercaste ancora una soluzione rapida e gratuita, dateci un giro di telefono.

Esempio B – La detraibilità dell’IVA “a cavallo d’anno”

Se qualcuno ha ancora qualche dubbio circa la convinzione e la determinazione con cui l’Amministrazione Finanziaria sta perseguendo l’obiettivo fattura elettronica, provi a pensare alle nuove norme sulla detraibilità dell’IVA. Sempre per amor di sintesi e per noi imprenditori a cui piace andare diritti al punto: se ricevi e registri la fattura in tempo detrai l’IVA, altrimenti no.

Ecco, allora, i nostri argonauti della complicazione che partono alla ricerca delle soluzioni più immaginifiche.

Facciamo un sezionale solo per le fatture dell’anno precedente ricevute nell’anno successivo: terremo inequivocabilmente separate queste dalle fatture normali!

Apriamo e richiudiamo le liquidazioni IVA del quarto trimestre 2017 e di dicembre 2017 fino al 30 aprile!

Teniamo un archivio sositutivo  di tutte le email e di tutte le buste con cui ci sono state recapitate le fatture!

Fermi tutti! Questa poi… Ma come?!? Non fate la sostitutiva per il libro giornale e adesso volete mettere le email in sostitutiva? (Ndr)

Questa volta però il livello dell’acqua nel bicchiere è davvero basso e, con molta eleganza e discrezione, l’Agenzia delle Entrate ricorda che: la verifica del momento di ricezione della fattura d’acquisto […] potrà emergere dalla corretta tenuta della contabilità da parte del cessionario o committente, che deve numerare in ordine progressivo le fatture e le bollette doganali ricevute.

La soluzione? Noi l’abbiamo, è semplice, è in cloud e per le aziende è pure gratis! Però è una soluzione tecnologica ed i commercialisti, sono fatti così… gli piace il brogliaccio prima nota, quello che si compila con il “lapis“.

 

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Come quando il/la partner vi “tana” per colpa di WhatsApp

È stato pubblicato il nuovo manuale operativo della Guardi di Finanza. Da almeno quattro anni dico che si sarebbe arrivati a questo punto.

Era ovvio, ineluttabile. Perché con tanti bei dati a disposizione i “segugi di Stato“, come li chiama Oscar Giannino, dovrebbero fermarsi ad analizzare i foglietti di carta che gli propiniamo?

Si, bella quella fattura, ottimo quel contratto. Aspetta però, posso dare un occhiata alla tua infrastruttura informatica? Dove sono i backup? Ah, utilizzi Dropxxx? Bene, fammi dare un occhio anche a quello. Toh, perché qui c’è una versione diversa di quello che mi stai facendo vedere? Andiamo a fondo. Ops!

Bello, il mondo digitalizzato, vero?

Si, ma bello per chi? Non di certo per chi non sa gestirlo fin nei suoi meandri più nascosti.

Ascoltate questo estratto della puntata del 6 dicembre di 24 Mattino, programma di approfondimento in onda su Radio 24 condotto da Oscar Giannino e Gianluca Telese.

Ascoltatelo bene. Fatelo due, tre, dieci volte perché il Grande Fratello di Orwell è realtà e sapere come rapportavisi senza esserne sopraffatti è roba complicata che qui sappiamo fare.

Non usate dispositivi che non potete o sapete governare, non usate sistemi di cui non potete negoziare le condizioni relativamente al trattamento dati.

In altre parole usate il cloud, meglio se il nostro.

Fonte: Podcast 24 Mattino – Radio24 del 06/12/2017 (dal min. 17:30)

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La Dike Basket all’evento “Diventa un imprenditore vincente”

L’evento “Diventa un imprenditore vincente” di Napoli, ha avuto degli ospiti molto particolari.

Nella splendida cornice del Centro Futurama Sport di Volla, le atlete della Saces Mapei Givova accompagnate dall’intero staff tecnico e dirigenziale, hanno partecipato al convegno promosso ed organizzato da ImpreFocus, Sport and Marketing e StudioBoost.

