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Innovare, innovare, innovare…

Innovare… Avete mai provato a ripetere una parola così tante volte che nella vostra testa perde totalmente di significato?

Bene è quello che sta succedendo a me con la parola innovazione e tutte le sue declinazioni verbali. Si parla di innovazione ovunque, si dice che bisogna innovare qualsiasi cosa, eppure la strada verso l’innovazione sembrano conoscerla davvero pochi. Non è nemmeno troppo chiaro il perché, in fondo, si debba innovare.

Nel mondo delle professioni non c’è sfaccettatura delle operations di ogni studio che non sia nell’occhio del ciclone: il modello di business, i modelli di gestione dello studio, gli strumenti tecnologici, l’approccio commerciale, le partnership. Tutto sembra dover essere sottoposto ad un profondo processo di revisione.

Come non essere d’accordo?

Chi pensa che questo sia solo un momento transitorio, un periodo di crisi dal quale prima o poi si uscirà, sta semplicemente sottovalutando i cambiamenti radicali a cui è stato sottoposto l’intero mondo e non solo quello del “business” e dell’imprenditoria. Tutto è cambiato, non siamo in crisi, siamo in una nuova epoca. Ci stiamo sempre più avvicinando al paradosso della disoccupazione tecnologica; il momento in cui la tecnologia non è più al fianco dell’uomo per coadiuvarne gli sforzi lavorativi, ma gli si sostituisce. Letteralmente.

Allora? Siamo destinati, come prevedono i creatori del Dott. Watson, ad una condizione in cui tra meno di venti anni la tecnologia (robot, supercomputer, ecc.) svolgerà oltre il 45% delle attività umane? Probabilmente si e non sarà nemmeno così male, se è vero che Watson e le altre cognitive technologies potranno persino aiutarci nella cura e nella prevenzioni di malattie gravi, ma questo processo si può e si deve governare.

In fondo, anche tra 25 anni “qualcuno che guida” ci dovrà pur essere, no? Magari, non girerà il volante e pesterà sui pedali, forse starà davanti ad un monitor a verificare lo stato dei vari servizi di guida automatica, ma qualcuno sarà lì e guiderà.

Probabilmente, però, a questo nuovo autista occorrerà una diversa patente; dovrà avere conoscenze professionali e caratteristiche diverse rispetto a quelle di un autista dei nostri giorni.

Allora, forse, il punto è proprio questo: se non facciamo evolvere le nostre professionalità e se non diamo occasione e modo ai nostri collaboratori di fare altrettanto, destiniamo noi stessi ed i nostri collaboratori ad un futuro decisamente infelice.

E allora dobbiamo innovare.

Dobbiamo far entrare nelle nostre vite professionali le nuove tecnologie e dobbiamo imparare a maneggiarle, a controllarle ed a renderle funzionali alle nostre necessità. La rivoluzione digitale non è (solo) una occasione per rendere più floridi i nostri conti, ma è una vera a propria responsabilità sociale: se non adeguiamo le nostre competenze al mondo cambiato ne verremmo semplicemente espulsi assieme a tutti coloro che, a diverso titolo, dipendono da noi.

Concretamente cosa fare?

Cominciare dalla base. La base per costruire competenze tecnologiche, implementare (o revisionare) processi guidati da strumenti tecnologici nuovi è la capacità di analizzare serenamente i pro ed i contra di una soluzione informatica, di un nuovo processo operativo o del mix delle due cose. Dobbiamo essere in grado di applicare le metodologie della analisi  SWOT alla nostra organizzazione ed alle tecnologie che ci vengono proposte dal mercato. In poche parole: dobbiamo saper riconoscere cosa è innovazione, saperlo fare non in senso lato, ma nel concreto della nostra organizzazione.

Per dare, in particolare ai Commercialisti, questo genere di competenze abbiamo organizzato per il 20 ottobre 2016 a Bologna un workshop accreditato (assicurerà 4 punti per la formazione obbligatoria sulle materie di organizzazione studio). L’obiettivo è ambizioso, ma il livello degli speaker è garanzia di successo. Tra gli altri, parteciperà l’Ing.Domenico Squillace, presidente di UNINFO, ente di normazione e costola dell’UNI per le materie informatiche che ha in programma di lanciare un progetto sulla standardizzazione e la normalizzazione delle competenze informatiche delle professioni ordinistiche. A mio modesto giudizio, un passo fondamentale verso l’innovazione (vera!) della professione.

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