Nelle parole di Pino Zimbardi, Vice Presidente della Saces Mapei Givova troviamo le motivazioni che hanno spinto la Dike Basket a partecipare all’evento:

“Si, una società sportiva è sostanzialmente un’impresa che necessita di un’organizzazione che, come detto, molto ha a che fare col mondo delle aziende, pur con delle differenze importanti. Infatti, in una società come la nostra devi dotarti comunque di un’organizzazione dirigenziale preparata ed efficiente, di un settore amministrativo competente ed affidabile, al pari di una qualsiasi impresa. Al tempo stesso, deve avere anche personale qualificato che svolge fondamentali attività di supporto e, infine, devi ingaggiare staff tecnico e atlete che rappresentano il tuo bene fondamentale ma che, come noto, è soggetto a un frequente e inevitabile ricambio, tanto che non è facile identificarlo con un patrimonio stabile della società. Questa è la prima delle differenze con le altre imprese; la seconda, è che le società sportive non legano il proprio successo al profitto economico, ma al risultato sportivo. Un obiettivo fondamentale, pertanto, è la sostenibilità della propria attività, che passa per le sponsorizzazioni (che coinvolgono, quindi, il mondo delle imprese) e per non pochi sacrifici personali, in nome della passione.”

Visita il sito dell’evento

Leggi la news sul sito della Dike Basket

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Professionisti: quando mancano persino le idee…

Riunione di marketing, dobbiamo decidere le prossime campagne promozionali e pubblicitarie. Tra le centomila cose che si analizzano ci sono le mosse di quelli che chiamiamo competitor eventuali (in effetti StudioBoost non ha competitor diretti).

Mentre scorro i claim, i payoff ed i testi delle uscite pubblicitarie dei vendors del mercato dei professionisti, io, che sono fissato con gli spot sulla radio di Confindustria, proprio io, pian piano mi convinco che i nostri messaggi non avrebbero l’appeal che consentirebbe poi quel recupero di investimento che una campagna pubblicitaria impone. Blocco il budget per gli spot radio.

Perché?

Beh, quando il messaggio assolutamente dominante, che arriva da tutti i vendors dice quanto sarà bello il mondo dopo la fattura elettronica obbligatoria e grazie all’estensione del PCT (Processo Civile Telematico) e se questo viene ripetuto a pappagallo nell’95% dei convegni o delle occasioni aggregative dei professionisti, se i professionisti lo apprezzano, se ci si mette persino il Decreto Fiscale a “mettere temporaneamente da parte” la specializzazione dei professionisti, come possiamo parlare di cliente, di differenziazione del servizio, di significati intrinsechi al servizio, di nuove forme di consulenza alle imprese e di innovazione?

Se mancano persino le idee, che senso ha parlare degli strumenti per realizzarle?

Quando mancano le idee, quando non si sa e non ci si chiede nemmeno dove indirizzare la propria attività, quando tutti attorno a te continuano a schiacciarti in un ruolo che non è più il tuo perché presto non sarà più di nessuno, quando osservatori e studiosi vari continuano “fotografare la situazione” senza mai indicare o (perlomeno!) delineare una soluzione, allora i problemi si fanno seri.

Se deve essere StudioBoost a dire al mercato che si può ri-organizzare lo studio, applicare metodi innovativi (o supposti tali), ma che, se dentro questo processo di rinnovamento o ri-organizzazione, non si inserisce la variabile cliente non si va da nessuna parte, allora la situazione è davvero critica.

Oppure no.

Oppure, potrebbe essere la situazione ideale, nella quale i professionisti più attenti potrebbero incrementare drasticamente il proprio benessere (e quello dei propri clienti!).

Come?

Specializzandosi, adottando le opportune politiche di marketing, utilizzando l’innovazione tecnologica (magari quella fornita da StudioBoost ndr) per dare nuovi e più profondi significati ai propri servizi, col fine preciso di differenziarsi dalla massa, prendendo l’innovazione per legge (quella della FEB2B) per quel che è: una imposizione normativa.

Lasciatevi servire una piccola perla consulenziale gratuita: la vera rivoluzione non sta nel fatto che (forse) vi troverete i dati delle fatture emesse e ricevute dai vostri clienti sul gestionale, non sta nel fatto che il deposito dell’atto lo farete con un PDF.

Non è questo il punto!

La vera rivoluzione sarà nella capacità di maneggiare e beneficiare di dati, tantissimi dati strutturati, pronti per consentirvi di erogare servizi nuovi in maniera nativamente digitale.

Peccato che molti dei miei lettori questa cosa non saranno in grado di farla, presi e schiacciati da una autoreferenzialità che mai gli consentirà di affidarsi ad altri (verosimilmente più specializzati di loro) per beneficiare di questa opportunità. In fondo l’innovazione bisogna saperla riconoscere ed è complicato se si guarda e si valuta la nuova era della conoscenza con gli occhi e con il metro che si utilizzavano 20 anni fa.

In un modo o nell’altro mi costringo a scrivere questa cosa su ogni post: non stiamo attraversando una crisi, né ne stiamo uscendo, siamo nella fase terminale della transizione di due opposte ere: industria vs conoscenza.

Siamo nella fase in cui i player più importanti hanno già capito da tempo come beneficiare economicamente di questa “conoscenza”, siamo nella fase in cui quelli che seguono si stanno adeguando, siamo nel momento in cui si deve decidere se restare ancorati a logiche (tra-)passate o se adottarne di nuove. Siamo in un momento storico in cui anche l’impatto socio-economico del micro, diventa macro. Siamo nel momento in cui le imprese hanno bisogno di professionisti pronti, rapidi, preparati.

Abbiamo bisogno di professionisti smart, gente che aiuti le imprese a crescere, gente che abbia come mantra la generazione del benessere comune. Da una piccola e graziosa frazione collinare di Bologna, noi di StudioBoost, una mano possiamo darvela.

 

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Commercialisti, rien ne va plus, les jeux sont faits!

Sono stato lungamente combattuto sull’opportunità di scrivere questo articolo e, ovviamente, mi sono convinto che fosse non solo opportuno, ma necessario per chiarire in maniera definitva la posizione di StudioBoost sul mercato dei Commercialisti ed il ruolo che intende giocare.

Cominciamo dall’inizio: StudioBoost è, dal punto di vista giuridico, una startup innovativa. Condizione che si sostanzia nell’essere una società di capitali che indirizza le proprie risorse nel produrre innovazione e nell’occupare personale altamente qualificato nella propria catena di produzione.

StudioBoost presenterà, il prossimo marzo 2018, il terzo bilancio. Ciò significa che, al momento, ha chiuso due esercizi contabili e due bilanci, allineati, dal punto di vista del fatturato, sui 400K/€

La visura di StudioBoost parla di un capitale sociale di 10.000€, interamente versato, 4 addetti e 3 soci, tutti illustri sconosciuti. Nessun “partner” industriale.

Dipende un po’ come la si vuole leggere, ma ammetto che la situazione fa di noi una anonima, piccola, strana e non ben definita società.

Quindi? Cosa ci sarebbe di anormale nell’essere anonimi, piccoli e ancora non nettamente definiti al terzo anno di esercizio in un mondo come quello dell’high-tech?

Nulla, non ci sarebbe nulla di strano, se solo il tuo principale mercato di riferimento utilizzasse oltre ai dati della visura e del bilancio, quello che gli anglosassoni chiamano “common sense” per valutare i propri fornitori e se non vivesse in un perenne stato di semi-incoscienza indotto.

“Sai, Domenico, noi apprezziamo moltissimo quello che fate, ci rendiamo perfettamente conto che ciò che ci offrite è largamente migliore, più efficace e più efficiente di quello che ci offre [nome di una software house che fornisce gestionali per commercialisti a caso], però siete troppo piccoli per poter supportare uno studio come il nostro”

“Ah, noi siamo troppo piccoli per uno studio come il vostro. Scusa, rammentami le dimensioni del vostro studio, per favore”

“Beh, siamo alla seconda generazione, abbiamo 10 addetti tra professionisti ed impiegati e quasi 100 clienti.”

“Ottimo! In questo momento nel nostro ufficio, seduti alle scrivanie ci sono 12 persone (4 delle quali assunte negli ultimi 60 giorni) poi ci sono due commerciali. Abbiamo 69 studi clienti (20 contrattualizzati negli ultimi 60 giorni), gestiamo una piattaforma che eroga servizi ogni giorno a 2500 utenti (tra professionisti e loro clienti), il nostro sistema di sostitutiva (partito 10 mesi fa) ha già archiviato circa 5 milioni di pagine, la seconda assicurazione al mondo ha assicurato tutti i nostri servizi per milioni di Euro, siamo così convinti di quello che facciamo che ci spingiamo a sottoscrivere obbligazioni di risultato. Se te la metto giù così, sei davvero certo che quelli piccoli siamo noi?”

Beh, se anche i bilanci degli studi professionali fossero pubblici, se esistessero le visure anche per i professionisti, se le regole che valgono per noi, valessero per i professionisti, ci sarebbero molte sorprese.

Tuttavia non è questo il punto.

Il punto è che tutti, all’inizio, sono stati “piccoli”. Prendete, ad esempio, [nome di una software house che fornisce gestionali per commercialisti a caso iscritta ad una associazione di categoria], è partita da uno studio professionale, oggi fattura decine di milioni con il software.

Strano, però, che nessuno abbia notato che, mentre negli anni 90 SAP, J.D.Edwards, BAAN, ecc. portavano in Italia gli ERP ed insegnavano ai loro clienti come si dovesse lavorare per processi, facendo crescere nelle imprese italiane nuove professionalità e nuova competenze, la [nome di una software house che fornisce gestionali per commercialisti a caso iscritta ad una associazione di categoria] si è sempre limitata ad aggiornare i propri software per quanto imponessero le normative, senza mai proporre una visione progettuale o strategica al proprio mercato. Senza mai farlo crescere.

Volete cercare le cause dell’arretratezza di una intera categoria, beh, cercate bene tra i suoi vendor. Se noi possiamo proporre soluzioni che utilizzano intelligenza artificiale, tecniche di deep learning, ecc. è perché i nostri vendor hanno avuto intuizioni, le hanno sviluppate ed hanno proposto al mercato una visione, che si è trasformata in un trend tecnologico globale.

Il modo è innegabilmente cambiato, la rivoluzione della conoscenza, opposta a quella industriale, sta proponendo per tutti nuovi paradigmi.

Allora vengono fuori le piccole e anonime realtà come StudioBoost ed è grazie alla nostra esistenza ed alla nostra insistenza commerciale che [nome di una software house che fornisce gestionali per commercialisti a caso iscritta ad una associazione di categoria] inizia a fornire strumenti “innovativi” senza, però, mai proporre quella visione strategica o progettuale che il mercato dovrebbe lecitamente pretendere.

Un esempio su tutti: la fattura elettronica.

La fatture elettronica esiste dal 2004. Ovvero, gli strumenti normativi per l’emissione della fattura elettronica esistono dal 2004 (14 anni fa!). Gli strumenti tecnologici per “trasferire” la fattura elettronica datano ancora più indietro. Un esempio? Il tracciato EDI, codificato in una norma UNI nella notte dei tempi e recepito dalle norme nazionali proprio attorno al 2004. Perché nel 2004, [nome di una software house che fornisce gestionali per commercialisti a caso iscritta ad una associazione di categoria] non ha integrato quelle tecnologie proponendo al mercato una visione strategica basata sullo scambio di informazioni digitalizzate? Perché oggi la stessa  [nome di una software house che fornisce gestionali per commercialisti a caso iscritta ad una associazione di categoria] cavalca l’onda della #FEB2B, quando ormai a gestirla è l’ente che vorrebbe cancellare i commercialisti dal pianeta Terra?

Però, la domanda che mi picchia insistentemente nella testa è: come fate, cari Commercialisti, a dire contemporaneamente che le società come StudioBoost sono dimensionalmente inadeguate a seguirvi ed affidarvi a chi vi sta togliendo un granello alla volta la terra da sotto i piedi?

Chi saprà cogliere nella innovazione tecnologica gli spunti giusti, chi selezionerà i partner (non i fornitori!) migliori, chi sarà disposto a cambiare e a rivedere le proprie convinzioni, sopravviverà; per gli altri, il futuro è quantomeno “incerto”.

Qualsiasi scelta vorrete fare, fate il vostro gioco, i giochi (ormai) sono fatti.

Rien ne va plus.

P.S. Grazie. 1000 volte grazie ai 69 folli visionari, che ci stanno dando fiducia e che stanno beneficiando di servizi software innovativi e modelli di business (prezzi e condizioni) inarrivabili e rivoluzionari.

 

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Comunicazione dati fatture: attenzione ai tentativi di phishing

Una nota della Agenzia delle Entrate mette in guardia i contribuenti su false email che vengono recapitate riguardo “presunte incoerenze con riferimento alle liquidazioni periodiche Iva e contengono un file in allegato che, se aperto, avvia il download di un virus”.

Gli hacker hanno sviluppato una capacità molto evoluta di intercettare argomenti sui quali gli utenti dei servizi web sono particolarmente sensibili e non perdono l’occasione di utilizzare un argomento scottante come la congruità delle comunicazioni liquidazioni IVA periodiche.

Naturalmente, una delle categorie più a rischio è quella dei Commercialisti, rischio non solo derivante dalla “particolare” e specifica attenzione a questi argomenti, ma anche dalle caratteristiche organizzative e professionali dello studio medio che, per usare un eufemismo, non presta adeguata attenzione alla protezione dalle minacce informatiche.

StudioBoost ha lanciato nel 2015 la piattaforma StudioRelax dalla quale è possibile fruire di tutti i dati e le applicazioni di studio.

StudioRelax è un ambiente informatico sicuro, dove i dati e gli applicativi vengono ridondati per assicurare, non solo la protezione del dato, ma la continuità operativa (business continuty) di tutti gli utenti collegati anche nelle condizioni peggiori. Il dato aggiornato al 30 giugno 2017, certifica la disponibilità media di tutta la piattaforma StudioRelax per oltre il 99,9% del tempo disponibile.

Un punto di onore per tutti il nostro team.

Per fare un esempio concreto: per ogni utente che avvia una sessione per l’utilizzo di una applicazione, il sistema crea una scatola di sabbia che isola le attività di quell’utente da tutto il resto del sistema. Se all’interno della scatola di sabbia accade qualcosa di imprevisto (ad esempio un virus) gli effetti sono limitati alla sessione stessa e non possono propagarsi alle altre sessioni di lavoro.

Questa, assieme ad altre caratteristiche, ci hanno consentito di ottenere una copertura assicurativa con massimale milionario per, sostanzialmente, qualsiasi evento doloso o colposo generi un danno all’utilizzatore dei nostri servizi.

Contattateci per conoscere i termini e le condizioni.

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Prima di tutto, parliamo di processi

Ritengo l’approssimazione uno dei mali assolti del nostro tempo.

Poco interessa se esistano centinaia di validissime ragioni per affrettare decisioni, procedere per assunzioni che non hanno riscontro reale, passare dal problema allo strumento saltando tutta la parte che sta nel mezzo, l’approssimazione fa danni, danni enormi.

Se mi limito a pensare al mercato di riferimento della società che dirigo, mi risulta oltremodo evidente il danno creato al business degli studi professionali approssimando le considerazioni che avrebbero dovuto guidare le scelte imprenditoriali di moltissimi professionisti.

Proviamo a focalizzarci su un settore professionale molto preciso, i Commercialisti e gli Esperti Contabili, e proviamo ad analizzare a volo di uccello il momento più convulso tra le attività legate alla consulenza ordinaria.

Pensiamo alla tenuta della contabilità generale.

Bene, ora mi piacerebbe chiedere ad ognuno dei lettori, se ha mai provato a condurre in questo ambito una analisi molto semplice: pain (problema) -> solution (soluzione).

Se qualcuno l’avesse mai fatto, vorrei poi conoscere cosa abbia elencato tra i problemi.

Naturalmente non c’è modo e tempo per condurre i lettori ad una conclusione, quindi la taglio corta: pochissimi avrebbero individuato i problemi reali e ancor meno avrebbero indicato soluzioni percorribili per la loro soluzione.

Non sto sottovalutando i miei lettori, sto semplicemente rinnovando un mantra già noto: i problemi vanno analizzati con un distacco che chi sta “mani e piedi” dentro il problema non può avere, senza contare che le analisi funzionali sono “normalmente” svolte da professionisti con specializzazioni molto verticali.

Il nostro team è sicuramente sufficientemente distaccato per effettuare delle analisi oggettive e sufficientemente preparato per effettuarle con la professionalità necessaria.

Con questa premessa, mi permetto di indicarvi solo uno dei tanti problemi da risolvere, si tratta di un problema operativo che ha risvolti commerciali drammatici.

Il cliente medio si presenta in studio per consegnare la documentazione, praticamente a ridosso degli adempimenti periodici (es. liquidazioni IVA).

Secondo le nostre analisi, oltre il 70% dei documenti dei clienti con liquidazioni IVA mensili vengono recapitati allo studio oltre il 10 del mese di scadenza della liquidazione e quasi la totalità dei documenti dei clienti con liquidazione trimestrale viene consegnata meno di 8 giorni prima della scadenza della liquidazione.

Stiamo autorizzando i clienti, di qualsiasi dimensione, a pensare che l’impegno che lo studio deve mettere in campo per esaurire l’adempimento liquidazione IVA periodica è ridicolo.

I clienti, però, non sanno che nella settimana precedente la liquidazione, il 150% degli FTE dello studio è “pancia a terra” a registrare fatture, che lo studio è costretto a retribuire lavoro straordinario, a ricorrere a collaboratori esterni, a lavoro intermittente, ecc.

Se penso possa essere chiaro a tutti il problema organizzativo (si lavora solo per picchi), vi lascio riflettere autonomamente sull’impatto devastante di tale problema dal lato commerciale.

La categoria si ritiene ostaggio dell’Amministrazione Finanziaria, ma che ne dite dei clienti? Non si è anche loro ostaggi?

Continuando l’analisi, si potrebbero elencare decine di altri problemi che raramente vengono percepiti come tali dallo studio. Passando dall’analisi dei problemi a quella delle soluzioni, potremmo elencare un numero considerevole di semplici accorgimenti che, senza stravolgere in alcun modo il rapporto con il cliente o l’assetto organizzativo di studio, farebbero fare un enorme salto in avanti.

Tutte queste analisi sono già state svolte, per farlo ci siamo attrezzati per vivere internamente, attraverso la nostra BU Outsourcing Contabilità, l’ambiente dello studio. Ogni mese i nostri colleghi del “laboratorio” (è così che chiamiamo il reparto contabilità) liquidano IVA per circa 600 ditte, con grande soddisfazione dei nostri clienti che, per inciso, sono solo studi professionali che ci hanno delegato una parte della loro attività.

Ci sono voluti 18 lunghissimi mesi, ma abbiamo la soluzione.

Unica, semplice, efficace. Capace di entrare dolcemente nell’organizzazione dello studio, salvo trasformarla, salvo trasformare l’immagine che lo studio proietta verso i suoi clienti, salvo innovare pesantemente un processo facendo ciò che ogni impresa/organizzazione deve fare per evolvere: mappare ed industrializzare i processi produttivi.

Il 12 ottobre ne parleremo ad un convegno organizzato dalla Fondazione DCEC di Bologna, se non potete partecipare, contattateci. Resterete sbigottiti.

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Siglata la convenzione con la Fondazione Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Bologna

È stato siglato ieri un accordo che vede StudioBoost impegnata, assieme alla Fondazione DCEC di Bologna, nella realizzazione di 3 eventi formativi.

Il ciclo prevede, inizialmente, tre eventi. Il primo si terrà il prossimo 12 ottobre 2017 ed affronterà lo spinoso tema della dematerializzazione spiegando come sia possibile raggiungere l’obiettivo zero carta adottando procedure e software che minimizzino o azzerino l’impatto sulla organizzazione dello studio.

Il format degli eventi prevede l’esposizione pratica di casi d’uso concreti sia da parte di grandi aziende, che da parte di studi professionali. Aziende e studi sono stati selezionati tra le eccellenze territoriali, dove eccellenza non riguarda la dimensione o il fatturato, ma la capacità di innovare.

Per maggiori informazioni consultate la sezione eventi del nostro sito o del sito della Fondazione DCEC Bologna.

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Il controllo di gestione dello studio

Applicare le metodologie tipiche del controllo di gestione in uno studio professionale sembrerebbe una chimera per molti.

Il tempo da spendere sul data entry necessario per consentire all’eventuale sistema di gestione studio di lavorare in maniera corretta ed efficace, è tale da far ritirare anche i più volenterosi. Nemmeno le soluzioni “automatiche” proposte dai gestionali di studio sembrano superare questa barriera.

Non starò qui a spiegarvi che quell’investimento in tempo, ritornerebbe sotto altre forme (molto spesso assume la forma di maggior redditività) con una progressione geometrica da far impallidire anche i più devoti e ferventi sostenitori delle tecniche di controllo di gestione.

Non lo farò, perché comprendo molto bene i limiti organizzativi, le pressanti scadenze e la patologica carenza di risorse umane e materiali che caratterizza la maggior parte degli studi professionali.

Non lo farò perché capisco anche molto bene che le eccellenze, quei professionisti che sono riusciti a ricavarsi una nicchia consulenziale profittevole, preferiscono erogare un ora di consulenza in più, piuttosto che dedicarla ad effettuare operazioni che di primo acchito appaiono ridondanti.

Eppure, non posso esimermi dal ribadire inviti ed indicazioni non miei: gli enti di studio dei vari Ordini, gli stessi Ordini Professionali, gli osservatori universitari e tanti altri, da anni, vanno predicando che l’organizzazione dello studio è un elemento senza il quale lo studio è destinato ad un destino – quantomeno – incerto.

L’organizzazione ed il controllo di gestione sono, infatti, due facce della stessa medaglia e mi piace metterle in relazione con il metodo Kaizen, un processo quotidiano il cui scopo è il miglioramento dell’efficienza produttiva soprattutto attraverso la umanizzazione del lavoro. 

In altre parole, attraverso un continuo lavoro di pianificazione e controllo, si recupera in qualità del prodotto (o del servizio) ed in qualità della vita; tornando ad umanizzare le relazioni professionali con clienti e colleghi, ritrovando la redditività dove questa viene persa.

Organizzare e controllare le attività di studio, recuperando tempo, però è possibile.

Abbiamo realizzato ERMES, un sistema xRM (antything relationship management) collaborativo in grado di raggiungere questo obiettivo.

Le tecniche applicate sono numerose e non è il caso di tediare i lettori con il IGCC (Indice Globale di Complessità del Cliente), il nostro sistema automatico di ripartizione dei costi, piuttosto è opportuno segnalare che ERMES utilizza le informazioni relative alle pratiche, ai budget ed ai timesheet a queste collegati, per automatizzare il ciclo di parcellazione.

Quindi: è vero che devo inserire i dati della pratica, è vero che devo rendicontare il tempo e le spese effettuate per la pratica, ma è altrettanto vero che, fatto questo, il sistema è in grado di effettuare una parcellazione automatica integrando i flussi dei dati contabili con i principali sistemi gestionali di studio.

Il numero verde è a vostra disposizione per qualsiasi approfondimento. Non siate timidi!

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